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Bologna: comunali a giugno, un’altra illusione?

Pubblicato da admin in febbraio - 8 - 2010 ADD COMMENTS

elezioni_schedaOra è davvero ufficiale: Bologna non voterà a marzo. Maroni, dunque, tarpa definitivamente le ali ad una città che, dopo un anno economicamente e politicamente difficile, aveva una gran voglia di “ripartire”.
Le dichiarazioni del Ministro dell’Interno irritano, peraltro, il segretario del PD Pierluigi Bersani e lo stesso Flavio Delbono, dapprima proprio dal Viminale costretto a lasciare frettolosamente per consentire alla città di recarsi alle urne a marzo, e poi incolpato del fallito election day.
Non è così peregrino pensare che, col senno di poi, il “buon Flavio” sarebbe rimasto in sella. D’altronde, in queste ore pare avere pensato e ripensato alla possibilità di revocare le sue dimissioni, salvo poi resistere alla tentazione.Ora tocca al Parlamento giocare la sua carta. In tal senso, il deputato del PD Vassallo ha elaborato un emendamento al decreto sugli enti locali, che consentirebbe di utilizzare una data tra il 15 aprile e il 15 giugno per andare alle urne. Sul punto conviene Fabio Garagnani, coordinatore cittadino del PDL, ma nel centrodestra sembrano ad un tratto aver riscoperto quell’ossequio per la legalità, dimenticato quando si trattava di derogare alla Costituzione approvando leggi in materia di Giustizia: “La legge parla di una sola finestra elettorale e le leggi vanno rispettate”, ruggisce Berselli. Mentre Giuliano Cazzola arriva addirittura a sdrammatizzare l’ipotesi di un lungo commissariamento.

Insomma, la scena politica bolognese somiglia sempre di più all’incendio del Reichstag ordinato da Hitler per accusare dell’accaduto i comunisti: sia il PD sia il PDL hanno fatto il possibile al fine di far dimettere Delbono, esprimendo all’opinione pubblica la volontà di recarsi immediatamente al voto. Of course. Peccato però che entrambi i partiti si siano poi adoperati per sabotare l’election day, incolpandosi reciprocamente per l’onta del commissariamento.

La verità, come spesso accade, si nasconde sotto le righe. Guarda caso nel centrodestra a frenare sin’ora sono stati proprio Berselli e Raisi, i quali contano sui prossimi mesi per vincere quella battaglia interna, che consentirebbe loro di ottenere la candidatura a sindaco di Bologna. In un momento, peraltro, mai così vantaggioso. Dall’altra parte il PD ha bisogno di tempo per riorganizzarsi ed evitare una candidatura troppo “forte”, che l’eventualità di elezioni anticipate in un contesto così disastrato giocoforza imporrebbe. Infatti, cominciano a moltiplicarsi gli appelli all’ex Presidente del Consiglio, affinché si candidi. Egli, però, potente e “sopportato” dall’establishment democratico bolognese, declina e ringrazia. D’altronde sarebbe curioso vedere Prodi scendere in campo nella città reduce dal fallimento del suo “pupillo” Delbono. Ovvero dal “cattolico adulto” al “cattolico adultero”, andata e ritorno.

 

Antonio Del Prete

Me ne frego di essere chiamata “la Cassandra”

Pubblicato da admin in febbraio - 8 - 2010 ADD COMMENTS

clip_image0011Gli intellettuali, i politici, i lettori per lo più mi considerano una «pazza», invasata, xenofoba, razzista: hanno detto che istigo all’odio, che sono una sporca fascista, una guerrafondaia, identica a Oriana Fallaci. Per me è un onore essere considerata simile alla Fallaci, una giornalista e scrittrice di notevole cultura e opinionista impareggiabile.
Cassandra è una figura della mitologia greca. È ricordata anche da Omero come una delle figlie del re di Troia Priamo e di Ecuba. Avuto da Apollo il dono della preveggenza, prevedeva terribili sventure ed era pertanto invisa a molti. Ancora oggi il suo nome è associato a persone che preconizzano eventi nefasti.
«Cassandra» che parlava con passione, con rabbia e con molta ragione, e che pur sapendo di parlare al vento, lo faceva con tutta se stessa. Lo faceva in modo diretto, chiaro, coraggioso e infatti nessuno, o quasi, l’ha seguita. Vi sono diverse versioni sull’origine del dono profetico di Cassandra. Secondo una prima versione, fu portata appena nata, insieme al fratello gemello Eleno nel tempio di Apollo e lì trascorsero la notte. Al mattino furono ritrovati coperti di serpenti che lambendo loro le orecchie, li avevano resi profeti. Secondo un’altra versione, la più famosa, Apollo, per guadagnare il suo amore, le donò la dote profetica ma, una volta ricevuto il suo dono, Cassandra rifiutò di concedersi a lui: adirato, il dio le sputò sulle labbra e con questo gesto la condannò a restare sempre inascoltata.” 

Da anni scrivo nei miei articoli del pericolo dell’invasione di extracomunitari, della debolezza dei governi che si succedono, della magistratura che assolve i colpevoli e condanna gli innocenti, la mafia regna sovrana e spadroneggia perché sa di essere più forte del governo, i clandestini aumentano ogni giorno di più e non sono rimandati al loro paese, la nostra cultura sta scomparendo, come la religione cristiana cede il posto all’Islam, la gioventù è moralmente bacata per droga e alcool, uccidere non è più un reato, difatti l’assassino dopo pochi giorni di carcere è già fuori pronto ad uccidere. Potrei continuare per ore ha scrivere cosa non va bene in Italia e la fine che faremo, ma mi fermo qui, credo che basti.
Ripeto a iosa che se non si prendono provvedimenti drastici la nostra Patria scomparirà, il terrorismo e la mancanza di condanne severe e rimpatrio degli extracomunitari porterà solo ancora più miseria e disoccupazione per gli italiani. Non siamo più una nazione rispettata ed invidiata come un tempo lontano, ora si deve chinare il capo e sottostare al più forte e non siamo certo noi.
Sì, sarò chiamata la Cassandra, non sarò creduta, passerò per una povera donna non più giovane e pessimista, che vede solo il male, ma i risultati si vedono, ci sono, non basta illudersi che tutto vada bene perché non è la realtà.
Abbiate il coraggio di ammetterlo, non chiudete gli occhi per viltà, stiamo cadendo in un baratro senza fine.

ERCOLINA MILANESI - LA CASSANDRA DEL DUEMILA.

Tarallucci & Vino

Pubblicato da admin in febbraio - 8 - 2010 ADD COMMENTS

foibe1Tratto da Thule-blog Mea culpa Veltroni: l’odio dell’ideologia comunista portò alle foibe
Quello che portò alla tragedia delle foibe fu «un odio alimentato dall’ideologia, in questo caso soprattutto dall’ideologia comunista»: è il giudizio netto di Walter Veltroni affidato alla prefazione del libro di Jan Bernas «Ci chiamavano fascisti. Eravamo italiani» (Mursia) che raccoglie drammatiche testimonianze di quei fatti. «La verità - continua Veltroni, che già in passato aveva sottolineato colpe e silenzi della sinistra italiana sulla tragedia delle foibe - è che nessuna costruzione ideologica, di nessun tipo e di nessun colore, può giustificare la violenza, la privazione della libertà la persecuzione e l’uccisione di migliaia di persone. E non c’è niente, né un se, né un ma, che possa far dimenticare il modo orribile in cui questo avvenne». Il libro, scritto da un giornalista italiano di origine polacca, è dedicato alle «storie degli esuli e dei rimasti», a quelle migliaia istriani, fiumani e dalmati scacciati dalle loro case e dai loro paesi. Almeno 350mila: «Un popolo abbandonato da un’Italia matrigna, che dopo oltre sessant’anni ancora fa fatica a riconoscere dignità e onore a migliaia di suoi figli, sacrificati per lavare gli orrori di una guerra sciagurata». Alla fine della Seconda guerra mondiale, infatti, migliaia di italiani di Istria, Fiume e Dalmazia si trovano senza alcuna difesa di fronte all’odio etnico-nazionalista del regime di Tito.Ed ora, dopo il mea culpa di Veltroni, cos’altro si può chiedere? Tutti allineati e coperti: delle tre ideologie del XX secolo, due sono state fatte fuori. Comunismo e Nazionalsocialismo, kaputt. Resta in piedi - seppur traballante - il fascismo con i suoi se ed i suoi talvolta ridicoli distinguo: sicuramente anticomunista e neofascisticamente anche antinazista. Questa è la tendenza.

Il XXI secolo. Il secolo senza ideologie. Il secolo vuoto. Il secolo del buonismo alla Veltroni. Dei mea culpa. Della pacificazione nazionale. Dei morti celebrati trasversalmente. Chissà cosa penseranno da lassù quanti sono morti perchè italiani e anche, ma sì, un poco fascisti?

Tiger: difficile da uguagliare

Pubblicato da admin in febbraio - 8 - 2010 ADD COMMENTS

tiger-woodsFino a poco tempo fa, Tiger Woods era un paragone assoluto di virtù. Dopo la rivelazione del suo straordinario appetito sessuale, con relazioni extraconiugali a catena, è finito tra i reprobi. È caduto in disgrazia, sì, ma - credetemi - solo ufficialmente. Ufficiosamente invece, questo campione di gagliardia virile e di appetiti sessuali gargantueschi continua a suscitare desideri femminili ed, ora, soprattutto, feroci invidie maschili. Una delle amanti di Tiger, Cori Rist, ospite lautamente pagata di uno dei tanti “talk show” che sollazzano gli italiani ha emesso sul campione delle buche questo verdetto di condanna: «Un malato? Direi di no. È un porco».È inutile nasconderselo: molti si sentirebbero innalzati al settimo cielo ricevendo, anche se è un colpo sotto la cintura, un tal verdetto. Un “porco”, un porco naturale, un porco tosto allevato a ghiande, nel contesto di tanti “porci-celebrità” ballonzolanti, puntellati da viagra e cocaina, gode di un’assoluta superiorità animale. E Tiger che faceva scuola quando era il re solo delle buche dei campi di golf, oggi, che ha dimostrato di che natura fosse il tigre che aveva nel motore, è tornato a fare scuola dando nascita ad un dilagante fenomeno: come reazione al disagio e all’imbarazzo ch’egli provoca in tanti, sono sempre più numerosi i maschi che si accalcano davanti ai microfoni desiderosi di vantare le proprie capacità amatorie. Diciamolo: è patetico e grottesco questo spettacolo di uomini famosi che si sentono obbligati a propagandare i propri exploit a letto. In realtà, i veri incursori del sesso, le vere tigri - vedi Tiger - colpiscono in silenzio, e mai si farebbero “testimonial - come si dice in Italia - di se stessi.

È una sorta di gara d’asta - anzi d’aste - con forti rialzi, fatta di millanterie non verificabili. Tra questi aspiranti “New Tiger” vi è il designer Philippe Starck: “Un giorno senza sesso è un giorno buttato”, ha detto con “nonchalance” ai giornalisti. E non pago: “Non riesco a pensare, a creare, a stare in contatto con mia moglie e con il mondo senza aver fatto sesso al mattino.” La moglie Jasmine ha confermato: “Facciamo anche la pipì assieme.” È probabile che Stacks, sulla sessantina, faccia se non altro, a causa della prostata, molto spesso la pipì, obbligando anche la moglie, più giovane, a seguirlo, nelle ore dell’orina.

Decisa a non ripetere la solita solfa del marito mandrillo, Victoria Beckham ha invece voluto esaltare, pubblicamente, le eccezionali misure virili del marito David, il celebre calciatore (molto più dotato evidentemente del David scolpito da Michelangelo). Allora, le solite “Iene”, in cerca della verità nuda e cruda, grande o piccola che fosse, hanno inviato una collaboratrice a tastare le parti intime di David Becham. La “iena” si è fatta largo tra i giornalisti e i fotografi che assediavano il campione rossonero, e infilandogli alla sprovvista una mano nei calzoncini, gli ha tastato le parti intime. Subito dopo il palpeggio, la “iena” ha rivolto una smorfia di delusione alle telecamere, a beneficio delle tante “iene ridens” che sedute in casa davanti alla TV si sollazzano a questi spettacoli. Stando alla smorfia di delusione della tastatrice, i fatti assodati non confermerebbero la leggenda. Encomiabile, comunque il tentativo di Victoria Beckham, in nome dei superiori valori familiari del c… invalsi nella nostra epoca, di difendere il suo David dalla minaccia del crudele paragone con l’insuperabile Tiger.

