Archivio di aprile 2009

Domenica 3 maggio corteo di Gioventù Italiana Torino

NELLA MATTINATA di Domenica 3 Maggio GIOVENTU ITALIANA, il movimento giovanile de La Destra, sfilerà in corteo nel centro di Torino. Una risposta militante a chi vorrebbe estromettere i giovani di destra dalle piazze e dalle università attraverso l’uso della violenza. Un segnale chiaro nei confronti di quelle istituzioni che, per paura o convenienza, preferiscono non intervenire affinchè sia davvero garantita l’agibilità politica a tutti i ragazzi di questa città. Dimostreremo che le aggressioni e le continue minacce dell’estrema sinistra non sono Leggi il resto di questo articolo »

Presentata la lista di Forza Nuova alle Europee

logo_nuovissimo_fn_20073Forza Nuova ha regolarmente presentato la propria lista nella circoscrizione Italia Centrale per le Europee 2009.
Capolista sarà il Segretario Nazionale, già europarlamentare, On. Roberto Fiore.
Gli altri candidati sono:
• Alessandro Balduini
• Riccardo Donti
• Marco Gladi
• Gianguido Saletnich
• Renzo Centofante
• Davide Di Tommaso
• Silvia Donti
• Sergio Giangregorio
• Angela Lucente
• Giuseppe Onorato
• Anna Orsini
• Ruggero Ricciardella
• Stefano Santoni
Roma, 29/04/2009

Fiat-Chrysler a un passo dall’intesa. Obama: “Non so ancora se si farà”

ansa_15620486_44010Tratto da Repubblica WASHINGTON – “Non sappiamo ancora se l’accordo” fra Fiat e Chrysler andrà in porto, ma “lo speriamo”. Con queste parole, e con una certa cautela, il presidente americano Barack Obama è tornato sulla vicenda. Ribadendo anche che gli Stati Uniti “devono avere un’industria automobilistica forte”. Il tutto mentre la trattativa è al rush finale: le prossime ore si annunciano decisive, visto l’ultimatum del 30 aprile imposto dalla Casa Bianca.
Obama, da St.Louis, ha spiegato che “nei prossimi uno o due giorni Chrysler dovrebbe presentarci i suoi piani per una potenziale partnership con Fiat. E il management di Fiat ha fatto un buon lavoro nel trasformare la sua industria. Speriamo di poter avere una partnership in cui i contribuenti mettano soldi per facilitare l’accordo. L’obiettivo è che Chrysler inizi a produrre auto che i consumatori vogliono”.
Intanto, secondo quanto riferito dal presidente del Canadian Auto Workers (Caw) Ken Lewenza, l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, avrebbe detto che “dovendo scommettere” in questo momento, punterebbe sul ricorso al Chapter 11 di Chrysler (si tratta dell’amministrazione controllata in vista della bancarotta, ndr). La procedura di fallimento in ogni caso non pregiudicherebbe le chance di chiudere un accordo fra le due società.Comunque la trattativa va avanti: dopo l’intesa con i sindacati per ridurre il costo del lavoro, il Tesoro Usa – secondo la stampa americana – avrebbe raggiunto anche quella con i quattro grandi creditori della casa di Detroit per la ristrutturazione del debito: JPMorgan, Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley. Le banche avrebbero accettate di rinunciare a parte del proprio debito, attualmente pari a circa 6,9 miliardi di dollari, che verrebbe svalutato a due miliardi, con Chrysler che li pagherebbe in contanti. Alle banche andrebbe però una quota del 10% delle azioni assegnate al governo. Alla bancarotta si potrebbe però ricorrere se i piccoli creditori non aderissero al piano di ristrutturazione del debito.

L’azionariato avrebbe pertanto questo tipo di distribuzione, in base agli accordi conclusi fino a questo momento: il 55% al sindacato (in base all’intesa con Uaw, United Auto Worker), la Fiat avrebbe il 35% e il 10% sarebbe controllato da governo e creditori.

Su una conclusione positiva della trattativa Fiat-Chrysler è fiducioso l’amministratore delegato di Chrysler, Robert Nardelli, per il quale l’uscita definitiva della Daimler dall’azionariato della casa di Detroit, di cui aveva il 19,9%, favorisce un accordo con la Fiat. “Restiamo focalizzati nel completare tutte le transazioni necessarie – dice Nardelli – per qualificarci a ottenere aiuti sia dal governo americano sia dal governo canadese”.

Più prudente John Elkann, presidente di Exor, la finanziaria attraverso la quale il gruppo Agnelli controlla il Lingotto. “La situazione – dice – sarà definità giovedì sera, parlare di percentuali di probabilità oggi non ha senso. Nei grandi negoziati molto si fa alla fine. Siamo fiduciosi, il nostro ruolo storico è quello di accompagnare la Fiat e di garantire il massimo sostegno a Marchionne nell’obiettivo di rafforzare l’Auto”.

“Salerno Futurista” lancia la campagna abbonamenti al “Grande Fratello salernitano”

Iniziativa goliardica da parte dell’associazione “Salerno Futurista – CasaPound Italia”: nel pomeriggio il centro storico salernitano ha visto la comparsa di locandine pubblicitarie del nascituro “Grande Fratello” che il sindaco Vincenzo De Luca vuole creare con l’installazione di altre telecamere per un numero complessivo di 71 ( con una spesa di fondi europei e non di 1.140.000 € ). “La sicurezza è un tema importantissimo per la Leggi il resto di questo articolo »

