Archivio di novembre 2009

Gioventù Italiana contro la riforma che ostacolerà l’accesso alla professione di avvocato

Gioventù Italiana, movimento giovanile de La Destra, si schiera contro la Casta degli Avvocati, che non si accontenta di difendere i suoi privilegi, ma vuole anche ostacolare l’inserimento dei giovani avvocati. Lo Stato Sociale deve fornire pari opportunità a tutti, e permettere ai giovani l’accesso al mondo del lavoro, per contribuire al benessere nazionale: Nazione e Lavoro, non a caso lo slogan de La Destra. *All’ultima assemblea del Consiglio nazionale forense sono stati discussi i punti relativi alla professione di avvocato nella riforma della giustizia, che sarà poi sottoposta al Leggi il resto di questo articolo »

Alla sbarra il nazista Demjanjuk. Processa all’ultimo criminale di guerra

afp_17337689_06180Tratto da Repubblica dal nostro inviato ANDREA TARQUINI MONACO – Processo in Germania all’ultimo presunto grande criminale nazista caduto ancora da vivo nella rete della giustizia del mondo. John Demjanjuk, oggi apolide, di nascita ucraino, secondo l’accusa volontario come guardiano dei campi di sterminio del Terzo Reich a Sobibor e a Trawniki, è comparso stamane davanti al tribunale di Monaco di Baviera. La Germania unita fa ancora una volta, con coraggio e volto aperto, i conti col suo passato. Nella ricca capitale bavarese in stato d’assedio e invasa dai giornalisti, un vecchio di 89 anni è stato portato in sedia a rotelle nell’aula 206 del tribunale, per rendere conto dell’accusa di partecipazione attiva all’Olocausto.
“Imputato John Demjanjuk”, ha detto il presidente della Corte, giudice Ralph Alt, aprendo il dibattimento, “Lei è incriminato per concorso in omicidio di almeno 27.900 persone, deportate dalla tirannide nazista e dalle forze tedesche occupanti dall’Europa intera nei campi di sterminio”. Gli occhi chiusi, semiaddormentato sulla sedia a rotelle, il volto quasi nascosto da un berretto da baseball, le gambe nascoste da una coperta di telacerata copriletto azzurra, Demjanjuk sembrava quasi assente. Una giovane interprete gli traduce ogni passo.Allora, giovane soldato ucraino nell’Armata rossa, Demjanjuk fu preso prigioniero dagli invasori nazisti. Secondo l’atto d’accusa, e le prove fornite da indagini delle magistrature tedesca e americana e del Centro Simon Wiesenthal, ben presto accettò di arruolarsi come guardia ausiliaria nei campi di sterminio. I sopravvissuti lo ricordano ancora: era tra i più spietati, picchiava e frustava crudele ogni deportato che scendeva dai treni della morte, si accaniva contro di loro mentre dovevano spogliarsi in pochi secondi per indossare il pigiama di forzati della morte, li spingeva brutalmente nella fila verso le cosiddette ‘docce’, i locali dove il gas Zyklone-B prodotto dalla ditta IG Farben sterminava gli ebrei d’Europa tra sofferenze atroci.

“Non avete il diritto di giudicarlo, avete lasciato in pace tanti tedeschi complici o responsabili di crimini”, ha detto il suo difensore Ulrich Busch, chiedendo di ricusare il giudice. Ma non ha speranza. Il processo iniziato ieri proseguirà a ritmo rallentato perché, per le sue precarie condizioni di salute, Demjanjuk non è in grado di presenziare a più di un massimo di tre ore d’udienza al giorno. La sentenza è attesa per maggio dell’anno prossimo. Demjanjuk dopo la guerra si rifece una vita da meccanico negli Usa. Fu estradato in Israele ma là al suo primo processo venne assolto per insufficienza di prove. Si trasferì in Ucraina poi tornò negli Usa. Un paio d’anni fa la giustizia tedesca, incoraggiata dal Centro Wiesenthal, ha chiesto e ottenuto la sua estradizione.