Claudio Antonelli (Montréal)

Presentata la proposta di legge “Tempo di essere madri”

Pubblicato da admin in febbraio - 8 - 2010 ADD COMMENTS

foto1L’INIZIATIVA HA RISCOSSO UN NOTEVOLE SUCCESSO. INTERVENTO DI PASQUALE SENATORE CHE SI E’ IMPEGNATO A FARSI PORTATORE DI QUESTA PROPOSTA IN CONSIGLIO REGIONALE.
Presso la Provincia di Crotone, in una “Sala Azzurra” piena in ogni ordine di posto, si è svolto, nella mattinata di Domenica 7 Febbraio 2010, il convegno organizzato da CasaPound Crotone (www.casapounditalia.org) in collaborazione con l’Associazione “Terra di Mezzo” Crotone (www.terradimezzocrotone.org), per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare denominata “Tempo di essere madri” (www.tempodiesseremadri.org).
Moderati dal Responsabile Provinciale di CasaPound Crotone, Angelo Putortì, sono intervenuti Maria Bruno, Resposanbile delle Politiche Femminili dell’Associazione “Terra di Mezzo”, Fulvia Tornatore, Responsabile Provinciale del comitato promotore del progetto, Cinzia Cugnetto, Responsabile Regionale del comitato “Tempo di essere madri”, e Salvatore Foti, Capogruppo del PDL al Consiglio Comunale di Crotone. Assente, per un impegno sopraggiunto all’ultimo istante, Maria Bambina Crognale, ideatrice e Responsabile Nazionale di questa proposta di legge.
“Il comitato “Tempo di essere madri” - dichiara Fulvia Tornatore - nasce per garantire, a tutte le donne che vogliono vivere la maternità come una scelta libera e non come una “zavorra”, la possibilità di non dover rinunciare ad un’esistenza dignitosa e serena, la possibilità di lavorare al meglio e in base alle proprie capacità, la possibilità di vivere e crescere i propri figli. Il progetto prevede la riduzione, per le donne con figli di età compresa tra 0 e 6 anni, del consueto orario lavorativo da 8 ore a 6 ore al giorno. La retribuzione resterà invariata: l’85% sarà garantito dal datore di lavoro, il restante 15% sarà a carico dello Stato. A decorrere dal sesto anno di vita del bambino la mamma potrà scegliere di continuare a lavorare 6 ore a giorno, rinunciando però al contributo statale del 15%. Resta salva la possibilità per una donna di tornare al full-time qualora lo desiderasse. Il beneficio può essere esteso anche al padre, ma non può riguardare ambedue i genitori. Quanto disposto dalla presente legge non si applica alle società con un numero di dipendenti inferiore a 15. Per queste l’adesione di tali benefici si applicano solo in caso di accordo tra dipendente e parte datoriale, la quale beneficia, in caso di adesione, di uno sgravio contributivo del 50% sui contratti a tempo indeterminato e determinato.”.
“Nell’ambito del progetto - continua Cinzia Cugnetto - si pone l’accento sulla necessità di trovare una regolamentazione adeguata a tutta la sfera esistenziale della donna. I problemi, oltre a quelli già presentati, si estendono in termini professionali al ramo della contrattazione di lavoro, particolarmente nei contratti “a progetto”. La maternità nel contratto a progetto, ad esempio, è sprovvista di garanzie: non è prevista responsabilità del datore di lavoro e corresponsione di stipendio, ma solo un minimo ed irrisorio rimborso INPS per 5 mesi. Inoltre non viene garantito il diritto all’allattamento, per la malattia del figlio e gli assegni familiari per figli a carico. Si ipotizza, a riguardo, quindi, un sindacato ad hoc, che abbia una sezione specializzata per fronteggiare questa tipologia di problemi, e che possa portare avanti le istanze e necessità di questa categoria di lavoratrici.”.
“La mia presenza qui, oggi, - dichiara Maria Bruno - vuole sottolineare l’appoggio pieno ed incondizionato da parte della Comunità Terra di Mezzo di Crotone, di cui io sono il rappresentante per le politiche femminili, alla proposta di legge per la tutela delle madri lavoratrici. Già in passato la nostra associazione si è resa promotrice di numerose iniziative a favore e a sostegno delle donne, e quindi, quando CasaPound a livello nazionale, ha inteso lanciare questa interessantissima proposta, la nostra associazione ha fin da subito cercato i riferimenti necessari per sostenerla e promuoverla sul nostro territorio. Al centro di tale proposta ci sono, ovviamente, la donna, con la sua enorme potenzialità umana e sociale, e il bambino, che merita di avere amore e di essere seguito e cresciuto dalla famiglia, ponendo quindi l’attenzione sulle problematiche lavorative legate alla maternità e alle ingiustizie nell’ambito del lavoro. Annunciamo fin da subito che l’Associazione Terra di Mezzo, appoggerà qualsiasi tipo di iniziativa, dai semplici banchetti informativi alle mobilitazioni vere e proprie, che Casapound intenderà promuovere, a livello locale e a livello nazionale, in seno a questa proposta, e comunichiamo che i moduli per la petizione saranno disponibili anche presso la nostra sede, in Via Teano.”.
L’intervento conclusivo di Salvatore Foti si è incentrato soprattutto sul valore dell’infanzia e sul fatto che, a parer suo, questa proposta potrebbe essere integrata con alcune istanze tra cui quella che dovrebbe prevedere la dotazione,per le grosse aziende di asili per bambini a supporto delle mamme dipendenti.
“Sono lieto di aver partecipato a questa iniziativa, - ha continuato lo stesso Foti - e sono sempre più convinto che realtà cosi attive e intraprendenti come CasaPound e Terra di Mezzo dovrebbero essere coinvolte quanto più possibile dal PDL e dovrebbero partecipare attivamente alla vita all’interno del nostro partito.”.
Nel dibattito successivo ha preso la parola il Consigliere Regionale Pasquale Senatore, già Sindaco di Crotone, che, sollecitato da Angelo Putortì, ha preso l’impegno di farsi portatore di questa proposta di legge presso il Consiglio Regionale della Calabria qualora fosse riconfermato nel suo attuale ruolo.
“Il futuro del nostro territorio - ha dichiarato Senatore - sono proprio i giovani come quelli che hanno organizzato questa lodevolissima iniziativa. Una proposta, questa, che non può essere considerata come una battaglia della destra, ma che deve essere totalmente trasversale.”.
Sono infine intervenuti, complimentandosi per l’iniziativa e con le associazioni promotrici, Giuseppe Ferraggina, Presidente della Consulta Comunale dei Giovani, Giuseppe Putortì, Segretario Provinciale dell’UGL di Crotone, Antonio Leto, già Assessore Comunale e attuale Dirigente alla Provincia di Crotone, Mimmo Gianturco, Coordinatore Regionale di CasaPound Calabria, e Marzia Sorrentino, Presidente del Circolo di Azione Giovani - Giovani Italia “Terra di Mezzo” di Crotone.
CASAPOUND ITALIA - Crotone
(casapoundcrotone@live.it)

Un ideale raro

Pubblicato da admin in febbraio - 8 - 2010 ADD COMMENTS

tv_spazzatura2Che Italia è quella che passa le serate alla tv, guardando Massimo Ciancimino, Morgan, o il deputato Luca Barbareschi?Un paese che ormai innalza a suoi eroi i falsi, i truffaldini, i”peggiori”.Forse riprenderanno Morgan a Sanremo, gli chiederanno scusa e lo faranno anche vincere, pur di non sentirsi “in colpa”.Il popolo italiano si sente sempre buono e generoso, riesce sempre ad essere tollerante con i “colpevoli”.Mai che riesca ad esserlo con le persone perbene, con quelli seri ed onesti, con chi ha un volto solo ed una sola parola, un credo ed una fede.Penso che Marrazzo tornerà di nuovo in pista, magari lo faranno presidente della Rai, è un uomo serio si è dimesso!Questa è l’Italia laica di Fini e di Casini, quella che bestemmia spesso e che impara a dire “stronzo” agli studenti.Ormai anche i nostri cani hanno capito che, dietro ogni ricco o potente in Italia, c’è un imbroglio, una truffa, una sòla pregressa.Non si spiegherebbe come certe nullità, certi zero assoluti facciano soldi o diventino importanti; spesso si scopre che sono solo “burattini” al servizio di una lobbie, di una cosca.Basta vedere come vengono poi trattati questi “leaders” dalle loro ex mogli o ex fidanzate, scaricati, umiliati, sputtanati.Sembra proprio che la montagna di monnezza che invadeva le strade di Napoli, il popolo italico se la sia ripresa per colarsela addosso, quasi godendo.Forse perchè in questa società tutta finta, taroccata “rifatta” almeno la monnezza ha un odore, almeno puzza.Per riscoprire delle passioni vere, genuine, per ritrovare un ideale raro, come una lucertola a Milano, il popolo cerca i discorsi di Benito su ipode, sui telefonini.Almeno lui non rubava e le sue tante amichette, non diventavano ministre. LUIGI CARDARELLI

Stefano Tersigni si candida a sindaco di Tivoli

Pubblicato da admin in febbraio - 8 - 2010 ADD COMMENTS

simbolo-verde1Comunichiamo che Stefano Tersigni, esponente della Fiamma Tricolore, si candida a sindaco di Tivoli per la lista “Destra Sociale Fiamma Tricolore”. Il programma punta sul rilancio delle politiche sociali e riguarda diversi ambiti.
No alla privatizzazione delle acque albule, aree parcheggio gratuite, costruzione di un polo universitario, tagli ai costi della politica ed edificazione di strutture turistiche con consequenziale aumento dei posti di lavoro: questi i punti principali del programma, che verrà integrato con il contributo attivo della cittadinanza che esporrà le proprie priorità.

Ma come parla Bersani? Dalle metafore “al prosciutto” alla difesa di Morgan

Pubblicato da admin in febbraio - 8 - 2010 ADD COMMENTS

Tratto da Panorama:

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani (Ansa)

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani (Ansa)

Una volta era quello che “tre prosciutti non ci vengono fuori da un maiale”, per spiegare la finanziaria. Pierluigi Bersani, ex compagno delle campagne piacentine e superministro allo Sviluppo economico durante il Prodi bis - passato alla storia come ministro delle lenzuolate, ossia tra i più liberisti che abbia avuto il centrosinistra - non è estraneo alle metafore agricole.

Anzi, ci ha conquistato i Democrats, con quel suo linguaggio sano e colmo di riferimenti al mondo contadino, semplice e facile da intendere (tipo: “Voglio un partito che funzioni come una bocciofila“).

Ora che è segretario ha abbandonato le noci e i prosciutti, per un linguaggio più moderno. Ma le sue uscite non sono sempre felici: giovedì 4, a caldo, ha difeso Morgan,  escluso da Sanremo per la vicenda del crack, ma nessun politico lo segue. Anzi la sua uscita ha alimentato una campagna antiproibizionista, da destra.

Il problema, però, almeno secondo Raffaele Simone, studioso di linguistica e filosofia del linguaggio intervistato dal Fatto quotidiano, è un altro. E riguarda il modo di esprimersi di Bersani: disastroso. Il  giudizio di Simone (uno dei maggiori studiosi europei di linguistica e filosofia del linguaggio) è spietato: “Tralascio le doti politiche. Ma quest’uomo ha un eloquio scoraggiante, primo perché ha una pronuncia molto locale, che può mettere a disagio chi non è delle sue parti. Poi, ha un’oratoria ellittica, fondata su impressioni idiomatiche”.

Un’accusa al suo accento emiliano? Non solo. “È anche piuttosto destrutturato. La sua capacità di aggregare pensieri e proposte è molto scarsa. Inoltre, l’abilità di dare didascalie efficaci agli eventi in corso, soprattutto in funzione di opposizione, mi pare bassissima. Questa capacità invece era molto forte in Franceschini, che come titolista era piuttosto bravo. Al più alto livello ce l’ha Di Pietro: è questo uno dei motivi del suo successo, l’abilità di condensare il succo e il tenore di ciò che sta accadendo“, prosegue il professore.

Dei proverbi bersaniani, comunque, le cronache sono piene: Ma tu vuoi un tortello a misura di bocca“, fu il suo commento a un avversario politico parlando di conti pubblici. O, come ricorda ancora il quotidiano di Travaglio e Padellaro, quella volta a Ballarò, quando si lanciò in questo splendido aforisma (che divenne presto un cult tra i democrats): “Penso che il consenso sia come una mela attaccata al ramo, che viene giù quando c’è un cestino nuovo che la prende su“.

Insomma, un linguaggio “fatto di uova e galline, carri e buoi, tortelli a misura di bocca, frumento, mele e noci da rompere. Convinto che così il messaggio arrivi prima”, ha provato a spiegare Giorgio Meletti sul Corriere della sera lo scorso anno, quando era in auge il “bersanismo” tra i Democrats (che poi lo hanno incoronato segretario alle primarie dello scorso ottobre).

Allora, seguendo l’analisi del Fatto, che per bersagliare il segretario del maggior partito del centrosinistra ha scelto la voce di un esperto, anche stavolta il Pd ha sbagliato leader?
Eppure, alle regionali di fine marzo Bersani ha promesso che in caso di sconfitta non si dimetterà, come invece ha fatto Walter Veltorni dopo la batosta dello scorso anno , quando la Sardegna, feudo di Renato Soru, fu espugnata dal centrodestra, che incoronò Ugo Cappellacci.