Europee: liste dei candidati del movimento sociale Fiamma Tricolore

logo33Il Movimento Sociale Fiamma Tricolore ha chiuso le liste per le elezioni europee del 6 e 7 giugno. Nella Circoscrizione Nord-ovest (Val D’Aosta, Piemonte, Liguria e Lombardia), correranno per Straburgo: Salerno Roberto; Colli Maurizio; Rabellino Renzo; Leccisi Gabriele; Pellegrino Giampaolo; Romei Longhena Alessandro; Berardi Bruno; Bissacco Giorgio; Tognoli Alberto; Biscaldi Pietro; Crea Francesco; Li Causi Francesco Giuseppe; Sandi Giovanni; Zolla Anna; Tazzoli Marco Ettore; Cecco Raffaele; Serrago Antonio; Gargallo Maurizio; Bottazzi Giovanni.
Nella Circoscrizione Nord-est (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Veneto), i candidati sono: Bevilacqua Roberto, Santacroce Rosalba, Salme’ Stefano, Motta Paolo, Cesaro Bruno; Garofoli Sara; Giuliana Emilio; Giometto Silvano; Miclavez Antonio; Zannoni Massimo; Pellielo Mauro; Tamburin Luciano; Boscolo Isabella in Tiozzo.
Nella Circoscrizione Centro (Lazio-Marche-Toscana-Umbria), il candidato capolista è Luca Romagnoli, segretario nazioanle di Fiamma ed eurodeputato uscente. In lista con lui: Di Marco Alfio; Nucci Maurizio; De Marco Giovanni; Calisti Marco; Macchetta Milena in Marzani; Rossi Augusto: Tozzi Sergio; Sperduto Simone; Travagliati Sergio; Bernacchi Alessandro; Gamberale Adele; Chialastri Mauro; Conforti Armando.
Nella Circoscrizione Sud (Abruzzo-Molise-Campania-Puglia-Basilicata-Calabria): capolista Romagnoli Luca; Mancusi Vincenzo Francesco; Casaluce Giuseppe; Baldassarre Antonio; De Laurentiis Sebastiano; Di Marco Alfio; Sposito Tiziana; Lucirino Francesco; De leo Francesco; Congedo Carmine Marcello; Spina Franca Laura in Santillo; Di Pierri Nicola; De Luca Raffaela; Gervasi Antonio: D’Annunzio Clemente; Saladino Mario; Tripodi Elisabetta Regina, Pica Antonio.
Nella Circoscrizione isole (Sicilia-sardegna) i candidati sono: Condorelli caff Francesco Nicola: Etzi Ignazio: Scuto Alfio Giuseppe detto Pippo, Fabrizio Maria Ludovica; Cantali Antonino Salvatore detto Nino; Basone Gaspare; Barraco Eugenio; Barone Salvatrice.
“Noi siamo popolo. Fieri della nostra coerenza, vogliamo continuare a far politica nazionalpopolare. Dalla parte degli italiani. Radici nel passato, germogli nel futuro”. E’ l’appello agli elettori di Luca Romagnoli. Tra i punti cardine del programma, la necessità di costruire con azioni concrete un’Europa sociale di radici e futuro, ritornare a essere padroni a casa nostra, nell’Italia delle arti e della cultura. Ma anche garantire sicurezza e giustizia ai cittadini. E ancora: guerra alla criminalità e tutela dei prodotti nazionali e azzeramento della filiera agroalimentare. Su tutti gli altri impegni della Fiamma, quello per il diritto alla casa e al lavoro, l’eliminazione dei mutui onerosi e la lotta all’indebitamento delle famiglie. Punti fermi di una politica forte e sociale. Italiana ed europea.Roma, 29 aprile 2009
ON. LUCA ROMAGNOLI
fiammastampa@libero.it
Parlamento Europeo, via IV Novembre, 149 – 00187 – Roma

Natale di Roma 2009, successo e soddisfazione per la serata organizzata dall’Ass.ne culturale “Il Bersaglio”

Da www.ilbersaglio.info – Piatti tipici, stornelli ed esibizioni degli artisti: ecco come si è celebrata la Romanità.
Grande successo per la serata a tema organizzata dall’Associazione Culturale “Il Bersaglio” in occasione del Natale di Roma presso il Pub Hold’em, in Via delle Cave. L’evento, tra i pochi organizzati nella capitale al di là delle celebrazioni istituzionali, si proponeva come obiettivo quello di celebrare la romanità e il senso di appartenenza alla città eterna, recuperando i simboli e le tradizioni radicate nella cultura. Obiettivo Leggi il resto di questo articolo »

Azione dimostrativa della lista universitaria Arcadia – Studenti di destra

Decine sono i parcometri impacchettati: l’azione è rivendicata dalla lista universitaria ARCADIA – STUDENTI DI DESTRA, a diffondere la notizia è l’Ufficio Stampa del Blocco Studentesco.
“E’ vero, le tariffe in alcuni punti sono agevolate, altre liste chiedono sconti ulteriori sulle tariffe dei parcometri, ma noi di Arcadia andiamo oltre: chiediamo l’abolizione dei parcheggi a pagamento nei pressi delle facoltà” a rilasciare queste dichiarazioni è Federico Depetris, Responsabile della lista Leggi il resto di questo articolo »

Non dimenticare Belgrado

Nella notte del 28 aprile 2009 Base Militante Progetto Torino ha voluto ricordare, con un manifesto creato per l’occasione, lo scempio commesso dalla Nato sul territorio serbo.
Dieci anni fa, con la scusa di far cessare una guerra civile a basso tasso di mortalità e ad alto tasso di falsità, la Nato attaccava la Serbia, bombardando e distruggendo dapprima gli obbiettivi militari, poi le infrastrutture e per finire anche le abitazioni civili. In Italia, il governo D’Alema prendeva parte a questo Leggi il resto di questo articolo »

La CGIL e la “Romagnola” di Alfonsine

logo33Il “risveglio” (tardivo?) dei sindacati, in particolare della CGIL, sulla crisi della azienda ortofrutticola alfonsinese “Romagnola”, lascia quantomeno interdetti.. Come ho già affermato in una mia recente nota i sindacati, l’Amministrazione Comunale e Provinciale, nel settembre 2006 “benedirono” il nuovo corso di Mengaroni e compagni con la loro sbandierata presenza all’atto dell’inaugurazione (vedi il sito internet http://www.romagnolaspa.it/dicono02.htm): ora “raccolgono i cocci” di anni di silenzio…
Quello che volevo però sottolineare, relativamente a queste ultime fasi della vicenda, è che persone ora disoccupate o comunque precarie, tesserate alla CGIL, abbiano sì presentato istanza di fallimento nei confronti della società (come riportato su “Il Resto del Carlino-Ravenna” di oggi, 25/4/2009, a pag. 4), ma abbiano dovuto pagare di tasca loro l’iniziativa legale. Quindi, a quanto pare, la CGIL, nonostante le pesanti trattenute mensili in busta paga, nonostante i soldi del tesseramento ed i vari contributi o rimborsi che arrivano anche dal Ministero del Lavoro, non garantisce alcuna copertura legale ai suoi affiliati, nemmeno quando si affrontano delicati fallimenti aziendali, nemmeno quando si sostiene la causa di persone che vivono nell’incertezza più totale e non hanno molti soldi a disposizione…. È possibile che una struttura apparentemente così organizzata e radicata sul territorio, capace di raccogliere il consenso di milioni di lavoratori e pensionati, esentata dall’obbligo di presentare pubblicamente i propri bilanci, non sia in grado di accollarsi le spese per il recupero di stipendi dovuti ai lavoratori? Mah…FEDERICO PATTUELLI