Gabriele Adinolfi: chiusi i lavori di Polaris III

polaSi sono conclusi domenica 29 i lavori del III incontro nazionale del Centro Studi Polaris. Tra le altre cose (che potete leggere nel resoconto) si è confermato il varo della rivista il cui primo numero è previsto per questa primavera.
Chi vuole provare a collaborare alla sua stesura così come
chi desidera contribuire a distribuirla mi scriva a: ga@gabrieleadinolfi.it
Per il resoconto dei lavori andare su:

http://www.noreporter.org/index.php?option=com_content&view=article&id=13636:diario-di-bordo&catid=14:note&Itemid=18

Giovanna Canzano intervista Deborah Callegari Hasanagic

Giovanna Canzano intervista DEBORAH CALLEGARI HASANAGIC 30 novembre 2009
“All’interno della comunità islamica in Italia do fastidio a molte persone, a differenza dei bosniaci musulmani che mi sostengono moralmente e, sempre secondo il noto settimanale SAFF www.saff.ba, in Bosnia io rappresento la donna musulmana combattiva ed esemplare” (Deborah Callegari Hasanagic)
Canzano 1- Con il suo libro La mia fuga verso l’Islam ha voluto spiegare ai cattolici italiani le ragioni della sua scelta e la superiorità della sua nuova fede. Perché scrivere della sua conversione in un libro? Leggi il resto di questo articolo »

Gioventù Italiana trionfa al Parlamento Regionale degli studenti in Puglia

Oggi dopo una serie di interminabili giorni di attesa, sono stati resi noti i nomi degli eletti al “Parlamento Regionale degli Studenti” della Puglia.Dopo la recente elezione del Presidente della Consulta Provinciale degli studenti di Bari, Gioventù Italiana si conferma ancora il primo movimento studentesco a Bari città, estendendo la sua importanza anche ad altre realtà come quella di Ruvo di Puglia comune in provincia di Bari,e di Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi. Nel collegio Bari 1 che riguarda la sola città di Bari, Gioventù Italiana ha sbaragliato tutti gli altri Leggi il resto di questo articolo »

Irlanda, Vaticano sotto accusa: “Ostacolò il rapporto sulla pedofilia”

stor_17311754_17350Tratto da Repubblica LONDRA – Il Vaticano ignorò la commissione d’inchiesta sugli abusi pedofili da parte di sacerdoti nell’arcidiocesi di Dublino e sulla loro gestione da parte dei vertici della Chiesa locale. E’ la denuncia contenuta nel rapporto della commissione presentato ieri e citato dall’emittente inglese Bbc, che nel 2007 aveva trasmesso un reportage shock sulle violenze sessuali dei preti irlandesi.
La commissione guidata dal magistrato Yvonne Murphy chiese nel 2006 dettagli dei rapporti sugli abusi inviati alla Santa Sede dall’arcidiocesi di Dublino. Ma il Vaticano, secondo il rapporto, non rispose, limitandosi a comunicare al ministero degli Esteri irlandese che “la richiesta non era andata attraverso gli appropriati canali diplomatici”. La commissione ha sottolineato però che era indipendente dal governo e quindi non aveva ritenuto opportuno usare canali diploamtici.
Fu anche ignorata, secondo la Bbc, una richiesta di informazioni avanzata al nunzio apostolico a Dublino nel febbraio 2007, in cui la commissione chiedeva tutti i documenti rilevanti (gli abusi e la loro gestione toccati dall’inchiesta vanno dal 1975 al 2004) in suo possesso. Non ci fu risposta neanche alla richiesta di commento al rapporto, parte del quale fu inviato al Nunzio, visto che menzionavano il suo ufficio.L’Irish Times cita oggi un portavoce della Santa Sede, per il quale “si tratta di una questione che riguarda la chiesa locale”. Il responsabile attuale dell’arcidiocesi di Dublino, Diarmuid Martin, ha ieri espresso “dolore e vergogna” per la vicenda degli abusi e per come furono coperti dai vertici della chiesa cattolica di Dublino, offrendo le sue “scuse” alle centinaia di vittime delle violenze.

Anche in Italia il caso era esploso dopo la messa in onda del servizio dell’emittente inglese Sex crimes and the Vatican durante una puntata di Annozero su Raidue. Il video racconta di 100 bambini e bambine abusati da 26 sacerdoti che il giornalista della Bbc sostiene siano stati coperti dal Vaticano, dalla Chiesa di Roma e dall’allora cardinale Ratzinger, a capo della Congregazione della Dottrina della Fede.