La persona sbagliata per il posto che ricopre? “Per la verità, il punto è anche: esiste una persona giusta da mettere in quel posto? Temo di no”, la risposta di Simone: netta e implacabile.
Che poi serva al Fatto Quotidiano (giornale che sotto sotto tifa per l’accoppiata Di Pietro - De Magistris) per anticipare l’inesorabile declino del Pd o dare l’ennesima spallata al centrosinistra, è un’altra questione…

Inchiostro velenoso

Pubblicato da admin in febbraio - 6 - 2010 ADD COMMENTS

zenitE’ la cronaca attuale a dimostrarci come l’odio inglese nei confronti dell’Italia venga proferito a mezzo stampa. Di recente, le campagne mediatiche contro Berlusconi ed il suo governo sono spesso partite da Londra e Washington e, laddove partite da altrove, a Londra e Washington hanno trovato il loro acutizzarsi, utilizzate come pretesti - al più delle volte, di volgare tono - per attaccare l’uomo e, di riflesso, la sua linea politica. Le potenze occidentali sono al corrente del ruolo strategico che può svolgere l’Italia in chiave geopolitica, dato il suo storico prestigio e la sua posizione geografica, ed hanno un particolare interesse affinchè la nostra sovranità resti sempre subordinata alle imposizioni anglo-americane. E’ stato già ampiamente dimostrato come le nostre velleità di autonomia nazionale siano state oggetto di preoccupazione oltreoceano. E’ d’uopo ricordare in tal senso le dichiarazioni di uomini del Dipartimento di Stato americano (riportate nel nostro numero di settembre) nelle quali gli stessi esprimevano perplessità e stizza circa la partecipazione italiana alla costruzione del gasdotto russo South Stream. Davvero velenose le accuse rivolte al presidente del consiglio italiano da parte della stampa inglese. Qualche rapido esempio dei mesi scorsi? L’Observer si auspicava venisse fatta ai danni del Cavaliere una “iniezione di bromuro” finalizzata a farlo fuori; il Sunday Times titolava invece elegantemente “Nonno Silvio è impotente!”; “Buffone”, così veniva apostrofato sul The Guardian; il The Economist lo definiva “inadatto a governare”, suffragando questa tesi indicandolo come un mafioso; l’Indipendent ne aveva anche per gli Italiani, sostenendo che un “paese pornografico” ha il premier che si merita (chiaro riferimento al gossip legato a Palazzo Grazioli). Una vera e propria crociata condotta col diabolico mezzo della diffamazione. Non a caso da più fonti si è negli ultimi tempi tentato un accostamento tra la figura di Berlusconi e quella del leader socialista Craxi, di cui ricorrevano il mese scorso i dieci anni dalla scomparsa. I due, oltre ad esser stati legati da un rapporto di amicizia e di stima, condividono probabilmente l’onere di esser stati i due Presidenti del Consiglio più impegnati a doversi difendere da innumerevoli e pesanti accuse provenienti da diversi settori: magistratura, giornalismo, finanza. Soltanto oggi inizia, seppur timidamente, a farsi largo in alcuni ambiti mediatici la teoria secondo cui nei confronti di Craxi fu ordito un vero e proprio complotto di matrice anglo-americana. A Craxi non furono perdonate le coraggiose scelte in politica estera: la schietta solidarietà verso il popolo palestinese, l’amicizia sincera e concreta con Arafat ed i rapporti distesi con altri leader arabi invisi in occidente, la vicenda di Sigonella sono verosimilmente i tre pilastri dai quali maturò il livore di determinate ed influenti lobby. Servitasi di strumenti italiani: la magistratura che avviò Mani Pulite, il giornalismo - soprattutto quello legato all’Alta Finanza (Corriere della Sera e Repubblica) - che istigò una campagna diffamatoria; la longa manus d’oltreconfine riuscì nel subdolo intento di destituire Craxi e tutta una classe politica evidentemente scomoda. Dopo il repulisti seguito a quella stagione di giustizialismo dilagante, l’intervento ed il successo politico di Berlusconi suscitarono insofferenza poiché furono interpretati come un riuscito passaggio di testimone del leader socialista ad un suo fidato erede. Un rigurgito nazionale, avverso a privatizzazioni selvagge e perdita di sovranità. Ecco spiegata, in estrema sintesi, l’attuale avversione della stampa occidentale (anche di quella compatriota, ammaliata dal cosiddetto “modello americano” o soltanto connivente con gli interessi finanziari di matrice capitalista) verso l’Italia: a causarla è il timore di un’Italia di nuovo sovrana, spina nel fianco dell’imperialismo liberista di Washington e Londra. Talmente è profondo ed atavico il rancore antiberlusconiano di buona parte degli italiani, che ogni serena valutazione dei fatti attenenti esclusivamente all’operato politico sembra ormai perdere d’importanza rispetto alle vicende personali che coinvolgono Berlusconi: ai processi che lo vedono come imputato, alle sue vere o presunte avventure sessuali, al conflitto d’interessi etc. E’ così che i mezzi di comunicazione di massa hanno saputo adempiere perfettamente al loro ruolo propagandistico, riuscendo ad influenzare la coscienza dei cittadini e così creando i presupposti sociali per un vero e proprio golpe antiberlusconiano. In questa prospettiva è da interpretare l’avvento anche in Italia della moda tutta mondialista di “colorare le rivoluzioni”: il viola del “No-B day”. Ciò ricalca, anche se momentaneamente solo in piccola parte, quanto avvenne negli anni ‘90, quando le campagne mediatiche contro i politici furono i mandanti morali di quel linciaggio da frustrati di cui si resero protagoniste orde di urlatori sotto l’Hotel Raphael a Roma in attesa che uscisse Craxi; poche ore prima condannato per Mani Pulite. Per meglio comprendere gli eventi del presente è sovente necessario far ricorso ad un tuffo nel passato, al fine di rinfrescar la memoria circa i rapporti di forza e le sfere d’influenza geopolitiche che si cristallizzano nella storia. Le preoccupazioni della perfida Albione e del suo sodale Zio Sam hanno spesso invaso i nostri confini nazionali, fin dai tempi precedenti all’unità d’Italia. Limitando il nostro interesse agli avvenimenti del secolo scorso, possiamo certamente rammentare l’ostracismo britannico verso ogni sussulto di sovranità nazionale italiano. Inutile dilungarci sulle campagne d’odio che scorrevano sui fiumi d’inchiostro, tanto a Londra e ad altri centri dell’Alta Finanza in Europa quanto a Washington e New York, ed indirizzate verso il Fascismo, a ragion veduta considerato una minaccia ai piani mondialisti. Ma è possibile recuperare fulgidi esempi di campagne mediatiche condite d’odio britannico ed americano verso l’Italia anche andando ancor più a ritroso nel tempo. Partiamo da un elemento di essenziale peso: il Mar Mediterraneo. Quello che per noi è un mare verso cui siamo naturalmente protesi data la nostra caratteristica geografica, è sempre stato per la Gran Bretagna un importante canale sul quale estendere i suoi tentacoli imperialistici che ovunque nel pianeta si sono mossi, causando guerre e schiavismo. Il fatto che l’Italia potesse dunque ampliare la sua sfera di interesse sulle coste mediterranee anche per mezzo di colonie è stato, giocoforza, un motivo di preoccupazione da parte britannica. Albione partecipò con coinvolto sentimento alla disputa italo-turca per accaparrarsi le terre libiche negli anni 1911-12. L’Italia era una seria minaccia ai suoi propositi sul Mediterraneo, la Turchia era da pochi anni divenuto uno stato laico, governato da quei Giovani Turchi che, appartenendo a logge massoniche, godevano senz’altro di simpatia ed amicizia a Londra. Dunque spalleggiati, come al solito, dai loro colleghi statunitensi, i giornalisti inglesi si prodigarono in una vera e propria campagna denigratoria e mistificatrice ai danni dell’esercito italiano impegnato al fronte nordafricano. In quegli anni destarono sconcerto e condanna unanime i racconti, accompagnati da rudimentali contraffazioni fotografiche, delle atrocità compiute dai soldati italiani ai danni degli Arabi. Campagna mediatica anti-italiana condotta dagli Inglesi in nome della “politica della pace” e dei “sacrosanti principi del diritto internazionale”. Ebbene, non possono che sonar stonate queste parole impregnate di buoni propositi agli orecchi di chi abbia una conoscenza anche minima dei metodi che contraddistinguono storicamente i messi si Sua Maestà nel portare in terre straniere l’ambasciata britannica (schiavismo, sradicamento, violenze, deportazioni). In pochi allora osarono sollevarsi contro la mistificazione orchestrata dalla Gran Bretagna, dato il pericolo di venir coscritti che tale gesto avrebbe provocato loro. Ne seppe qualcosa lo scrittore inglese cattolico Hilarie Belloc che, colpevole di aver documentato le falsificazioni su cui si fondavano le accuse anti-italiane della stampa, perse il proprio seggio nel parlamento britannico. Conferme, circa una campagna internazionale di stampa contro l’Italia, sono documentate anche nel memoriale dell’allora primo ministro Giolitti e nelle parole del corrispondente di guerra in Libia per il New York Herald, l’inglese Sherwood Spencer. Quest’ultimo elencò in un libro (Democracy or Shylocracy) una serie di false speculazioni giornalistiche su presunti crimini di guerra italiani e svelò gli intrighi di interesse finanziario che li fomentavano. Macchinazioni mediatiche che, allora come oggi, nonostante le spesso grossolane e poco credibili tesi su cui si reggevano, suscitarono costernazione nell’opinione pubblica anche nostrana. L’ampio fronte anti-interventista italiano, sebbene composto da tante persone in buona fede e mosso da motivi anti-bellici più che comprensibili, fu alimentato sino a bruciare un’atmosfera da guerra civile dall’opera menzognera partita da oltremanica. A causa del forte coinvolgimento emotivo del periodo storico movimentato, quasi nessuno si preoccupò di indagare sulla reale attendibilità di certe vicende dal fronte, narrate dalla stampa anglo-sassone e sventolate nelle nostre città come bandiere anti-interventiste. Così come quasi nessuno s’è preoccupato oggi di denunciare i toni ingiuriosi, sprezzanti e volgari della stampa inglese, al fine di attaccare il solo Berlusconi, verso tutto il nostro paese. Da parte nostra, che dire… Assolutamente nessuna apologia verso l’attuale governo, al massimo un lucido ed oggettivo riscontro di quanto di buono perseguito soprattutto in politica estera, in termini di autonomia. Ma un invito ci preme rivolgerlo; un invito alla serenità d’opinione, a diffidare da certi subdoli impianti giornalistici che sanno rivolgersi in modo ficcante alla più persuasiva zona della nostra psiche, facendoci perdere ogni riferimento alla ragione. Possiamo smascherare certe macchinazioni e, dietro la maschera, scoprire i reali interessi che le provocano. Gli strumenti per farlo non ci mancano: basta avere fiuto e mantenere allenata la vivifica elasticità mentale.
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Forza Nuova in VIII municipio a Finocchio

Pubblicato da admin in febbraio - 6 - 2010 ADD COMMENTS

logo_nuovissimo_fn_20073Prosegue la mobilitazione di Forza Nuova contro il degrado in VIII municipio, stavolta a Finocchio
Sabato 6 Febbraio 10-13 Via Mottacamastra, presso il mercato e ore 15-18 Via Casilina, angolo via Bolognetta (di fronte il parco della Pace)
Rabbia, delusione, perdita di fiducia; questi sono i sentimenti della popolazione sempre più depressa ed esausta di Finocchio, quartiere dell’ VIII municipio di Roma.
La mancanza di servizi, il traffico snervante della Casilina, e l’enorme aumento della delinquenza, il più delle volte a causa dei tantissimi immigrati che popolano la zona, ha indotto i cittadini a rivolgersi nuovamente a Forza Nuova. Insieme già erano stati raggiunti grandi risultati come la raccolta firme che impedì il nuovo arrivo di rom nella borgata, lo smantellamento di due discariche con presenza di eternit e il successo dell’iniziativa del Pane al Popolo nel mercato in via di Mottacamastra.
Sabato Forza Nuova sarà di nuovo in strada a Finocchio al fianco dei cittadini della periferia romana.
Roma, 05/02/2010

L’accorato appello di Roberto Saviano

Pubblicato da admin in febbraio - 6 - 2010 ADD COMMENTS

saviano1Sul “The New York Times”, lo scrittore Roberto Saviano ha esaltato il coraggio degli africani, perché questi, a Rosarno, secondo lui, al contrario degli italiani, hanno osato ribellarsi alla Mafia (’Ndrangheta). Saviano ha concluso l’articolo con questa invocazione, degna di una sceneggiata alla Merola: “To those African immigrants I say: don’t go - don’t leave us alone with the mafias.” C’è solo da sperare - aggiungo io - che gli africani non ci impongano il pizzo per la protezione che ci daranno… Protezione di cui l’autore di Gomorra, sotto scorta da anni, non ha comunque bisogno.
La sommossa di Rosarno - la prima sommossa “razziale” in un’Italia ormai terra d’immigrazione alla “spaghetti western” - ha visto gli italiani, in maggioranza, inclusi molti della Lega, solidali con i rivoltosi.
Ma la rivolta è stata contro chi? La cosa è tutt’altro che chiara. Per Saviano e per la maggioranza degli italiani, la rivolta è avvenuta contro quelli della ‘Ndrangheta. Altri, al contrario, sostengono che sia stata invece la ‘Ndrangheta ad architettare l’insurrezione. E per quali ragioni lo avrebbe fatto? Le ragioni possibili sono tante. Forse anche troppe, verrebbe da dire dopo averne udite una mezza dozzina.Un fatto è certo: in questa pretesa rivolta contro la ‘Ndrangheta, i braccianti neri si sono ben guardati dall’attaccare la ‘Ndrangheta. Armati di pietre e mazze hanno invece danneggiato auto, case, negozi, vetrine, insegne, cassonetti, e minacciato e aggredito tutti i bianchi che capitavano a tiro.