Consigliere Comunale di Alfonsine

Lista Pattuelli – Mercato Coperto

Il caso Di Bella…

Uno dei casi che ha finora raccolto più consensi nei mezzi di comunicazione, è quello del Professor Luigi Di Bella. Laureato in medicina a Bari nel 1936 ed abilitato alla professione nello stesso anno a Parma, Di Bella divenne, nel corso di un’intensa carriera universitaria, docente di Fisiologia Umana e poi di Chimica Biologica nel 1948 all’Università di Modena, dove ha lavorato incessantemente fino alla pensione.
Attualmente continua l’attività scientifica nel suo laboratorio modenese. Ha pubblicato circa duecento lavori, che sono stati presentati ad innumerevoli congressi scientifici internazionali (Raccolta di Leggi il resto di questo articolo »

De Magistris, ex pm prosciolto nell’inchiesta “Toghe lucane”

20090428_2161023Tratto da il Messaggero ROMA (28 aprile) – Luigi de Magistris è stato prosciolto nell’ambito dell’inchiesta toghe lucane dalle accuse di rivelazione di segreti d’ufficio e abuso d’ufficio. La decisione del gip di Salerno Maria Teresa Belmonte che ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Salerno in riferimento alle accuse mosse al magistrato, fa seguito alla decisione della Cassazione del 2 aprile scorso di non spostare la sede del procedimento.
La Suprema Corte aveva infatti dichiarato inammissibile il ricorso con il quale l’ex coordinatrice della Dda di Potenza, Felicia Genovese, finita nell’inchiesta toghe lucane dell’ex pm De Magistris, chiedeva il trasferimento da Salerno ad altra sede del procedimento avviato nei confronti del collega.
Su denuncia della stessa Genovese de Magistris ed altre 12 persone erano state indagate per vari reati, tra cui abuso d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio. I legali della Genovese avevano sollevato il legittimo sospetto in merito alla presunta non imparzialità dei magistrati di Salerno.«Provata assoluta correttezza De Magistris». L’Italia dei valori, che ha candidato De Magistris alle prossime elezioni europee, ha espresso piena soddisfazione per l’archiviazione del procedimento. «Con il provvedimento emesso dal gip di Salerno – afferma la nota del partito – è stata provata l’assoluta correttezza e gli ostacoli posti alle inchieste dell’ex pm Luigi de Magistris. Il gip di Salerno Maria Teresa Belmonte ha accolto le richieste di archiviazione presentate dalla procura di Salerno in riferimento alle accuse che erano state mosse a Luigi de Magistris, all’ poca sostituto procuratore di Catanzaro, nell’ambito del procedimento Toghe lucane. Le indagini hanno anche dimostrato le gravi interferenze subite dal pm nel condurre le sue inchieste».

Intanto è stata fissata per il 16 giugno l’udienza pubblica davanti alle sezioni unite della Cassazione, nella quale i Supremi giudici dovranno decidere se confermare o meno i provvedimenti, inflitti in via cautelare dal Csm, ai magistrati protagonisti dello scontro tra le Procure di Salerno e Catanzaro, legato alle inchieste avocate al Pm calabrese Luigi De Magistris. Il 19 gennaio scorso la sezione disciplinare del Csm aveva sospeso dalle funzioni il procuratore di Salerno, Luigi Apicella, e trasferito d’ufficio il Pg di Catanzaro Enzo Jannelli, il sostituto Alfredo Garbati e i due Pm di Salerno, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani.

Elezioni europee: Emanuele Filiberto candidato come capolista per l’Udc

0kitibtm-180x140Tratto dal Corriere MILANO – Colpo di scena nell’ambito delle candidature alle prossime elezioni europee. Emanuele Filiberto di Savoia sarà candidato con l’Udc alle elezioni europee. Il nipote dell’ultimo re d’Italia, reduce dal successo alla trasmissione televisiva «Ballando con le stelle», sarà capolista nella circoscrizione Nord Ovest insieme a Magdi Cristiano Allam. Resta fuori invece Vittorio Sgarbi, sulla cui candidatura con il partito di Pier Ferdinando Casini, si erano rincorse voci e polemiche.
LA CANDIDATURA – «Emanuele Filiberto – ha detto il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, nel corso della conferenza stampa di presentazione della candidatura – sarà una grande sorpresa della politica italiana ed europea. Ne sono convinto. E’ una persona straordinaria e capace. Siamo sicuri che andrà in Europa a difendere quello che ci sta più a cuore, cioè la difesa dell’identità cristiana e della famiglia, con grande capacità». Particolarmente soddisfatto della candidatura di Emanuele Filiberto anche il vicepresidente dei deputati Udc Michele Vietti: «Da piemontese sono particolarmente lieto di questa candidatura che rappresenta un pezzo importante della nostra storia. I giudizi li lasciamo agli storici».
LA DICHIARAZIONE – «Mi impegnerò, come un giovane classe ’72, al servizio del mio paese: la cosa che amo sopra ogni cosa»: Emanuele Filiberto di Savoia spiega così la sua candidatura nelle file dell’Udc per le europee, nella circoscrizione Nord ovest.

Anno nuovo… epidemia nuova!

Lonigo, 27 aprile 2009
Non poteva essere altrimenti! Dopo la mucca pazza e l’influenza dei polli arriva una nuova epidemia a minacciare la sopravvivenza dell’intero pianeta: la febbre dei maiali!
Le due precedenti epidemie d’origine animale avevano prodotto una vera e propria strage a livello mondiale: si stima infatti che nella più tragica delle ipotesi siano morte 500 persone in tutto il pianeta! Leggi il resto di questo articolo »

Crisi. Ma quale crisi?

mondo-euro_dollaro_fondo-magazineTratto da il Fondo Di Alessandro Cappelletti
La parola “crisi” deriva dal greco Krisis/Krino, etimologicamente significa “separare”. Sui dizionari viene definita come un «momento che divide un modo di essere o una serie di fenomeni». Figurativamente, può indicare lo stato d’animo di una persona, una situazione anormale in una Nazione o la sospensione nella regolarità del movimento di scambio che costituisce il commercio.
Sfogliamo alcune recenti agenzie di stampa:
- JP Morgan, trim1 sopra attese, pronto a rimborsare Tarp.
- Citigroup ha chiuso il primo trimestre con un utile di 1,6 miliardi di $, dopo cinque trimestri consecutivi in perdita.
- Citigroup porta a “buy” giudizio su Goldman Sachs.
Ma come? Ma queste non sono alcune delle aziende che qualche mese fa non avevano neanche i fazzoletti per asciugarsi le lacrime, che avevano perso tutto e che hanno dovuto chiedere l’elemosina al Popolo/allo Stato perchè non riuscivano a mettere insieme un pasto al giorno? Non sono un economista, non mi intendo di borsa né di finanza e quindi non riesco a capire le schizofrenie di questo mondo.Leggiamo ora alcune delle ultime dichiarazioni sulla Crisi:

Tremonti: «La paura del crollo delle Borse mi sembra finita»; …Così il segretario Usa al Tesoro, Timothy Geithner, non vede all’orizzonte una seconda ondata di crisi bancarie… Anche se, dall’altro lato della strada, Obama predica saggezza, perchè non siamo ancora «fuori dal tunne»l, influenzato probabilmente dal proprio consigliere economico Larry Summers. ….Così come l’ex n°1 della Fed Paul Volcker «ha ricordato che l’economia mondiale sta vivendo la contrazione più forte che si sia vista dagli anni ‘30».

 

Se crisi è «separazione», allora tra gli economisti ce n’è tanta. Noi, che economisti non siamo, vorremmo capire a che punto siamo: siamo dentro, fuori o nel mezzo? Ragioniamoci insieme.

Se crisi è «sospensione nella regolarità del movimento di scambio che costituisce il commercio», allora ci siamo ancora dentro in pieno. Tante sono le Aziende che hanno dovuto ridimensionare chiudere o licenziare, strozzate dai debiti e/o dagli investimenti sbagliati. Possiamo discutere sulla natura di questa Crisi, non sui risultati finali. La disoccupazione è aumentata, la povertà diffusa pure. Fortunatamente, non mancano le merci, né come materia prima né come prodotto finale, il sistema dello scambio denaro-prodotto non è mai andato in tilt, semmai solo diminuito. E non poteva essere altrimenti, visto e considerato che il circuito economico in cui si operava era già considerato gonfio oltre natura fin dalla fine degli anni ‘90. Il problema è che la bolla è esplosa dopo anni di contenimento del costo del lavoro, principalmente gli stipendi, e dello Stato Sociale, sanità e pensioni. È stata poi distrutta la cosiddetta classe media, la borghesia, roba che nemmeno Stalin c’era riuscito così bene, e la forbice tra pochi ricchi e tanti impoveriti si è allargata. La troppa ingordigia ha creato montagne di soldi virtuali e forte diminuzione di quelli reali, così quando è stato il momento di riscuotere quei pezzi di carta il cui contro valore ci permette di comprare il pane, ecco che sono cominciati i problemi veri. Come si poteva pensare che questo sistema potesse continuare all’infinito? Prima o poi bisognava tirare una riga e ripartire da zero, con tutte le conseguenze del caso. Il fatto che il castello di sabbia sia caduto all’improvviso, senza avvertimento, nella sorpresa generale, è un dettaglio che ha stupito solo i fedeli del liberismo radicale.

Se per crisi dobbiamo invece intendere un «momento che separa un modo di essere o una serie di fenomeni» e quindi come da molti immaginato, la fine del capitalismo selvaggio e dell’Economia dell’Algoritmo, allora siamo ben lontani dall’esito finale. La manipolazione delle tre carte è ancora la regola che domina le valutazioni di un’azienda, altrimenti non si spiegherebbero quei miracoli economici sopra riportati. Non conta quello che si produce ma quello che si mostra attraverso il gioco degli specchi. Non importa il valore del prodotto, dell’azienda, ma i confronti fra le trimestrali. Come disse qualche settimana fa, in un’intervista su La7, Alessandro Profumo, il numero uno di Unicredit, «fondamentali sono le persone, per la soddisfazione dei nostri clienti». Sciocco e sorpassato io che sono rimasto all’idea che per valutare il grado di soddisfazione verso una Banca, fondamentali siano gli interessi sul c/c, i servizi e le spese bancarie, ovvero il prodotto finale, quello che un’azienda produce!

Parliamoci chiaro: questa gente probabilmente s’è presa un grande spavento, ha visto il baratro all’orizzonte ed ha quindi sacrificato qualche ramo secco ed ha fatto le scarpe a qualcun altro ma, sostanzialmente, sta tornando a maneggiare l’economia e la finanza come se nulla fosse o sia stato. In pratica, stiamo assistendo ad un riassetto delle posizioni sul mercato. Restano darwinianamente e come sempre gli esseri più capaci di conservarsi e non necessariamente i più evoluti.

Per cambiare l’Economia dell’Algoritmo bisogna pensare un modello alternativo che sappia trapiantarsi al posto dell’attuale. Non basta solo tornare all’economia dell’Impresa e della Produzione, dell’evoluzione dei prodotti, del miglioramento nella catena produttiva, della ricerca nei materiali, perchè non esistendo più una borghesia imprenditoriale capace, appunto, di imprendere, non esiste più nemmeno quella forza trainante e dialettica capace di evolvere e sviluppare benessere e ricchezza attraverso il Prodotto Finale. Oggi il maggior Azionista di Industria è Banca e Banca non imprende, fa solo tornare i conti. La vera domanda che quindi ci dobbiamo porre in questa fase storica è: quale figura guida oggi lo sviluppo economico? Il Ragioniere o l’Imprenditore? Da questa constatazione, bisogna partire per pensare il Futuro.

«L’agricoltura restituisce deliberatamente quello che l’uomo estrae dalla terra. L’estrazione mineraria, al contrario, è distruttiva perchè ciò che viene estratto, non si può sostituire e molto si scarta». Così scriveva Lewis Mumford.

Oggi, l’Economia dell’Algoritmo non solo produce scarti e rifiuti, ma impone anche che tutto debba essere sostituibile e scartabile per poter mantenere e conservare il Circolo Economico Vizioso. La Rivoluzione del Futuro sarà trasformare il sostituibile e lo scarto in risorsa indispensabile al funzionamento del Sistema. Niente di troppo fantasioso né futuribile. Lo scarto non sia più rifiuto ma materia di produzione. La Precarietà nel mondo del Lavoro non sia più occasione per offrire rituali sacrifici sull’altare delle quotazioni borsistiche, ma possibilità temporanea di miglioramento individuale. Non avere più bisogno del Superfluo, ma disporre del Fabbisogno.