3 anni di attività per cantiribelli.com

cantiribelli-3anni

Il nostro sito web raggiunge i tre anni di attività! Permetteteci quindi di ringraziare innanzitutto lo staff di Lorien, i nostri consiglieri più fedeli, i tanti amici incontrati sul cammino, gli artisti che hanno collaborato con noi e soprattutto tutti voi che ci seguite (ormai lo possiamo dire!) da anni così numerosi. Grazie mille!Lunga vita a Cantiribelli!
www.cantiribelli.com

Goldman Sachs: nemico pubblico?

sachsGoldman Sachs è la sola tra le banche d’affari sopravvissuta quasi indenne alla crisi finanziaria: pur non essendo la più grande del mondo (30.000 dipendenti, 11 volte di meno della Industrial and Commercial Bank of China), né quella con il bilancio più robusto (totale attività pari a circa 900 miliardi di dollari, contro i 2,4 del colosso britannico HSBC), è di gran lunga la più redditizia (222.000 dollari per addetto – la seconda in classifica, JP Morgan, arriva “appena” a 133.000). Simbolo quintessenziale del liberismo più spericolato, icona del mondo finanziario, conventicola infiltrata nelle stanze dei bottoni dell’universo mondo, c’è chi la chiama Goldmine Sachs ovvero Miniera d’oro – Sachs, chi Government Sachs, ovvero Governo – Sachs.
La banca d’affari fondata a New York nel 1869 da due ebrei bavaresi (Marcus Goldman e Samuel Sachs) è stata per quasi un secolo e mezzo oggetto di ammirazione quanto di odio: il giornalista freelance John Arlidge è riuscito a penetrare all’interno del quartier generale di Goldman Sachs, un edificio anonimo al numero 85 di Broad Street, a New York, e a raccontare la Goldman ai lettori del Sunday Times.
Arlidge intervista Lloyd Blankfein, CEO di Goldman Sachs, nato 54 anni fa nel Bronx da un postino e una receptionist, laureato ad Harvard con borsa di studio. Con una busta paga da 68 milioni di dollari (nel 2007), mezzo miliardo di dollari di azioni della sua banca nella sua custodia personale, un appartamento da 30 milioni di dollari a Central Park West e un buen retiro di 2.000 metri quadri negli Hamptons, Blankfein è uno di quelli che ha risalito la scala sociale a tre gradini alla volta. Parla da iniziato (il che non è poi così strano, visto che è il capo supremo di un’organizzazione che assomiglia più ad una chiesa laica che ad una banca) e la sua autostima è apparentemente illimitata: “Noi (le banche) siamo importanti. Aiutiamo le aziende sostenendole nel processo di reperimento di capitali. Le società creano benessere. Questo crea posti di lavoro, che stimolano nuova crescita e nuovo benessere. Abbiamo una missione sociale”. Più una professione di fede che una provocazione, pare.
La situazione patrimoniale di Goldman Sachs è molto diversa da quella delle concorrenti: innanzitutto ancora esiste, cosa che non può dirsi ad esempio di Lehman Brothers (lasciata fallire e poi suddivisa tra Nomura e Barclays), della Bear Stearns (acquistata per pochi dollari dalla JP Morgan grazie anche all’aiuto delle autorità pubbliche americane); inoltre, ha subito perdite accettabili (i mutui le sono costati 1,7 miliardi di dollari), cosa che le ha impedito di fare la fine di Citi (salvata con i soldi pubblici), o di Merrill Lynch (spinta a forza tra le braccia di Bank of America). E poi, pur avendo incassato 10 miliardi di dollari dal TARP (Troubled Asset Relief Program – programma di recupero di attività di difficile liquidazione), li ha restituiti dal Governo con gli interessi (si dice di oltre il 20%). Cosa che peraltro consente alla Goldman di pagare tranquillamente bonus stellari ai suoi dipendenti anche in tempi di crisi e di grande quanto giustificata impopolarità per le banche: per quest’anno sono stati messi da parte a questo scopo 21 miliardi di dollari, pari ad un bonus medio di 700.000 dollari per ogni dipendente, dal CEO all’ultimo dei contabili.