Comunque stiano le cose, gli africani di Rosarno ormai incarnano, in questo enorme schermo televisivo che è divenuta l’Italia, gli oppressi in catene; giovani, forti, coraggiosi, e spesso anche belli (particolare su cui molti commentatori, nella terra, si’, di San Francesco, ma anche di Armani, di Valentino e di Dolce e Gabbana, hanno insistito). Il nome Rosarno evoca immagini pregnanti, ruoli manichei con beatificazioni e dannazioni, ipotesi, dicerie, polemiche, accuse: una gran confusione. Ma tutto fa brodo in un’Italia in cui ciò che soprattutto conta è portare avanti il discorso; un discorso che dal bar e dal barbiere si è installato in TV. Ed è un discorso che va fatto a voce molto alta per poter superare le voci degli altri che parlano nello stesso tempo.

Quel che conta è il voler aver ragione. L’accertamento dei fatti conta poco. Ecco perché non interessa a nessuno sapere se vi è stato veramente qualcuno che ha sparato con un fucile ad aria compressa - il fantomatico avvenimento scatenante la rivolta - e a chi abbia sparato, e dove, come, quando… E nessuno si è ancora chiesto se il tam-tam che ha chiamato a raccolta gli insorti non abbia amplificato, deformato e snaturato l’episodio dell’impallinamento da cui tutto è iniziato. Ed infine perché in questa rivolta contro la ‘Ndrangheta nessuno abbia torto un capello a quelli della ‘Ndrangheta.

Queste cose non interessano a nessuno nel Paese dove l’accertamento della verità non ha mai un esito finale, come provano i processi rifatti un numero infinito di volte, con nuove sentenze che ribaltano le precedenti. In Italia, scrissi una volta, vige una nozione del tempo di tipo africano: nulla passa e tutto ritorna. Ma l’aggettivo “africano”, in senso negativo, è improponibile oggi, dopo Rosarno. Forse, invece che “africano”, per far piacere alla maggioranza degli Italiani dovrei dire “calabrese”…

Questa prima sommossa razziale pone la Penisola sullo stesso piano delle nazioni già schiaviste come gli USA. Con gran soddisfazione degli abitanti dello Stivale, devo aggiungere, felici di potersi autodiffamare anche alterando un po’ i fatti. Il fine, dopotutto, giustifica i mezzi.
Claudio Antonelli

Scontento pure Meroi

Pubblicato da admin in febbraio - 5 - 2010 ADD COMMENTS

logo_pdlOrmai la grande corazzata vetero-democristiana fresca di craxismo, il PDL, le guerre e le liti le fa in famiglia, non certo contro i “presunti” avversari politici.Al suo interno, dopo la candidatura provinciale, si è scatenato un putiferio sopratutto sulla composizione della futura giunta, da manuale Cencelli.Mi sembra proprio normale che chiunque si aspetti e voglia di più, dopo aver visto fare il ministro a Bondi, a Fitto, alla Carfagna;anche l’ultima ruota del carro si sente importante, si sente “qualcuno”.Certo meraviglia che Meroi, l’ultimo segretario del msi, appaia come il garante del patto elettorale pdl-udc.Così come meraviglia e molto che all’interno del listino regionale della Polverini, l’unico viterbese sia un signore di 80 anni; almeno così si dice.Meraviglia anche sentire il coordinatore regionale Piso ed il suo vice Pallone, dire due cose completamente opposte.Finirà come nel tardo impero democristiano, quelli del pdl litigando prenderanno ancora più voti.Da tempo penso che facciano un unico grande partito dell’amore, insieme al pd,tanto uguali sono.Visti anche i baci, gli abbracci e le effusioni tra Polverini e Bonino, in quel di Fiumicino.La verità sul serio è che non ci meraviglia proprio più niente, neanche che sia scontento pure Meroi.
LUIGI CARDARELLI

Fiat: bisogna avere il coraggio di dire basta ad elergizioni statali se non vengono salvaguardati posti di lavoro

Pubblicato da admin in febbraio - 5 - 2010 ADD COMMENTS

sergio_marchionneLa Fiat ha rappresentato per decenni il biglietto da visita dell’Italia del progresso del boom economico specialmente negli anni del dopoguerra.
Molto spesso (sempre) aiutata dallo stato nei momenti del bisogno, ha superato numerose crisi. La cosa strana però che al primo scricchiolio dovuto ad andamenti poco favorevoli del mercato la nostra “gloriosa” Casa Automobilistica Italiana taglia
posti di lavoro e presidi industriali.
Caro Luca Cordero di Montezemolo mi sempre un pò ingenerosa e falsa la tua esternazione :
“…da quando noi siamo alla Fiat non ho ricevuto un euro dallo Stato”.
Sulla questione incentivi e sulla chiusura dello stabilimento siciliano di termini Imerese, dopo le sollecitazioni dei ministri dello Sviluppo Economico e del welfare, Scajola e Sacconi è intervenuto anche il presidente del Senato Renato Schifani, secondo cui salvare Termini Imerese è un impegno morale. “Bisogna avere il coraggio di dire basta ad elargizioni statali se non vengono salvaguardati i posti di lavoro e i presidi industriali. Occorre fermare la logica degli incentivi se non è seguita ad una attenta e forte politica delle imprese che esalti e tuteli l’occupazione”. E ancora: “Il patrimonio industriale e produttivo della Fiat di Termini Imerese deve essere salvato. Non dobbiamo e non possiamo disattendere questo impegno morale”, ha aggiunto Schifani che prima di citare le parole del Papa sull’occupazione -”Chi ha molto ricevuto è moralmente tenuto a dare con impegno generoso, soprattutto nei momenti di crisi” - ha definito la chiusura di Termini Imerese “un fatto scellerato”. “Termini Imerese è un polo industriale strategico del Mezzogiorno - ha detto - Il Mezzogiorno non può consentirsi questa grave battuta di arresto.
Non posso che essere in linea con queste considerazioni.Tanto per cambiare una ulteriore mazzata per i lavoratori del sud.
Ma Marchionne e Luca di Montezemolo un pò di vergogna non ce l’hanno?

Il Movimento Politico Area Destra aderisce all’Appello dell’On. Roberto Fiore

Pubblicato da admin in febbraio - 5 - 2010 ADD COMMENTS

adIl Movimento Politico Area Destra aderisce all’Appello dell’On. Roberto Fiore di Forza Nuova che chiama a raccolta “tutte quelle forze che non hanno accettato per dignità e scelta di principio la logica del bipolarismo, perchè creino assieme a noi non solamente un fronte di forze elettorali, ma soprattutto una coesione di militanza e di fede” e convoca una Conferenza Stampa presso l’Hotel Nazionale, Venerdi 12 Febbraio alle ore 12,00, dove si confermerà la partecipazione del Movimento alla Campagna Elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale della Regione Lazio. Area Destra fedele ai principi enunciati nello statuto del movimento si prefigge l’unità dell’Area e la formazione di un unico grande partito di destra, alternativo e di governo. Le strumentali affermazioni di esponenti che si autodefiniscono di “Destra” ma praticamente già militanti della Pdl, sono contestabili e discutibili: oggi sia La Destra di Storace che il Movimento di Daniela Santanchè sono come da dichiarazione del Presidente del Consiglio Berlusconi, componenti della Pdl, ovvero piccole correnti che hanno già di fatto subito dalla candidata Presidente Polverini degli out out a cui prontamente hanno obbedito. E’ ora che si finisca di “vendere i valori di Destra” in cambio di accordi elettorali e personali. Le forze di Destra che si trovano schierate al di fuori di questo sistema praticamente bipolarista, hanno l’obbligo ed il dovere di rispondere all’appello per l’Unità dell’Area e formare un’unica grande coalizione, non solo a livello regionale ma nazionale. Area Destra ha già raccolto adesioni alla “Consulta per l’Unità dell’Area” ed in nome della tradizione e dell’identità delle forze sane di questo paese, chiama alla mobilitazione della nostra area considerata a torto “politicamente scorretta”. www.areadestra.it 

Alessandro Pucci - Andrea Urso

Esecutivo Politico di Area Destra

IMussolini rimossa dalla Apple. Per denaro o per “amore”?

Pubblicato da admin in febbraio - 5 - 2010 ADD COMMENTS

esplode-un-apple-ipod-e-cupertino-risarcisce-a-patto-del-silenzio-sullaccadutoBenito Mussolini sempre al centro delle polemiche, neanche fosse un politico in attività. Stavolta, però, è toccata a lui la censura, quasi per un paradossale contrappasso della storia.
La Apple, infatti, ha cancellato l’applicazione “IMussolini” dai suoi prodotti, dopo che la proposta dei discorsi del Duce aveva scalato tutte le classifiche di vendita, consigliando al suo ideatore di raddoppiarne il prezzo.
E’ stato lo stesso Luigi Marino, tuttavia, “per non sapere né leggere né scrivere”, a rimuovere il software dal mercato dopo la minaccia dell’Istituto Luce: “Procederemo contro chiunque abbia impropriamente fatto uso e commercializzazione di materiale di nostra proprietà. Non abbiamo in alcun modo autorizzato la commercializzazione di tali filmati né al signor Luigi Marino, che risulta essere l’ideatore dell’applicazione, né tanto meno alla Apple”.
Lo sviluppatore si è comunque difeso dalle accuse, sostenendo di aver utilizzato materiale liberamente rinvenibile su internet; anche a questo proposito, però, è giunto l’anatema di Cinecittà”: è “odioso e diseducativo l’uso strumentale, e a fini economici, dei discorsi di Mussolini fuori dal contesto dell’analisi complessiva che caratterizza da sempre la produzione di documentari da parte di Cinecittà Luce”. Parole, queste, che ricordano le invettive della Chiesa “tridentina” contro l’”autodeterminazione” spirituale professata da Lutero, il quale abolì il medium sacerdotale per l’interpretazione delle Sacre Scritture.
Nel frattempo si erano levate proteste anche oltreconfine, come se la pubblicazione nuda e cruda di un fenomeno storico ne rappresentasse, per ciò stesso, l’apologia. Polemiche che non sono bastate a determinare nella Apple l’idea di censurare una buona fonte di guadagno. Evidentemente, nel caso specifico, più che di “storia-fobia” si è trattato di una banale questione di quattrini. 

Antonio Del Prete

E adesso anche Berlusconi tira fuori le leggi Razziali

Pubblicato da admin in febbraio - 4 - 2010 ADD COMMENTS

di Ercolina Milanesi: ”Per me e per l’Italia è un grande onore essere qui, in questa nobile assemblea. Siete il più grande esempio di libertà e democrazia in Medio Oriente, se non l’unico esempio”. Silvio Berlusconi interviene alla Knesset. E’ la prima volta che un premier italiano parla al Parlamento isrealiano. ”Mi sento davvero uno di voi. Mi sono sentito uno di voi nel giorno in cui ho visitato Auschwitz. Un giorno che ha cambiato profondamente la mia vita”, ha sottolineato il presidente del Consiglio.”Voi - ha detto - rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio di democrazia e di libertà nel Medio Oriente, un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell’ideale sionista. Per noi, come hanno detto sia il Papa Giovanni Paolo II che il Rabbino Elio Toaff, il popolo ebraico è un ”fratello maggiore”.”Noi combattiamo insieme a voi ogni possibile rigurgito di antisemitismo in Europa e nel mondo, e insieme a voi ci preoccupiamo di rendere inseparabili la battaglia per l’esistenza e la sicurezza dello Stato d’Israele e quella per la pace”, ha assicurato condannando poi le leggi razziali in Italia: ”Nel 1938 l’Italia si macchiò dell’infamia delle leggi razziali, che contraddissero secoli di civiltà cosmopolita e di rispetto umanistico della persona e della sua dignità”. ”La nostra amicizia per Israele è franca, reciproca, non verbale. I nostri rapporti sono eccellenti”, ha sottolineato allora.Caro Presidente, Lei si sentirà fratello maggiore degli ebrei, io mi sento solo cattolica e come me milioni di italiani. Dunque manteniamo le distanze. Ma che sta succedendo in Italia, in fatto di religione? Chi dice che i musulmani sono nostri fratelli, gli ebrei sono nostri fratelli, i buddhisti sono nostri fratelli, ci mancano gli atei e siamo a posto.