La vera crisi è pensare un Ambiente Economico in armonia con l’Ambiente circostante, un modello di sviluppo alternativo a questo che viviamo attualmente, così simile a quello di Leonia, una delle Città Invisibili di Calvino dove la felicità è direttamente proporzionale alla quantità di rifiuti che si getta via per poter lasciare spazio a nuovi e più moderni oggetti che diventeranno spazzatura domani.

Già da tempo viviamo tempi dinamici, che ancora non sono definiti all’orizzonte. La Cultura, il Pensiero, l’Arte, la Società, la Politica, vivono anni di buio,di crisi, di silenzio, di nichilismo che hanno lasciato il campo libero ai devoti del Materialismo, del Progresso, del Liberismo, del freddo Pragmatismo illuminista. Manca un indirizzo di riflessione che sappia essere confronto dialettico per criticare questa nostra epoca, che sappia separare gli elementi, che sappia distinguere, che soprattutto sappia essere alternativa al Pensiero Comune Dominante. È necessario pensare il Futuro rompendo gli schemi e i confini, oltrepassando il Meridiano Zero. In questa direzione esiste già un vasto Pantheon di Pensiero Critico cui attingere che passa dai padri storici di questa visione della vita (Nietszche, Heidegger, Jünger) per arrivare ai contemporanei Faye, De Benoist, Tarchi, Locchi, Vaj ma anche all’originale proposta della Professoressa Bonesio e senza dimenticare il compianto Giano Accame con il quale vorrei chiudere tutto questa mia riflessione, citando parte di un suo articolo recente che sia o possa, così, essere spunto di riflessione e devoto tributo:

«Già da tempo è stato osservato che una crescita economica continua in un sistema non infinito, ma al contrario segnato da limiti, è una contraddizione della matematica. Ma è soprattutto un errore rispetto ai sempre più pressanti problemi di protezione ed equilibrio ambientale, tanto del genere umano e della vivibilità sulla Terra, quanto – e a maggior ragione, toccandoci più direttamente – per mantenere gli attuali livelli di diffuso benessere nei sistemi come il nostro socialmente avanzati. Sistemi che negli scorsi decenni ebbero il merito di assorbire nel ceto medio gran parte del proletariato; ma nei quali l’attuale modello di crescita non prospetta obiettivi di miglioramento per tutti e al contrario sta generando nuove povertà accanto a sempre più minoritarie e squilibrate ricchezze. Le soste nello sviluppo economico non si curano con i manager tagliatori di teste di moda nell’economia americana, ma con una gestione dell’ormai raggiunta economia del benessere e dell’abbondanza che sappia realizzare anche, attraverso le imprese più attive e non finanziando i falliti, gli obiettivi equilibratori del lavorare un po’ meno ma tutti».

Iniziativa di AG Monteverde contro l’immigrazione

dsc00043E’ iniziata la campagna lanciata da Azione Giovani MONTEVERDE per il rimpatrio immediato degli immigrati che commettono reati in Italia per lo sconto della pena nella nazione di provenienza. I ragazzi di Ag Monteverde hanno notato un buon riscontro nei cittadini che hanno sottoscritto la petizione, sono state raccolte oltre 100 firme. Al banchetto era presente anche la mascotte della sezione: “Dafne”, detta “Benita”, un cane salvato dalla strada da due militanti della sezione. “E’ assurdo che l’italia spenda milioni di euro per mantenere criminali che, provenienti da altre nazioni, vengono in casa nostra a delinquere. Chiediamo al governo Italiano e al parlmaneto di impegnarsi a varare una legge per il rimpatrio immediato, per risparmiare milioni di euro e per risolvere parzialmente il problema dell’affollamento delle carceri” Dichiarano Giulia Calconi (Presidente di Ag Monteverde) e Brian Carelli (PdL Monteverde)-

E’ uscito il nuovo numero di Controvento. Aprile 2009

controventopgE’ uscito il nuovo numero di Controvento cartaceo.
Anno 1 – N. 1 – Aprile 2009
I VERI TERRORISTI – Mario Cecere
IL PERCHE’ DI UNA SCELTA – Associazione
Culturale Tyr Perugia
ESSERE UOMINI – Fabio Polese
PER IL LAVORO, PER LA
PATRIA… – Associazione Culturale Tyr Perugia
GABRIELE SANDRI ASPETTA ANCORA
GIUSTIZIA – Associazione Culturale Tyr Perugia

In allegato in .PDF
Potete
richiederlo via mail a: controventopg@libero.it

www.controventopg.splinder.com

Giurisprudenza Palermo, irruzione degli autonomi dei centri sociali dentro la facoltà

Questa mattina un gruppo di circa trenta autonomi appartenenti ai centri sociali ha fatto irruzione dentro la facoltà di Giurisprudenza di Palermo per svolgere un presidio non autorizzato nell’atrio. Gli estremisti di sinistra hanno aperto uno striscione (“L’università è antifascista”) e distribuito volantini intimidatori contro Azione Universitaria. Gli autonomi hanno lanciato al megafono i soliti cori deliranti contro i giovani di destra, nella totale indifferenza degli studenti presenti. Questo blitz è solo l’ultimo di una lunga serie. La scorsa Leggi il resto di questo articolo »

Mancanza di controlli nel paese dei furbi

itaPer rendersi conto del problema dell’assenza cronica, nella Penisola, di verifiche e di controlli, basta trascorrervi anche solo una breve vacanza. Qualche esempio banale: il viaggiare senza biglietto su un mezzo pubblico, lì, è cosa corrente (almeno al Sud); l’allacciare la cintura di sicurezza, in auto, è un gesto per molti impensabile.
Se gli atteggiamenti anarcoidi dell’italiano medio si spiegano con la noncuranza per le regole, che è molto diffusa nella terra dei furbi, tali atteggiamenti sono anche grandemente favoriti dall’assenza di controlli e sanzioni.
Il terremoto dell’Aquila ha messo in evidenza il non rispetto delle norme antisismiche di molti edifici. Le norme esistevano, ma erano rimaste lettera morta, poiché le autorità preposte non erano mai intervenute.
In Italia si pensa che basti aumentare una sanzione perché il problema si risolva, per incanto. Vi è così il rito ricorrente dell’”inasprimento delle pene”. Un inasprimento che non cambia i comportamenti, dal momento che non è seguito dai dovuti controlli.
In Italia, dove i programmi di discussione in Tv hanno sostituito la messa e il rosario di un tempo, ogni avvenimento rischia di essere mediatizzato ad oltranza. Era inevitabile quindi che anche il terremoto e il dopo terremoto subissero certi effetti di lievitazione ed enfiagione ad opera della Tv. E difatti, le sbavature da ipertrofia mediatica non sono mancate. Le chiacchiere e le polemiche si sono poi sprecate. Ma è da capire: in Tv, i partecipanti alle interminabili discussioni urlate, tutto quello che vogliono è mostrare di aver ragione. Che le cose poi non cambino, non interessa. La soddisfazione più grande è di poter dire, anche in Tv come avviene per le discussioni dal barbiere o al bar: “Ve lo avevo detto io!”
Veramente patetica è l’immagine da terzo mondo, del telecronista che, foglietto in mano, trasmette la cronaca degli avvenimenti, con un gruppetto compatto di persone che gli si sono accalcate dietro, come per una foto ricordo. Neppure il terremoto dell’Aquila è riuscito a scuotere l’attrazione fatale che l’italiano medio prova per la magia delle telecamere. E così, nella “foto ricordo”, dietro il giornalista televisivo che trasmetteva il suo servizio tra le rovine del terremoto, abbiamo visto assiepati vigili del fuoco, poliziotti, addetti vari e sinistrati. Essi guardavano l’obiettivo con occhi smorti, perché compresi della tristezza dell’ora, contenti però nell’intimo della straordinaria fortuna di poter assurgere, per un attimo, a divi dello schermo.
“È edificante vedere che in Italia tutti si preoccupano e parlano del terremoto”, è stato il commento di un esperto nel corso di un programma televisivo di commenti e discussioni. “Non proprio”, ha interloquito uno dei presenti – sociologo – spiegando che gli italiani sono infantili nei loro comportamenti, poiché eccedono nelle emozioni verso il problema del momento, per poi subito dimenticarlo e passare ad altro. E ha concluso dicendo che succederà purtroppo anche per i problemi che il terremoto ha messo in evidenza e di cui oggi tutti parlano. Prevedo anch’io, infatti, che gli italiani passeranno ben presto dalle attuali fervide discussioni del dopo terremoto alle loro sacrosante discussioni del dopo partita.Claudio Antonelli (Montréal)