Presidente Berlusconi non creda di avere fatto una bella figura tirando fuori le leggi razziali come fece il suo “amico” Fini….questo è dubitativo perché è notorio il poco feeling che vi accomuna….quando fece il viaggio in Israele e criticò l’Italia di un tempo con il risultato di essere contestato dagli italiani.

Lei, signor Presidente, nel suo discorso alla Knesset ha magnificato il popolo ebraico come un innamorato la sua donna, ha dichiarato di essere pronto a dare tutto ciò che vogliono ad Israele perché vero amico comprensivo di un popolo che ha bisogno di aiuto per vivere in pace.

Insomma è stato, il Suo, non un discorso politico ma un inno all’amore, un canto sublime degno del più grande poeta. Bravo! Gli applausi sono stati ben meritati.

Ma si è mai chiesto perché il popolo ebraico non gode le simpatie degli altri stati, non tutti ovvio? Ebbene un motivo per un vero cattolico esiste: “Dio disse: andrete raminghi per la terra sino alla fine del mondo”

E’ interessante ricordare il personaggio leggendario l’EBREO ERRANTE, il quale, secondo la tradizione, sarebbe stato condannato da Gesù ad errare, eternamente, per il mondo con nella borsa cinque monete che continuamente si rinnovano. Il motivo si ricollega ad antichissime leggende : l’eterna vita fisica data come premio o punizione, leggende derivate da interpretazioni di testi biblici. Ad una eternità di punizione si ricollega la leggenda dell’Ebreo errante, che ebbe svariate elaborazioni letterarie. Numerosi sono, anzitutto, i personaggi evangelici o pseudo-evangelici che furono indicati come protagonisti del mito: il soldato Malco, che percosse Gesù, come risulta già da una cronaca del VII secolo; il calzolaio che cacciò Gesù che si era fermato per riposarsi sulla soglia della sua casa; Cartafilo, che percosse anch’egli Gesù, dicendogli: cammina, affrettati. La cronaca del convento di Ferraria, nell’Italia meridionale, narra che nel 1223 pellegrini, di ritorno dall’Armenia, raccontarono di aver veduto l’ebreo a cui Cristo, essendone stato percosso, aveva predetto che avrebbe dovuto attenderlo in eterno. Il cronista inglese Roger of Wendower ( morto nel 1237)riferisce come un vescovo armeno, vissuto in Inghilterra, gli abbia raccontato dell’episodio di Cartafilo il quale ogni cento anni crede di morire, ma poi riprende forza e continua il suo pellegrinaggio pentito della sua colpa e con la speranza di essere, un giorno, perdonato.

L’Ebreo errante è dunque ricordato come un vegliardo che invoca invano la morte nel suo desiderio di pace, nella disperazione di dovere eternamente sopravvivere a se stesso.

Cosa ne pensa di questa leggenda, Presidente?

E chi uccise Gesù Cristo?

Cogiti, Presidente, cogiti.

ERCOLINA MILANESI

Il ruggito del coniglio

Pubblicato da admin in febbraio - 4 - 2010 ADD COMMENTS

Tratto da Thule-Blog:

Usa: no a richiesta Iran su uranio

Gli Stati Uniti hanno detto di non essere interessati a rinegoziare l’offerta dell’Iran sull’arricchimento all’estero del suo uranio. Qualche ora prima il presidente Ahmadinejad aveva affermato che l’Iran e’ pronto a trasferire all’estero le sue riserve di uranio arricchito in cambio di combustibile nucleare. Poi in serata la replica da Washington.

fonte www.ansa.it

Obama: incontrero’ il Dalai Lama

Il presidente americano intende incontrarsi con il Dalai Lama. Lo ha reso noto il portavoce della Casa Bianca Burton. Durante il suo viaggio in Cina a novembre, Obama aveva informato i leader di Pechino, che aveva intenzione in futuro di incontrare il leader tibetano, visto che poco prima del viaggio, il capo della Casa Bianca vi aveva rinunciato per non creare incidenti diplomatici. Pechino avverte: il colloquio minerebbe le relazioni fra i due Paesi.

fonte www.ansa.it

Usa confermano vendita armi a Taiwan

Gli Stati Uniti hanno confermato oggi la loro vendita di armamenti a Taiwan, perche’ ‘contribuisce alla stabilita”. Una portavoce del Dipartimento di Stato ha dichiarato a Washington che la vendita di armi procede come annunciato ieri. La Cina ha formalmente protestato nei confronti degli Usa chiedendo ufficialmente l’annullamento della vendita, annunciando la sospensione degli scambi militari con gli Usa e minacciando sanzioni contro le aziende americane coinvolte.

fonte www.ansa.it

Non c’è che dire, nell’ultimo mese il nostro “caro” presidentino americano sembra in vena d’attivismo.

Sarà l’imminenza delle elezioni di medio termine, preannunciate come una sonora batosta per il suo partito, o forse la popolarità in caduta libera, che spingono Obama a tirare fuori la carta della politica estera, per sviare un pò l’attenzione dell’americano medio.

Già immaginiamo la bile che starà versando il Segretario di Stato Hillary Clinton, che vede sciupato il suo lavoro diplomatico verso la Cina nel giro di un batter d’occhio.

Sarebbe poi interessante capire chi, tra gli Obama’s boys che lo attorniano, abbia suggerito al Presidente di attaccare frontalmente proprio il dragone asiatico, che tutto sembra essere fuorché spaventato da questo cambio di rotta nei rapporti bilaterali.

Ricordiamo a Capitan America che Pechino stringe un grosso coltello dalla parte del manico.

L’inevitabile ipocrisia dela RAI

Pubblicato da admin in febbraio - 4 - 2010 ADD COMMENTS

raiTratto da ITALIA SOCIALE di Antonio Del Prete. “Sono ancora all’inizio del mio percorso di recupero dalla tossicodipendenza, ma voglio farcela, prima di tutto per mia figlia, poi per la musica che è la parte migliore di me”. Con queste parole Marco Castoldi, in arte Morgan, si confessa dalle frequenze di RTL 102.5, intervenendo nella trasmissione “Radio Gioventù”, condotta da Pierluigi Diaco.

Il cantante, “traumatizzato” dall’esclusione sanremese, tenta, insomma, il tutto per tutto per “riprendersi” quella che doveva essere la sua rinascita musicale. E qualche spiraglio pare esserci, a dispetto del clamore suscitato dal caso e della solerzia con cui la RAI ha sbattuto la porta in faccia all’ex giurato di “X factor”.

Intanto i commenti sulla vicenda continuano a rincorrersi. D’altronde, l’intervista rilasciata alla rivista Max da Morgan coinvolge, per forza di cose dato il contesto, la società, il mondo dello spettacolo e la politica. Se il centrodestra plaude alla decisione della Tv pubblica, Adinolfi, blogger ed esponente del PD, la boccia come ipocrita. Dello stesso avviso Claudia Mori, moglie del “molleggiato” e compagna di avventura di Castoldi nell’ultima edizione del talent show di Raidue: “Non mi piace tutta questa alzata di scudi che dà molto l’idea dell’ipocrisia, e poi non serve fatta in questa maniera. Non c’è dietro un ragionamento”. Don Gelmini, per il quale si tratta comunque di un provvedimento inutile, propone addirittura di sostituire Morgan con un ragazzo della sua comunità di recupero: “Non a cantare ma per dire a tutti che la droga fa male, crea dipendenza ed è morte. E comunque da essa si può uscire”.

Prescindendo da valutazioni filosofiche sull’esistenza della libertà di drogarsi, e senza scomodare la Costituzione in materia di libera manifestazione del pensiero, occorre tuttavia porsi qualche interrogativo. E’ ipocrita escludere da una competizione canora un tossicodipendente (o ex) quando vi partecipano altri tossicodipendenti (o ex) ? Sì, lo è. Poteva la RAI evitare di prendere un simile provvedimento nei confronti di un idolo (e modello) dei giovanissimi a pochi giorni dal festival, compromettendo così la sua immagine ? No, non poteva. Accettare la partecipazione di Morgan nonostante il caos suscitato dalle sue dichiarazioni avrebbe significato, infatti, condividere, avallare o quantomeno legittimare il suo (smentito da lui, ma confermato dal direttore di Max) drug pride.

E allora ? Il punto non è tanto la tossicodipendenza del cantante, ma il messaggio da lui promosso (volutamente o meno), amplificato e sostenuto dalla prospettiva sanremese. Allora, se si cerca il successo esasperando la trasgressività del proprio personaggio, bisognerebbe anche pensare a quanti, spesso giovanissimi, affascinati dal trucco e dalle paillettes, cadono nell’emulazione senza che ad attutirne il tonfo ci siano soldi e fama.

Antonio Del Prete

La Cina è vicina

Pubblicato da admin in febbraio - 3 - 2010 ADD COMMENTS

cina_fondo-mahazine-315x450Tratto da il Fondo Di Fabrizio Fiorini Non appena si comincia a parlare di Cina, molti sono quelli che metterebbero subito la mano alla pistola. Più che molti si dovrebbe dire “tutti”, esclusione fatta ovviamente per i cinesi stessi, o almeno per la gran parte di loro. Lo farebbero senz’altro gli Stati Uniti, che con la Cina giocano una colossale battaglia finanziaria che potrebbe minare alle fondamenta l’equilibrio e il residuale benessere interno della potenza nordamericana, essendo le maggiori riserve monetarie in dollari conservate proprio nei caveaux di Pechino, e necessitando gli stessi Usa di una maggiore spesa cinese di questi smisurati fondi, magari comperando proprio da Washington quelle materie prime di cui la Repubblica popolare è grande acquirente e che gli Stati Uniti non disdegnano di accaparrarsi, armi alla mano, in varie parti del globo; lo farebbero le grandi imprese multinazionali d’Occidente, cui la Cina ha ‘scippato’ un mercato dietro l’altro, in primis nell’Africa sub-sahariana dove, in barba alle “rivoluzioni colorate” degli omologhi a stelle e strisce, il social-imperialismo di Pechino ha rispolverato i metodi del colonialismo ottocentesco andando a operare direttamente nel tessuto sociale e nelle infrastrutture di quei Paesi, garantendosene così la dipendenza economica; seguirebbero i paladini della teorizzazione politico-economica del capitalismo liberale, che accusano la potenza asiatica di non aver ceduto in toto ai canti delle sirene del mercato, e di conservare una marcata componente statalista nella gestione dell’economia[1]; una ‘spolveratina’ al revolver la darebbero inoltre i residuati bellici dell’ortodossia marxista, che rinfacciano a Pechino di aver rinnegato i sacri valori del socialismo internazionalista, di aver messo in naftalina il pensiero di Mao e di aver conservato del socialismo reale solo il nome, la terminologia, l’estetica militare e contadina; come non citare poi i bottegai dell’Occidente, che vedono nella Cina un pericolo per i loro interessi in quanto questa ha saputo calarsi meglio di loro nelle logiche predatorie del mercato, convinti, in puro stile nimby, che il gioco sporco dell’accumulazione capitalista sia loro specifica prerogativa, che reclamano ad alta voce dazi e chiusura delle dogane, che vorrebbero contrapporre, quindi, un grottesco “capitalismo di stato” al pervasivo “socialismo di mercato” di Pechino.Cos’è dunque la Cina? E’ difficile dare una risposta precisa, almeno ragionando internamente alle categorie classiche del pensiero politico e agli abituali schemi della geopolitica contemporanea. La Russia, ad esempio, o è superpotenza o non è: la sua estensione territoriale, la sua centralità eurasiatica, la sua vocazione europea ne fanno giocoforza un elemento che imprescindibilmente deve sedere sullo scranno più alto delle relazioni internazionali; ciò è sempre stato, anche negli anni più bui della dissoluzione elciniana, e sempre sarà. La Cina, invece, pur forte di una notevole estensione superficiale, di una popolazione che supera di gran lunga il miliardo di unità, di forze armate dalla micidiale potenza e dalla ineguagliabile consistenza numerica, è relegata al ruolo di potenza regionale asiatica. Né potenza continentale di terra (chiusa tra un Asia centrale che oscilla tra la naturale propensione verso il proprio naturale bacino geopolitico, la Russia, e le velleità imperialiste di Washington e tra un’altra potenza regionale, l’India) e né talassocrazia (il Pacifico è infatti un mare che gli Stati Uniti - anche tramite i suoi tentacoli nippo-sudcoreani - hanno blindato a ogni ingerenza) si è trovata costretta a espandersi con le stesse armi il cui uso è caro ai suoi concorrenti a stelle e strisce, i mercati. E’ un’economia di mercato, che può tuttavia sopravvivere solo grazie a elementi dirigisti e a istituti economici parasocialisti; è uno Stato che si autotutela chiudendosi a ogni ingerenza esterna, ma che è capace di tessere una rete diplomatica senza precedenti nella storia delle relazioni internazionali: i suoi rappresentanti sono di casa sia a New York che a Pyongyang; è un Paese che non stringe un’alleanza militare in senso stretto dai tempi di Enver Hoxha, ma che sul potere di deterrenza delle sue forze armate fonda la conservazione dell’ordine politico interno e il mantenimento dell’ordine pubblico. I suoi rapporti con l’imperialismo centrale di marca statunitense sono basati su di una stabile ambivalenza, in seno alla quale Washington, nei confronti di Pechino, deve allo stesso tempo provare rispetto, timore e ostilità. Perché, in sostanza, sono potenze omologhe e complementari.