Fiumi d’Europa

2019-02aerea2Viaggiando sopra i cieli limpidi d’Europa su di un aeroplano e volgendo i nostri occhiall’oblò, verso quel vuoto che ci distanzia qualche migliaio di chilometri da terra, il nostro sguardo viene catturato dalle sinuose, magiche, affascinanti forme da cui è caratterizzato il Vecchio Continente. Specificità territoriali che non sono da considerare soltanto meri elementi geologici, bensì assumono un’importanza assoluta quali reali motivi di distinzione, poiché posseggono entro di sé le radici dei molteplici popoli europei e ne conservano, attraverso il modo di presentarsi al profondo occhio curioso dell’uomo, le prerogative d’ognuno. Dalla rudezza degli immensi bassopiani ad Est può evincersi la asprezza dei popoli slavi, dall’aridità e dalla limpidezza a Sud della penisola iberica o dell’Italia il calore dei mediterranei, dall’austerità delle vette innevate la freddezza dei nordici e così via… E’ meraviglioso comprendere l’importanza del ruolo svolto dalla geologia nel definire le differenze tra europei atte a comporne un mosaico antico, come è davvero sorprendente quanto possano incidere gli stessi fattori geologici nei destini della nostra storia, ma non meno di quanto sia oggi sorprendente passare sopra territori così vasti e teatri di vicende protrattesi secoli, in modo rapido e comodo per mezzo di un moderno ed inflazionatissimo mezzo di spostamento: l’aereo. Ciò di cui vogliamo occuparci questo mese, concedendoci una licenza poetica, è l’elemento tra i più importanti in tale questione: i fiumi; analizzandone alcuni significativi rappresentanti. Quelle arterie tortuose che si insinuano nell’entroterra europeo con tutta la loro naturale possanza ed appaiono al nostro sguardo dall’alto come enormi draghi di un colore azzurro soffuso di cui raramente riusciamo a scorgere all’orizzonte la foce. Importanza la loro che si esprime sotto diversi aspetti: la fertilitàdelle terre limitrofe resa tale dal loro scorrere perpetuo, il corridoio navale concesso al fine di poter stimolare il commercio e lo scambio culturale, l’enorme riserva d’acqua da cui poter attingere con costante affidabilità. Non è certo casuale il fatto che città non solo dell’Europa dense d’importanza universalmente riconosciuta siano nate e si siano sviluppate in tutta la loro magnificenza proprio presso dei noti fiumi: su tutte, la nostra amata Urbe immortale. Altrettanto importante il loro ruolo di naturale segmento di confine che divide inesorabilmente la terra tanto quanto la storia di chi la vive; così come, al contrario, il ruolo di compagno di viaggio e di indicatore, attraverso quel suo fluire, di popoli lanciati verso l’avventura, la scoperta, le conquiste. Caratteri questi due appena citati (il radicamento presso un territorio e la sete di viaggio) che rappresentano due piatti apparentemente distanti ma la cui complementarietà rende saldamente in equilibrio un’ideale bilancia proiettata presso i secoli di storia. Due anime antiche ed egualmente nobili che tracciano due assi di coordinate di una immensa distesa di territorio chiamata Europa e ne sanciscono la sacralità, l’uno lanciato in direzione orizzontale e l’altro in verticale, disegnando una croce. Fedeli alla stessa identica geometria sembrano essere i due più autorevoli fiumi le cui acque scorrono nel cuore come sangue che ne stabilisce i palpiti. Dalla schiva e neutrale Svizzera, un tempo l’ultimo avamposto germanico a meridione, nasce il Reno che si staglia rigoglioso verso il Mare del Nord. Dall’alta Germania inizia invece il corso del Danubio che si protrae attraverso tanti e diversi territori accomunati dalle origini slave fino ad immergersi nel Mar Nero. Quest’ultimo fiume porta al cuore dell’Europa le influenze asiatiche e viceversa concede alla vita europea di aprirsi ad orizzonti ad Est. Il Reno sembra invece quasi voler dividere il mondo teutonico da quello latino, quando in realtà finisce per rappresentarne punto d’incontro e simbolo d’affinità sotto una comune effige continentale. Effettivamente il suo corso per molti chilometri assume una funzione di frontiera: tra Svizzera ed Austria, tra Svizzera e Germania, tra Germania e Francia. Ma la sua reale identità emerge se si analizza non superficialmente un dato aspetto: nel Nord, nella tedesca regione della Westfalia, il Reno passa attraverso una città di incommensurabile valore artistico e storico. Città spiccatamente tedesca, la cui bellezza ne rappresenta un fiore all’occhiello; eppure, città romana. Romana nei suoi geometrici viali, romana nel nome antico di cui in italiano resta tuttora la prima parte: Colonia Agrippina. Spostiamoci ora un po’ più ad Ovest, sempre all’interno dello stesso Land tedesco chiamato appunto Nord Reno, ove sorge una città il cui nome pronunciato in lingua indigena lascia indifferenti i più: Aachen. Ebbene, questo nome dal suono così metallico corrisponde al nostrano Aquisgrana, antica sede del Sacro Romano Impero. Fortissimamente la volle tale Carlo Magno, Re carolingio che, per mezzo di una serie di vittoriose campagne militari, ricostituì lo scettro imperiale in Europa. Egli, dopo aver scelto Aquisgrana quale cuore del suo capolavoro politico, la impreziosì ordinando che vi fosse costruito un maestoso palazzo imperiale tuttoggi apprezzato quale cattedrale ed al cui interno stanno le reliquie dello stesso imperatore. Città dunque saldamente legata a Roma, alle sue origini divine; legame reso manifesto nella data del Natale dell’anno 800: giorno che corrisponde all’incoronazione imperiale di Carlo Magno da parte del Papa Leone III nella Basilica di San Pietro in Vaticano. L’epicentro del lungo fiume Reno è così reso un ponte tra le due più aristocratiche e considerevoli culture europee: quelle dei latini e dei germani. Se la Francia è bagnata dal Reno che ne rappresenta la frontiera con la vicina e rivale Germania, se è anche l’Italia ad entrare a pieno diritto tra le nazioni presenti nel Reno attraverso(abbiamo visto) la grandezza di Roma lungo i secoli, non di meno un’altra tipica espressione latina può non essere annoverata sotto questo aspetto: la Spagna. L’influenza spagnola sul fiume Reno fu introdotta da Carlo V d’Asburgo. E’ grazie a quest’altro eccelso sovrano europeo che le truppe iberiche mossero in direzione Renania, cuore d’Europa, portando con sé l’influenza del loro solare spirito mediterraneo. Figlio dell’asburgico Imperatore del Sacro Romano Impero Filippo il bello e della regina spagnola Giovanna di Castiglia, ereditò un Impero vastissimo sul quale egli stesso ebbe modo di affermare “non tramonta mai il sole”. Un Reno crogiuolo di civiltà proprio poiché le sue terre sono state teatro di incontri tra popoli, di sacre fusioni, ma anche di aspre battaglie. Ultimo disperato tentativo di mantenerne integro questo aspetto squisitamente europeo prima della capitolazione del 1945, fu l’operazione Guardia sul Reno: alla fine del 1944 le divisioni valloni e fiamminghe di SS del Terzo Reich, attraverso una perentoria ed inaspettata offensiva, tentarono invano di strappare le proprie terre natie agli occupanti anglo-americani spingendosi con coraggio ed ottimo auspicio sul fronte Ovest oltre Reno rispetto al territorio del Reich. Un gesto disperatamente mirato a mantenere una linea di coerenza con la storia d’Europa che da lì a poco abdicherà tutta al cospetto dell’invasore occidentale. Da un invasore orientale verrà invece impossessato a termine della II guerra mondiale (a parte che per il tratto austriaco) l’altro grande fiume a cui abbiamo accennato: il Danubio. Sarà del resto un indegno muro grigio a decidere la spartizione dell’ambito bottino di guerra ed a dividere così entro due distinte sfere d’influenza questi due famosi fiumi. Ma, a differenza del più radicato ed interno Reno, il Danubio nella storia è
sempre stato testimone di invasioni dall’Est. Esso si insinua attraverso di diverse capitali di indiscutibile importanza: Vienna, Bratislava, Budapest, Belgrado, Bucarest. Terre di passioni impetuose e violente, principalmente di costumi rudi e di civiltà contadine. La sua longitudine ha indirizzato le furiose avanzate delle truppe mongole di Gengis Khan che terrorizzarono il continente tutto, oltre ad esser stati i suoi territori meta desiderata e conquistata dagli spietati guerrieri ottomani che ne impedirono per secoli la piena integrazione al resto dell’Europa. Eppure abbiamo detto, parlando della spartizione dopo il 1945, che una deliziosa città danubiana non fu oggetto di conquista. Abbiamo appunto fatto riferimento a Vienna, a quella capitale che si esprime in tutta la sua eleganza come uno dei simboli d’Europa. Ciò avvenne in piena linea di coerenza con la storia della capitale dell’Osterreich, sebbene tormentata e spesso sottoposta alle feroci mire straniere. Seppe resistere, grazie anche al contributo di valorosi combattenti provenienti da altri Stati europei, ai vari tentativi turchi di assediarla. Su tutti, quello che culminò con la Battaglia di Vienna del 1683 e che segnò l’arresto dei tentativi di conquista dell’allora temibilissimo esercito ottomano ed il conseguente inizio di un riassorbimento da parte europea delle nazioni dell’Est. Vienna che sarà anche il simbolo del fiorire di un Impero condiviso con i vicini ungheresi che si estenderà anche nel Nord-Est d’Italia e ne segnerà in qualche modo il carattere sobrio e diligente degli abitanti. Le sventure arriveranno negli anni nelle regioni danubiane non solo attraverso le polverose cavalcate da Est, bensì anche via cielo dalle altrettanto barbare bocche di fuoco degli aerei americani. Città emblema che ha dovuto pagare questo tipo di conseguenze militari col destino è Belgrado. Non a torto definita trincea d’Europa, data la sua collocazione geografica, fu dieci anni fa, nel 1999, teatro di bombardamenti della NATO tesi a sradicare questa ultima orgogliosa testimonianza di sovranità nazionale per mezzo del loro caratteristico metodo democratico: il bombardamento indiscriminato teso all’uccisione sistematica di migliaia di civili. Fu così che venne deposto il leader jugoslavo Milosevic e che anni dopo fu deciso l’ultimo e umiliante strappo: la cessione del Kosovo, storica regione della Serbia ortodossa, a beneficio di una canea di criminali d’origine albanese intenzionati ad imporre con forza vandalica una cultura diversa da quella autoctona ed a farne corridoio di malaffare. Un fiume Danubio che non cela il suo aspetto malinconico, che fluttua acqua fredda e cristallina che può trasformarsi in lacrime. Ecco dunque la geologia che abbraccia l’antropologia, un semplice linea azzurra sulla cartina geografica che ricalca in pieno le sembianze dei popoli radicati nei suoi pressi. E’ proprio per rendere virtù a questo assunto poetico che vogliamo terminare con una postilla su due piccolissimi fiumi, gracili e quasi impercettibili dall’alto rispetto all’imponenza del Reno e del Danubio. Due fiumi che rappresentano un’altra dualità d’Europa: la razionale e contabile freddezza anglosassone e lo spirito solare e attivo del mondo latino; lontani geograficamente e culturalmente. Il Tamigi, espressione ideale del progressismo modernamente concepito, nasce rigoglioso e anonimo tra la pacata e apprezzabile natura delle colline inglesi, fino a regredire tra le storture metropolitane: riflesso cupo delle nubi chimiche che perennemente aleggiano sopra i cieli londinesi, si staglia di una continua tortuosità, prima tra le basse case popolari dell’area periferica ad Ovest di Londra, poi nel cuore della finanza nella City e sotto il rappresentativo Big Bang, di nuovo tra case popolari stavolta nel famigerato East End, ove svolge il ruolo di discarica di residui industriali. Uscito da Londra come se da un girono dantesco, rifugge verso la ridente Southend e si disperde nel Mare del Nord. Il Tevere, il cui mito affonda nella preistoria di Roma: all’annegamento nelle sue acque del Re latino Tiberino; ma trova il suo principale riferimento nel mito della fondazione dell’Urbe. Sono le sue fresche acque a trasportare la cesta all’interno della quale gemono Romolo e Remo verso la lupa che, allattando con gesto provvido i due neonati sotto l’auspicio di un albero di fico, dà inizio all’epopea di Roma. Un Tevere le cui acque saranno un compagno di viaggio fidato della storia della città; sicuro rifornimento d’acqua, tendente allo straripamento quanto i romani all’eccesso, registrerà col tempo un inesorabile declino che corrisponde a quello di Roma e dell’Italia tutta. Un declino che fa oggi der bionno Tevere una cloaca piena di sporcizia e di abbandono, ahinoi tipici malcostumi della società che viviamo e che, specchiandoci da un qualsiasi ponte cittadino verso le putride acque che scorrono in basso, riflettono su noi stessi. Quando il fiume è denuncia di una decadenza…