La Cina quindi (vexata quaestio…) non deve essere erroneamente considerata nei termini di antagonismo all’Occidente (se non in termini puramente topografici), anzi: è necessario tener presente le sue maggiori capacità, ad esempio raffrontate a quelle degli Stati Uniti, di mascherare la propria natura e di dissimulare la sua reale essenza, quella cioè di pietra angolare del capitalismo internazionale.

Tuttavia, se nei confronti di Pechino è d’uopo opporre - in chiave anti-imperialista - una divergenza strategica, le cronache di questi giorni non ci precludono di ravvisare, con la Repubblica popolare, una sorta di convergenza tattica, o quantomeno una comunanza di vedute.

Parliamo ovviamente dell’affaire-Google. Il governo degli Stati Uniti, in questi giorni, facendo proprie le proteste dell’impresa che gestisce il famoso motore di ricerca telematico, ha ritenuto di dover rimproverare alla Cina la censura della libera informazione, avendo Pechino - secondo le accuse mosse da Washington - blindato l’accesso a siti internet palesemente antigovernativi o la cui consultazione avrebbe comunque potuto inculcare un sentimento antinazionale. Constatata l’autorevolezza del pulpito da cui questa critica è stata mossa, è stato fin troppo facile, per il governo e per la diplomazia cinese, rispedire al mittente ogni accusa, ricordando agli Stati Uniti di come loro stessi applichino nei confronti della rete delle misure che spesso vanno ben al di là della censura classica, espandendosi fino alla schedatura e al controllo della trasmissione dei dati in tutto il mondo. L’Agenzia di stampa di Stato di Pechino batteva una notizia dietro l’altra: non ha mancato di rinfrescare la memoria ai cugini yankee di come proprio loro siano i primi ad utilizzare internet come arma impropria, fomentando il dissenso e le rivolte in Paesi terzi; è stato più volte ricordato il recente caso iraniano. Le più alte autorità del governo e del ministero degli esteri mandavano un messaggio chiaro: siamo un Paese sovrano, e ognuno a casa sua organizza la sua censura.

Occorre dare atto al governo cinese delle proprie ragioni: sentire l’Amministrazione Usa pontificare su libertà e censura è qualcosa di repellente, che fa il pari con il monito lanciato contro l’utilizzo delle armi atomiche nell’anniversario di Hiroshima. Lo sanno i popoli liberi del mondo, che sulla loro pelle hanno subito le violenze ‘colorate’ orchestrate a Washington e diffuse come cellule tumorali proprio attraverso la loro “libera” rete telematica. Ma, è risaputo, il senso della misura e del ridicolo sono sconosciuti sull’altra sponda dell’atlantico. E fanno difetto anche qui, nella serva Europa, dove ci si rammarica e si alzano vibranti lamentele nei confronti della Cina quando arrestano qualche hacker e nel contempo si tengono ben strette le chiavi che serrano le sbarre di decine di prigioni dove languono i più grandi storici della civiltà europea, rei di aver studiato, scritto, pensato in maniera non conforme relativamente agli avvenimenti dell’ultimo conflitto mondiale.

Certo, se le critiche mosse da Pechino fossero provenute da un qualunque governo non allineato sarebbero subito state tacciate di essere il delirio di qualche tiranno che osa mettere in dubbio la bontà del pensiero unico dei padroni della Terra. Il fatto invece che vengano dalla Cina, che nei confronti degli Usa detengono ampi spazi di contrattazione e di (reciproco) ricatto, ha permesso a queste voci di accedere a un bacino di ascolto molto più ampio.

A noi spetta attribuirgli il valore che meritano, indipendentemente dalla fonte da cui provengono, a noi spetta l’abilità di fare nostro ciò che può essere funzionale al ripristino della verità, saper volgere a nostro favore le crisi interne alle perverse dinamiche del capitalismo internazionale. Al di là, al di sopra e contro le supposizioni secondo cui la Cina sarebbe un presidio contro l’imperialismo, consapevoli invece che si tratta del secondo braccio della tenaglia che, con gli Stati Uniti d’America, tenta di stringere il mondo in una morsa, agevolati dalla servitù e dal vuoto in cui ci hanno costretto, in cui hanno confinato l’Europa.
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[1] Ciò è invero un punto di forza dell’economia cinese: il plusvalore generato dal loro ordinamento socioeconomico post (o vetero?) capitalista solo in parte va ad arricchire la pur appariscente borghesia di Pechino o di Shangai, e viene in realtà re-investito dallo Stato (meglio: dalla borghesia burocratica di Stato) nella ricerca, nell’innovazione tecnologica e - non ultime - nella speculazione e nella promozione commerciale.

Sabato politico, il 30 gennaio, a Bergamo

Pubblicato da admin in febbraio - 3 - 2010 ADD COMMENTS

logo_nuovissimo_fn_20073Un sabato politico, il 30 gennaio, a Bergamo. In piazza Vittorio Veneto, dalle 15 in poi, sono scesi l’Italia dei Valori e il cosìddetto “Popolo Viola”, movimento spontaneo di cittadini sorto il 5 dicembre scorso a Roma, in occasione del “No Berlusconi Day”.
Il partito di Di Pietro e il nuovo movimento perseguono gli stessi obiettivi: difesa della Costituzione e opposizione alle iniziative del governo sulla giustizia. In piazza Vittorio Veneto (guarda la galleria fotografica) sono stati esposti manifesti con più articoli della Costituzione. A fianco dei manifestanti c’era anche Ginesio Nembrini, neo commissario provinciale dell’Idv, dopo le dimissioni del segretario Pino Santoro.
A poche centinaia di metri, durante il pomeriggio, diversi rappresentanti e militanti di Forza Nuova (nella foto) hanno organizzato un gazebo, davanti alla chiesa di San Bartolomeo.
“Oggi diamo il via in tutta Italia alla campagna per il tesseramento 2010 - hanno spiegato i Forzanovisti -. Nel 2009 a Bergamo, città e provincia, abbiamo raggiunto i 172 tesserati, ed è stato un buon risultato. Ora si intende migliorare e promuovere molte altre iniziative”.http://www.bergamonews.it/bergamo/articolo.php?id=21173

Immigrati: l’ISTAT conferma le nostre tesi

Pubblicato da admin in febbraio - 3 - 2010 ADD COMMENTS

immigrati-codaMovimento Libero aveva già evidenziato, in recenti interventi, il fenomeno dello spostamento sul territorio nazionale ed all’interno delle stesse province, degli stranieri. Si tratta di un flusso che non ha più confini interni: costoro si spostano da un paese all’altro della stessa provincia o da una città all’altra della penisola. E’ un fenomeno sul quale ha posto la propria attenzione anche l’ISTAT, che lo collega alla ricerca di nuove opportunità da parte di questi “lavoratori”. Ma non solo, aggiungiamo noi … Andando oltre gli spostamenti nell’ambito della stessa provincia, che riguardano in particolare coloro che vengono impiegati nell’agricoltura, é interessante monitorare quelli da un luogo all’altro dell’Italia. Per quanto riguarda la provincia di Latina é stata registrata una crescita di questo flusso nella percentuale dell’8,8 ogni mille abitanti stranieri residenti; un flusso verso mete posizionate oltre i confini pontini. I dati più recenti sui trasferimenti di residenza di questa popolazione sono molto indicativi: uno straniero ogni venti ha modificato nel corso di un anno la propria dimora abituale. A carattere nazionale vanno registrate 230.000 cancellazioni ed altrettante iscrizioni di stranieri dalle e nelle anagrafi dei comuni italiani. Sottolineiamo che i dati dell’ISTAT sono riferiti ai soli regolari. Si può quindi solo immaginare la portata del fenomeno nella sua interezza, comprensivo anche degli irregolari, il cui numero è sicuramente superiore. Un fenomeno che lascia presupporre un volume di “affari” notevolissimo. Con tutto quello che ne consegue.2 Febbraio 2010
Movimento Libero Iniziativa Sociale - lavocelibera.it

Le menzogne di Blair

Pubblicato da admin in febbraio - 3 - 2010 ADD COMMENTS

clip_image001Londra in piazza contro Tony Blair. Nel giorno della sua attesa deposizione alla Commissione Chilcot, l’ex primo ministro britannico finisce anche nel mirino dei manifestanti. A sottolineare la principale accusa nei suoi confronti, il gioco di parole ribadito dai cartelli: un velenoso “Bliar”, che riprende l’inglese “liar”: “bugiardo”. Menzogne rimproverate, quelle che nel 2003 hanno portato il Regno Unito a partecipare alla guerra in Iraq. E che oggi inducono i più critici a richiedere che Blair venga giudicato per crimini di guerra.
A sfilare, a sette anni da allora, sono soprattutto familiari dei 179 militari britannici deceduti nel conflitto. Malumori e preoccupazioni agitano pero anche il Labour: a pochi mesi dalle elezioni, molti nel partito dell’ex premier temono che la sua deposizione possa ulteriormente allontanare un elettorato già disilluso. Si e’ conclusa dopo sei ore la deposizione di Blair alla commissione d’inchiesta sulla guerra in Iraq. In sala urlano:bugiardo e assassino.
Alla deposizione c’erano diversi familiari di caduti britannici in Iraq e, secondo la Bbc, l’urlo è scattato quando l’ex premier ha detto di avere “responsabilità ma non rimorsi” per aver deciso di abbattere Saddam Hussein.Rimorsi gli inglesi non sanno neppure il significato, basta ricordare la seconda guerra mondiale in Africa nei loro campi di concentramento, dove finirono anche degli italiani, come furono trattati i prigionieri: pochissimo cibo, spesso torturati con il classico frustino per lieve mancanza, chi era ammalato non riceveva alcuna cura. Questo è stato detto da chi, per sua sfortuna, fu prigioniero degli inglesi. Mentre gli americani li trattavano bene e regalavano persino sigarette.

E’ giusto che Blair venga giudicato per crimini di guerra, perché per colpa sua e di quel pazzo furioso di Bush, suo degno compare, hanno portato morte e distruzione in un paese che viveva felice e non aveva mai dato fastidio a nessuno. Ora dell’Iraq non esiste più nulla, solo rovine e continue lotte intestine e odio degli iracheni per gli invasori.

Ricordiamo anche ciò che hanno fatto della nostra Italia, tra bombardamenti nelle nostre città e stupri alle donne specie nel meridione.

Non solo Blair deve essere condannato ma anche Bush perché non sono affatto “liberatori”, non hanno portato la democrazia ad un popolo che non la voleva, ma solo morte a civili e ai loro soldati.

Chi sbaglia paga e auguriamoci che giustizia sia fatta.

ERCOLINA MILANESI

Vendola: sulle centrali nucleari in Puglia dichiarazioni da talebano

Pubblicato da admin in febbraio - 3 - 2010 ADD COMMENTS

logo3Di Giovanni DEMARCO Nichi Vendola, il candidato delle sinistre alla carica di presidente della regione Puglia, la spara grossa.
Usando l’arma del terrorismo psicologico, per giocarsi al meglio la sua campagna elettorale, interviene sulla questione centrale nucleare, come del resto sta facendo la sinistra in altre località italiane.
Pericolose le dichiarazioni sull’intervento dell’Esercito laddove il governo, voglia individuare dei siti in Puglia per la costruzione di centrali nucleari.
Attenzione a non cadere nel tranello del ricatto Vendoliano. Gli ipotetici siti dove costruire le centrali in Puglia, non sono stati individuati da questo Governo, ma sono segnalazioni datate negli anni ottanta, in quanto la Puglia è notoriamente una regione a basso rischio sismico.
Ma soprattutto “non è di competenza” della giunta regionale la discussione sulla costruzione di centrali nucleari. Non mi sembra che la campagna elettorale per l’elezione del consiglio regionale debba trattare i temi del nucleare. Questa è la solita truffa del venditore di fumo.
Piuttosto parli di sanità, di salario sociale, di aumenti delle tasse regionali, di eolico selvaggio, di fotovoltaico inutile, parliamo di cose reali e non di poesia. I poeti rossi che vogliono fare gli ecologisti si facciano una passeggiata per le campagne pugliesi e guardino quante discariche a cielo aperto sono presenti e quanto eternit, non smaltito sia presente, e aimhè non smaltito. 

Giovanni Demarco

Segreteria Nazionale M.S.Fiamma Tricolore

Riunioni a Benevento e Avellino del MIS con Rauti in vista delle elezioni regionali in Campania!