http://assculturalezenit.spaces.live.com/

Usa-Russia: avviati i colloqui sul disarmo nucleare

obamamedvedTratto da Rinascita Di Andrea Perrone La Russia tende la mano agli Stati Uniti per un nuovo Trattato sul disarmo nucleare ma Washington non demorde nei suoi piani per la realizzazione di uno scudo spaziale in Europa. Il Cremlino è preoccupato.
Si sono tenuti venerdì a Roma, presso l’ambasciata americana di via Veneto, i colloqui preliminari tra Usa e Russia per l’avvio del disarmo nucleare annunciati dall’inquilino della Casa Bianca, Barack Obama, con il discorso di Praga, dello scorso 5 aprile.
Proprio nella capitale italiana si è avuto il primo confronto diretto tra la nuova amministrazione americana e la Russia del presidente, Dmitri Medvedev. È stato soltanto un colloquio a livello di alti funzionari addetti ai lavori, in vista dell’incontro tra i rispettivi capi delle diplomazie il 7 maggio a Washington. Sul tavolo dei negoziati, che dovrebbero portare ai primi frutti in tempo per il summit moscovita Medvedev-Obama di luglio, c’è il Trattato Start sulla riduzione degli armamenti strategici, vecchio di quasi 20 anni e in scadenza a fine 2009.
La Russia si è detta pronta ad una notevole riduzione del proprio arsenale, a conferma della disponibilità a scendere sotto la soglia delle 1.700-2.000 ogive previste dal Trattato di Mosca del 2002. L’incontro ha avuto luogo presso l’ambasciata Usa in Italia, alla presenza da parte russa del direttore del Dipartimento per la sicurezza e il disarmo del ministero degli Esteri russo, Anatoly Antonov, e per gli Stati Uniti del nuovo assistente del Segretario di Stato, Rose Gottemoeller, direttore fino allo scorso anno del Carnegie Moscow Center. Il Capo di Stato Maggiore delle forze armate russe, Nikolai Makarov, ha voluto sottolineare che “si può abbassare notevolmente il numero delle nostre testate e la loro dislocazione”. Gli Usa invece si sono mostrati assolutamente cauti. A pesare sulla soluzione al disarmo nucleare che vede le due superpotenze in possesso del 96 per cento delle 25.000 ogive presenti in tutto il pianeta. Tuttavia la soluzione alla proliferazione nucleare e al nuovo Trattato sul disarmo passa attraverso il progetto di scudo antimissile in Europa centro-orientale, tanto avversato da Mosca, che Obama nell’aprile scorso ha dichiarato andrà avanti finché ci sarà la minaccia iraniana. Un pretesto quello del nucleare di Teheran per contenere la Russia e accerchiarla militarmente temendo la sua rinascita. Dal canto suo Mosca ha continuato anche in questi giorni a denunciare le manovre statunitensi. Il 22 aprile scorso la Russia ha accusato infatti gli Stati Uniti di andare avanti con i suoi piani di sviluppo per lo scudo antimissile.
“Gli Stati Uniti non hanno rivisto i loro piani”, aveva tuonato il vice ministro degli Esteri russo Sergei Riabkov, in un’intervista al quotidiano Vremja Novostej, nella quale aveva anche accusato Washington di intensificare i suoi piani aggressivi.
Al termine dei colloqui i responsabili di Russia e Stati Uniti comunque hanno definito rispettivamente “costruttivi” e “molto produttivi” i negoziati preliminari di Roma.
In una conferenza stampa seguita ai negoziati, Antonov ha assicurato che Mosca “farà tutto il possibile” per trovare un accordo con Washington.
La controparte americana, Gottemoeller ha spiegato che le trattative sono state un buon passo iniziale, annunciando che ci saranno una serie di colloqui “più sostanziali” nelle prossime settimane. Antonov ha aggiunto che il primo round si terrà a Washington a metà maggio. Il compito dei due delegati è diventato quello di preparare un rapporto dettagliato entro l’estate, da presentare alle rispettive capitali. Il documento sarà poi la base per l’incontro tra il presidente americano e quello russo, in agenda per il mese di luglio. I due responsabili hanno poi ricordato che l’obiettivo finale dei colloqui è preparare una bozza di accordo entro la fine dell’anno. Il trattato che stabilisce il numero massimo di testate consentite per Russia e Usa è lo Start II e la sua scadenza è prevista per il 5 dicembre prossimo.

aprile: 2009
L M M G V S D
« mar   mag »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930