Pubblicato da admin in febbraio - 3 - 2010 ADD COMMENTS

bruno_3Il Movimento Idea Sociale sta raccogliendo le firme in tutte cinque le Province campane (Napoli, Salerno, Avellino, Benevento e Caserta) per presentare proprie liste elettorali alle prossime elezioni regionali, esprimendo anche un proprio Candidato Presidente che sarà ufficializzato nei prossimi giorni. Con il MIS sono schierate alcune Associazioni e Movimenti meridionalisti come Vento del Sud, Giovani per il Sud, Salerno Nuova, Agricoltori di Terra di lavoro, Napoli Deve, il Movimento Disoccupati per il Salario Minimo di Inserimento Sociale, i Comitati contro la privatizzazione dell’acqua, i Comitati per il diritto alla casa, il comitato contro l’emergenza discariche e per la bonifica del territorio, i Comitati in lotta contro il proliferare degli ipermercati, i Comitati contro i privilegi dei parlamentari.
Napoli, 2 febbraio 2010 L’Addetto Stampa del MIS con Rauti

Una iniziativa che plaudo con entusiasmo

Pubblicato da admin in febbraio - 2 - 2010 ADD COMMENTS

04142003lg1Di Filippo Giannini Oggi 4 gennaio 2010, mi trovo nelle Canarie e solo casualmente sono riuscito a vedere il TG1 delle ore 17 ora italiana. uasiQuasi al termine della trasmissione è apparso sullo schermo un signore di “una certa eta’, che si è presentato come il signor Mangano che ha dichiarato di aver intrapreso una azione penale a carico dei Presidenti degli Stati Uniti in quanto da lui ritenuti responsabili di atrocità commesse dai militari statunitensi nel corso dello sbarco in Sicilia. Il signor Mangano, fra le altre cose, ha dichiarato che le truppe americane avrebbero ucciso anche ventisette soldati italiani ormai prigionieri, quindi disarmati. Nell’ascoltare il signor Mangano sono rimasto piacevolmente sorpreso,: <Finalmente c’è un italiano che ha il coraggio di sporgere questa denuncia>, ho pensato ed ecco il motivo.
Circa dieci anni fa venni a sapere che il 14 e il 15 luglio 1943, a seguito dello sbarco anglo-americano in Sicilia nei pressi di Acate-Biscari ebbe luogo un furioso combattimento fra militari italiani e anglo-americani, al termine del quale vennero fatti prigionieri alcune decine di italiani e tedeschi. Mi attivai immediatamente e mi recai in Sicilia per attingere notizie più ampie e precise. Giunto sul posto, notai che le persone da me interpellate cercavano di eludere le domande, fino a quando una persona, che doveva conoscere qualcosa sui fatti da me indagati, mi suggerì di rivolgermi ad un prelato del posto e da questi iniziai approfondire l’argomento e il consiglio di interpellare un signore che “doveva conoscere qualcosa di più”. Infatti appresi notizie che, per ovvii motivi oggi sono accuratamente celate, per i lettori apro il mio libro a pagg..43-45, e leggo: <Che la tensione nervosa e il timore dell’ignoto degli invasori fossero elevati è l’unica giustificazione che si può concedere per le atrocità messe in atto sin dai primi momenti degli sbarchi. Si deve ad un paracadutista americano l’aver potato a termine la prima operazione bellica: toccata terra nella campagna di Vittoria (Ragusa), pugnalò un pastore impegnato al pascolo delle sue pecore. Questo non fu che l’inizio delle efferatezze compiute dalle forze Alleate - come documenteremo nel corso di questo volume - ricordandone le più eclatanti, anche se poco o affatto conosciute.
Il maestro Rocco Tignino di Licata, ben noto nel paese per il suo antifascismo, capì subito che se gli americani entravano nel paese la guerra era finita. Ma non poté godere molto della libertà portata dai liberatori, perché una raffica di mitra lo fulminò all’istante.
Il Podestà di Biscari, Salvatore Mangano, suo figlio Valerio, studente liceale, il fratello Ernesto, ufficiale medico in licenza dal fronte russo, decisero di portare le proprie donne lontano dalla zona di sbarco e di combattimento. Il Prefetto indossava la divisa delle autorità fasciste per facilitare <il transito nel caso si fossero imbattuti in qualche posto di blocco dell’esercito italiano>. Tutti presero posto nella Balilla di proprietà del Prefetto e si avviarono a Modica, piccolo cen tro in provincia di Ragusa. <Arrivati a metà strada della provinciale Acate-Vittoria, l’auto venne fermata da una pattuglia di americani che da qualche ora avevano raggiunto quello snodo viario>. Gli americani fecero scendere gli occupanti; gli uomini da una parte, le donne dall’altra. Benché disarmati furono fucilati sia il Podestà che il figlio Valerio. <Molte autorevoli testimonianze vogliono che il figlio fosse stato ucciso nell’atto di scagliare un sasso in faccia agli esecutori per vendicare l’ingiustificata e gratuita morte del padre. Raccontano anche che sia stato trovato abbracciato al padre col volto imberbe sfregiato da un’arma da taglio (forse un colpo di baionetta). Certamente anche il capitano medico Ernesto Mangano venne ucciso <insieme a parecchi altri ritenuti pericolosi>, in quanto <di lui non si ebbero più notizie>.
Carlo D’Este, nome italiano di un ufficiale americano, autore del libro “1943: lo sbarco in Sicila”, scrive che la difesa italo-tedesca fu costretta ad arretrare e a concentrarsi intorno agli aeroporti di Comiso e Biscari. Alla difesa parteciparono soprattutto i militari della Livorno e reparti della 219° Divisione Costiera. L’attacco era portato dagli americani della 45° Divisione comandata dal generale Patton, e in particolare su Biscari operavano i fanti del 180° Reggimento. Arlo D’Este a pagina 254 e seguenti scrive: <La lotta prolungata per la conquista del campo d’aviazione di Biscari diede origine al primo ripugnante incidente della campagna. In due episodi separati, settantatre prigionieri di guerra italiani, furono massacrati da un capitano e da un sergente del 180° Reggimento della 45° Divisione. Gli scontri, che erano iniziati il giorno D tra le due forze avversarie, si erano fatti accaniti intorno alla strada provinciale 115. Prima dell’invasione, Patton aveva parlato personalmente all’intera Divisione e aveva avvertito le sue truppe di ciò che le aqspettava in Sicilia: Wedemeyer, che era presente, ricorda che “Li ammonì di fare molta attenzione nei casi in cui i tedeschi o gli italiani avessero alzato le mani mostrando l’intenzione di arrendersi. Affermò che qualche volta il nemico si comportava in quel modo per far abbassare la guardia ai soldati. Patton avvertì i membri della 45° Divisione di stare attenti a quell’insidia e di uccidere ‘quei figli di puttana’, a meno che non fossero certi della loro reale intenzione di arrendersi”>.
Continua D’Este: <Vicino all’aeroporto di Biscari, il 14 luglio una forza di fanteria incominciò ad essere bersagliata dall’artiglieria pesante e dal fuoco dei tiratori scelti. Durante lo scontro che ne seguì dodici uomini furono feriti dalle granate prima che la piccola forza nemica si arrendesse. Risultò che si trattava di un gruppo di trentasei italiani, parecchi dei quali indossavano abiti civili. Il comandante della compagnia di fanteria ordinò di uccidere i prigionieri, al che essi furono allineati sull’orlo di una vicina fossa e giustiziati da un plotone di fanteria. Lo stesso giorno un’altra compagnia di fanteria catturò quarantacinque italiani e tre tedeschi>. Un sottufficiale americano ricevette l’ordine di scortare i prigionieri nelle retrovie per essere interrogati. <Dopo circa un chilometro e mezzo di strada il sergente ordinò al gruppo di fermarsi e di spostarsi verso la carreggiata dove furono allineati. Spiegando che avrebbe ucciso quei ‘figli di puttana’, il sergente si fece dare un fucile mitragliatore Thompson dal suo caporal maggiore e freddamente eliminò quegli sventurati>.
Gli autori, ed i mandanti di questo massacro furono, oltre al generale Patton, il capitano Jhon T. Campton che impartì l’ordine, e il sergente Horace T. West che l’eseguì.
I due episodi non passarono inosservati e il generale Omar Nelson Bradley, comandante del Secondo Corpo d’Armata statunitense, ordinò che gli autori fossero immediatamente deferiti alla Corte Marziale con l’accusa di “premeditato assassinio di 84 prigionieri di guerra”. Ed è da sottolineare a questo punto l’errore commesso dal signor Mangano perché il numero degli assassinati furono, infatti, 84 e non ventisette come dichiarato in televisione.
Con l’intento di ampliare l’indagine, scrissi agli uffici competenti di Washington pregandoli di inviarmi l’incartamento riguardante il processo. In questa ricerca non posso trascurare l’assistenza fornitami dal dottor Gianfranco Ciriacono il quale parallelamente a me svolse l’indagine su questo ignobile fatto.
Essendo quindi in possesso degli incartamenti ricevuti da Washington, ovviamente in lingua originale, ma tradotti, il tutto riportato nel mio volume in oggetto.
Ripeto sono a decine di migliaia di chilometri dall’Italia, quindi nell’impossibilità di contattare il signor Mangano al quale vorrei, qualora fosse interessato, fornirgli quanto in mio possesso; di conseguenza pregherei chi fosse in condizione di farlo, di avvertirlo ed eventualmente fornirgli il mio indirizzo mail.
Per concludere questo articolo voglio ricordare che la Corte Marziale statunitense, a fine agosto 1943 sentenziò la non colpevolezza del generale Patton e del capitano Campton; mentre il sergente West fu condannato all’ergastolo; ma solo dopo un anno di prigione, la condanna del sergente fu commutata in servizio di prima linea. Il capitano Campton, ripreso servizio, morì nel corso di un’azione di guerra.
Filippo Giannini filip.giannini@tiscali.it

Dagli al razzista

Pubblicato da admin in febbraio - 2 - 2010 ADD COMMENTS

rosarno2I fatti di Rosarno hanno assunto i contorni mitici degli avvenimenti tragico-epici celebranti i dannati della terra: immigrati africani in rivolta contro il popolo dominante dedito allo sfruttamento e al razzismo più bieco, ossia calabresi e italiani tutti. L’interpretazione alla Spartacus di quanto è avvenuto nella cittadina calabrese già trionfa presso gli stessi “schiavisti affamatori”. Nella penisola - lo sappiamo - godono nell’autoflagellarsi e autodenigrarsi come nazione.
Il coro di giudizi infamanti, anzi autoinfamanti giacché espressi dai mass media della Penisola, ripresi poi avidamente nel “resto del terzo mondo” (vedi l’ Egitto), appare degno non di un Martin Luther King, uomo moderato e saggio, ma di un Edgar Allan Poe giunto all’ultimo stadio etilico. Giudicate voi: sul quotidiano “La Repubblica” Eugenio Scalfari ha parlato di “caccia al negro con ronde armate che sparano a pallettoni per ferire e ammazzare”, e ha denunciato inorridito “lo stato d’animo dei ‘cacciatori’ che ricorda quello degli aderenti al ‘Ku Klux Klan’ nell’America degli anni Sessanta”.”Ku Klux Klan”, “caccia al negro”, “apartheid”, “deportazioni di massa”, “razzismo” “linciaggio”, “pogrom”, “pulizia etnica”: i coristi dei mass media nazionali, sinistra e destra per una volta unite, hanno dovuto far sforzi di fantasia linguistica per non ripetere all’infinito le stesse convulse frasi.

Sull’Osservatore Romano, Giulia Galeotti ha inteso approfondire per i lettori l’aspetto storico del razzismo nella Penisola, attraverso un excursus sulle radici del fenomeno nei primi decenni dell’unità d’Italia. La sua sentenza antropologica finale: un popolo, quello italiano, dall’”odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle”.

Una parentesi: immaginiamo ora per un attimo se io, cadendo preda della brama di questo voler fare di tutt’erba un fascio e del pontificare offensivo fatto a vanvera, osassi parlare di “una generalità di preti pedofili”…

Ma non si esagera, non si enfatizza un po’ troppo il lato “razzistico” - unilaterale - dei fatti di cronaca di Rosarno? Dopo tutto l’avvenimento principale, non si dimentichi, è il devastante attacco condotto, di punto in bianco, da centinaia di braccianti neri contro auto, case, negozi, e gente bianca inerme; il che ha provocato, nei giorni successivi - c’era da aspettarselo - la reazione violenta di qualche testa calda di Rosarno contro gli ospiti. No, quelli dell’Osservatore Romano trovano che i mass media non hanno esagerato denunciando il razzismo italiano, fenomeno - secondo loro - evidente a tutti, anche a chi esce sotto casa o prende il treno: “Per una volta - si sentenzia nell’articolo - la stampa non enfatizza: un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi.”

A me invece sorgono moltissimi dubbi su questa accusa di un diffuso razzismo italiano. Mi sono infatti recato innumerevoli volte in Italia, e ho fatto, tra l’altro, dei lunghi percorsi in treno, assistendo in diverse occasioni ad episodi che provano l’esatto contrario di questa tesi di un popolo italiano che terrorizza i suoi poveri immigrati.

Gli aspetti del problema sono tanti. Meriterebbe un’analisi a parte il problema innegabile, in Italia, del trionfo dell’illegalità e dell’abusivismo sia nel campo dell’immigrazione sia in quello del lavoro degli immigrati. Io qui ho voluto attirare l’attenzione su questa patologica voluttà autodenigratoria degli italiani, popolo portato alla generalizzazioni, alle approssimazioni, e al linciaggio morale ai propri danni. Ho scritto “ai propri danni”, ma in realtà questi italiani che accusano gli “italiani” di razzismo non si sentono coinvolti nel bersaglio, mancando in loro un senso fondamentale di appartenenza all’insieme del Paese. Duole dirlo, ma coscienza e dignità nazionali sono lettera morta per molti italiani. I commenti sui fatti di Rosarno ne sono l’ulteriore conferma.

 

Claudio Antonelli (Montréal)

La Puglia da laboratorio politico a caos senza fine

Pubblicato da admin in febbraio - 2 - 2010 ADD COMMENTS

imageDa tempo c’è chi sostiene che la Puglia debba essere considerata una sorta di laboratorio politico che in qualche maniera possa andare ad influenzare la politica
nazionale. Negli ultimi tempi però tutto questo si è trasformato in un caos senza fine . Sono state fatte, dopo tanti distinguo, polemiche e lotte intestine le tante decantate primarie nel centro sinistra, per scegliere un candidato che rapresentasse
un po tutto il mondo (alquanto variegato in verità) di questa area politica.
Era sceso in capo addirittura il lider Maximo D’alema che si era speso per una
proposta alternativa al comunista Niki Vendola, (ritenendola molto probabilmente più moderata),per poi avere il sostegno dell’UDC di Casini, sostenendo Boccia. Come è andata a finire lo sapete tutti.
Vendola ha vinto con ua percentuale “Bulgara” rispetto al suo avversario: 70% di consensi.Vanificando , mortificando bocciando la politica di D’alema.
Dall’altra parte non è che si scherza molto visto che i candidati alternativi a Vendola sono due: Rocco Palese in quota al PDL e la senatrice Poli Bortone ex AN
in quota all’area di centro ( UDC ed Io sud). Insomma una grande confusione dall’una e dall’altra parte che porterebbe secondo il mio modestissimo parere alla vittoria
di Vendola. Dello stesso mio parere è il Cavaliere Silvio Berlusconi che ha tentato
vanamente di far fare ai duellanti del centrodestra un passo indietro per sostenerne un terzo che fosse considerato la sintesi politica di tutto il centro destra .
La seconda vittoria di Vendola sarebbe veramente una iattura per la Puglia .
E’ il caso di dire :mannaggia ai …”Casini” che fa l’UDC ; Casini adesso attaccati a stà Vendola!Salvatore Valerio

Berlusconi: “Italia amica di Israele: potete chiederci tutto, sicuri di ottenere”

Pubblicato da admin in febbraio - 2 - 2010 ADD COMMENTS

20100201_berlusconi-yadTratto da il Messaggero ROMA (1° febbraio) - Il premier Silvio Berlusconi è atterrato a Tel Aviv, accolto da da Benjamin Netanyahu, e ha iniziato la visita di tre giorni in Israele, nella quale è accompagnato da sei ministri per quello che è il primo vertice intergovernativo fra i due paesi.
Tre le direttrici sul Medio Oriente tracciate ieri da Berlusconi: fermare la politica degli insediamenti in Cisgiordania, dialogare con la Siria partendo dalla restituzione delle alture del Golan e mandare un chiaro segnale all’Iran sul nucleare attraverso un rafforzamento delle sanzioni Onu.
Qui per testimoniare il nostro amore per Israele. In aeroporto Berlusconi ha tenuto un breve discorso: «Ho un sogno, che Israele possa entrare un giorno nell’Unione europea». Con queste parole si è rivolto al primo ministro israeliano, «l’amico Benjamin» Netanyahu, aggiungendo poi: «Sono qui per testimoniare il nostro amore verso Israele - ha detto Berlusconi - Abbiamo l’orgoglio di essere noi, con la cultura giudaico-cristiana, alla base della civiltà europea».«Leader coraggioso, grande combattente delle libertà e fautore della pace», così Netanyahu ha definito il premier. «È importante che Italia e Israele si schierino uno accanto all’altro forti del comune retaggio» ha sottolineato il premier israeliano nel suo discorso di benvenuto. La visita di Berlusconi è stata definita nello stato ebraico «storica» ed è stato accolto dal premier Netanyahu come «il migliore amico di Israele», non solo in Europa ma «nel mondo».

Ma quella del premier in Israele è anche una missione di tipo economico visto che gli interscambi tra i due paesi sono scesi sotto i due miliardi di euro, mentre quelli con l’Iran hanno raggiunto sette miliardi.

La questione degli insediamenti. Già ieri il premier in un’intervista al quotidiano israeliano Haaretz aveva criticato la politica degli insediamenti. «Israele non ha un amico più grande di Berlusconi nella comunità internazionale», aveva sottolineato Netanyahu.

Berlusconi ha visitato il Memoriale dell’Olocausto Yad Vashem e ha ravvivato la fiamma eterna nella Sala della Memoria per ricordare i sei milioni di ebrei vittime dello sterminio nazista. Berlusconi ha deposto una corona di fiori, riaccendendo la fiamma che tutti i capi di stato e di governo del mondo ravvivano accanto ad una cripta con le ceneri di vittime portate dai campi di sterminio. «La nostra anima urla “non è vero, non può essere vero”. E poi, sconfitta grida “mai più”, ha scritto poi sul libro delle firme, «con commozione profonda».

«Noi siamo un paese amico a cui potrete chiedere, sicuri di ottenere, tutto ciò che è giusto che un amico metta a disposizione vostra per sostenere i vostri buoni diritti nell’ambito della comunità internazionale - ha detto Berlusconi durante il brindisi alla cena di gala con Netanyhau all’hotel King David di Gerusalemme - Vorrei assicurare a tutti voi che questa non è una mia posizione personale. Questa è una posizione di tutto il governo, di tutto il popolo italiano, che si sente vicino a voi, vuole essere vicino a voi e che vi sarà sempre vicino».

Domani è il giorno dedicato al vertice bilaterale e alla plenaria con i ministri al palazzo del governo. Ma a suscitare attesa è il discorso alla Knesset dell’ultima giornata, («il più importante della mia vita», avrebbe detto Berlusconi). Prima dell’incontro altrettanto atteso con presidente dell’Anp Abu Mazen, a Betlemme.

Per chi ha ancora fede!

Pubblicato da admin in febbraio - 2 - 2010 ADD COMMENTS

foto021DOMENICA 31 GENNAIO 2010. UN NUTRITO GRUPPO DI FORZANOVISTI DELLA PROVINCIA DI AVELLINO E DI NAPOLI HANNO EFFETTUATO IL PREVISTO VOLANTINAGGIO NELLA CITTA’ DI AVELLINO, AL CORSO VITTORIO EMANUELE. LO SCOPO E’ STATO RAGGIUNTO, I CITTADINI HANNO VISTO SFILARE ORDINATAMENTE I MILITANTI CHE NEL DISTRIBUIRE IL COMUNICATO SULLA IMMINENTE ASCESA DEI TRANSESSUALI CAMPANI SULLA SACRA ABBAZIA DI MONTEVERGINE, HANNO INCONTRATO IL FAVORE DI MOLTI CITTADINI AVELLINESI E DEI FEDELI DELLA CHIESA DEL ROSARIO, CHE HANNO MOSTRATO CHIARAMENTE DI GRADIRE  UNA PRESA DI POSIZIONE NETTA E CHIARA CONTRO CERTI “MODELLI CULTURALI” IMPOSTI DA MEDIA, GIORNALISMO ASSERVITO E LOBBY GAY!
LA MANIFESTAZIONE FORTEMENTE VOLUTA DALLA DIRIGENZA CAMPANA E PROVINCIALE DEL MOVIMENTO SI INSERISCE IN UNA PIU’ VASTA OPERA DI SENSIBILIZZAZIONE DEL POPOLO CAMPANO RISPETTO A TEMI VERSO I QUALI NON E’ PIU’ POSSIBILE TACERE O ESSERE DISTRATTI. I NOSTRI FIGLI, LE NOSTRE FAMIGLIE, LA MAGGIORANZA SILENZIOSA E RISPETTOSA DEGLI ALTRI, NON POSSONO SUBIRE L’AGGRESSIONE MEDIATICA DI MINORANZE AGGUERRITE E ARROGANTI, MOLTO SPESSO ASSECONDATE DA GIORNALISTI AL SERVIZIO DEL POTERE LIBERALE, DECADENTE E CORROTTO, DI DESTRA E DI SINISTRA  !
TALE STATO DI COSE VA FORSE ATTRIBUITO ALL’APATIA O ALLA TIMIDEZZA DEI BUONI? ALLORA PER COMBATTERE EFFICACEMENTE IL PROCESSO DI SOVVERTIMENTO DELL’ORDINE NATURALE E SPIRITUALE DELLA NOSTRA SOCIETA’…………NOI PREGHEREMO, COMPRENDEREMO E AGIREMO!
LA SITUAZIONE IN CUI VERSANO OGGI L’ITALIA E L’EUROPA, RENDE GRANDE LA PROVA CHE GLI UOMINI FEDELI ALLA TRADIZIONE DEVONO AFFRONTARE. MA LA FORZA PER RESTARE IN PIEDI FRA LE ROVINE E COMINCIARE LA NECESSARIA OPERA DI RICOSTRUZIONE, PUO’ E DEVE ESSERE ATTINTA DALLE NOSTRE NOBILI RADICI: SIAMO EREDI DELLA CLASSICITA’ GRECA E ROMANA, DELLA CIVILTA’ CRISTIANA ROMANO-GERMANICA, DEGLI UOMINI DI LEPANTO, DELLE OPERE DI SANTI, CONDOTTIERI, ARTISTI ED ARTIGIANI CHE HANNO FATTO DEL NOME ITALIA UNA SORTA DI SINONIMO DI CIVILTA’. MA UN’EREDITA’, PER ESSERE POSSEDUTA, DEVE ESSERE CONOSCIUTA E ACCETTATA; NON IGNORIAMO LA NOSTRA STORIA, NON DISPREZZIAMO GLI ESEMPI.
“LA NOSTRA CIVILTA’ NON E’ PIU’ DA INVENTARE, E’ GIA’ ESISTITA” (SAN PIO X°)

Carlo Stabile, Nicoletta Tortora, Annunziata Montenero, Gabriele Sessa, Stefania Borriello, Alessandro Bovi: ci dimettiamo anche noi da La Destra

Pubblicato da admin in febbraio - 2 - 2010 ADD COMMENTS

la-destraComunichiamo a mezzo stampa, così come già fatto ai vertici del nostro Partito, le nostre irrevocabili dimissioni da La Destra di Civitavecchia e dal Partito stesso.
Dopo un periodo di riflessione, ci siamo infatti resi conto che il progetto politico iniziale de La Destra che ci aveva spinti, a livello locale, ad aderirvi è completamente venuto meno e che non sussistono più le condizioni per potersi occupare dei temi del sociale e di difesa delle fasce più deboli in maniera pratica e costruttiva.
Temi di cui noi tutti continueremo ad occuparci seppur fuori da La Destra con lo stesso impegno che finora abbiamo profuso.
Verranno così meno le nostre funzioni di Responsabile per la sicurezza e Forze Armate (Carlo Stabile), Responsabile Dipartimento Donne (Nicoletta Tortora), Responsabile Tesoreria e Ufficio Segreteria (Annunziata Montenero), Responsabile per l’Emergenza Abitativa (Stefania Borriello), Responsabile di Gioventù Italiana Civitavecchia (Gabriella Sessa) e membro del direttivo La Destra di Civitavecchia (Alessandro Bovi).
Lasciamo per far capire che la scelta del nostro ex Vice Segretario de La Destra Antonio Cacace, non è stata una scelta capricciosamente personale, e meno che mai casuale, ma fondata da una reale discordanza di vedute con chi, sotto elezioni, si è ricordato di appartenere ad un partito politico.
Lasciamo a malincuore, ma soprattutto per far capire che non ci sono più le condizioni per rimanere e per lottare con costanza come abbiamo fatto fino ad oggi.
Lasciamo nella speranza che chi abbia seguito i nostri progetti e quelli di Antonio Cacace, abbia compreso quanto sia stato sincero il nostro impegno verso la collettività locale, verso chi ci ha seguito ed ha creduto in noi.
Ringraziamo, quindi, ogni singola persona che ha appoggiato i nostri progetti ed in particolare il Segretario Nazionale Francesco Storace, così come il Commissario della Federazione Provinciale Romana Roberto Buonasorte.
Lasciamo, ricordando che a livello locale noi figure ormai uscenti, abbiamo lottato per offrire al nostro partito l’immagine migliore, immagine che ad oggi non ci rispecchia più!!CARLO STABILE
Responsabile sicurezza e Forze Armate
NICOLETTA TORTORA
Responsabile Dipartimento Donne
ANNUNZIATA MONTENERO
Responsabile Tesoreria e Ufficio Segreteria
STEFANIA BORRIELLO
Responsabile per l’Emergenza Abitativa
GABRIELLA SESSA
Responsabile Gioventù Italiana Civitavecchia
ALESSANDRO BOVI
Membro del direttivo

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