Come ha fatto GS a passare indenne attraverso lo tsunami che ha sbaragliato tutte le sue concorrenti? Se lo si chiede ai suoi dirigenti, come ha fatto Arlidge, le risposte tenderanno all’autoincensamento. Secondo Liz Beshel, madre single quarantenne nonché tesoriera di gruppo (la più giovane nella lunga storia di Goldaman), si sono evitati i danni esplosivi sui subprime grazie ad una politica molto prudente di gestione del rischio. Tutte le posizioni in essere, continua Beshel, sono valutate quotidianamente al loro valore di mercato; quando si è visto che il portafoglio dei mutui non stava producendo la performance desiderata per più di una settimana, “quella che in altre banche sarebbe stata considerata una differenza irrilevante, o addirittura un arrotondamento, scatenò in Goldman Sachs un processo di verifiche culminato con un meeting tra i suoi grandi capi”, nel quale si decise di alleggerire la posizione della banca su quel mercato. Certo, vi furono comunque perdite rilevanti, ma stiamo parlando di poco meno di 2 miliardi di dollari (si consideri ad esempio che UBS in questo modo ne ha persi quasi 60).
L’infallibilità di Goldman Sachs è uno di quei miti così pervicacemente alimentati, che metterlo in dubbio sembra quasi un’eresia. Goldman ha una sua filosofia, basata su alcuni presupposti: innanzitutto, una patologica attrazione per il denaro. Dice un ex Goldman che la cultura della banca è “completamente ossessionata dal guadagno. Mi sentivo come un asino davanti alla più grossa e succulenta carota che avessi mai immaginato. Il denaro è il metro con cui si misura il tuo successo. Se non compri una casa o una barca più grande, significa che stai rimanendo indietro”. In secondo luogo, Goldman alimenta nelle sue persone il culto dell’insicurezza.
Come dice Mr. Sherwood, capo dell’ufficio di Londra, “c’è un clima di costante e profonda paranoia in tutto quello che facciamo”. Si dice che i candidati per un posto di lavoro in Goldman vengano sottoposti mediamente a venti colloqui prima di essere assunti, anche se si registrano casi limite in cui le selezioni si sono concluse solo dopo la trentesima intervista. Se ci fosse ancora qualche dubbio sull’osservanza “darwinista” del dipartimento Capitale Umano (non risorse umane, “capitale umano”), è bene sapere che la regola, in GS, è “cresci o te ne vai”, non c’è spazio per le mezze tacche.
Il terzo pilastro è quello delle relazioni: per inveterata tradizione, gli ex Goldman Sachs occupano poltrone rilevanti in tutti i gangli del sistema economico, finanziario, politico e mediatico, negli USA come in Europa. Hanno alle spalle una carriera in Goldman Sachs, ad esempio, il segretario del tesoro di Clinton (Hank Paulson), l’attuale presidente e il precedente direttore della Federal Reserve di New York, il capo dello staff dell’attuale Segretario di Stato (Mark Patterson), il consigliere economico di Hillary Clinton, i capi di ieri e di oggi nel New York Stock Exchange (la Borsa di New York), e perfino il capo delle operazioni della SEC (la CONSOB americana). Anche Mario Draghi, attuale Governatore della Banca d’Italia, è un ex Goldman.
Ma per capire veramente che cosa è Goldman Sachs, è necessario allontanarsi dall’ortodossia dei dogmi che essa stessa ammannisce alle folle. Innanzitutto, uno dei punti di forza della banca è quello di essere contemporaneamente advisor (consulente, non di rado dei Governi) e trader (operatore di mercato). Ciò significa che con una mano fa consulenza ai clienti in grosse operazioni e con l’altra prende posizione su mercati (azioni, obbligazioni, materie prime) sui quali si muove da maestra grazie alla sua esperienza di advisor. Ovviamente, qualsiasi Goldmanite ribatterà citando la mitica regola secondo cui i due bracci del business della banca sono separati da rigorose “muraglie cinesi”; si dice che, se un banchiere d’affari di Goldman entra nella sala operativa della sua stessa banca, verrà immediatamente interrogato dai suoi capi.
A costo di sembrare qualunquisti, questo idilliaco quadretto mostra la corda quando si tenti di rispondere alla domanda: qualora un grosso affare con ritorni da capogiro renda necessario non dico saltare, ma semplicemente anche solo sbirciare dall’altra parte della “muraglia”, il tipico uomo (o donna) Goldman – praticamente un tossico del denaro – saprà resistere alla tentazione?
Inoltre, quella che viene spudoratamente spacciata per sagacia nell’interpretazione delle tendenze dei mercati è in realtà la capacità di pompare certi settori per specularvi sopra, salvo poi abbandonarli repentinamente a missione compiuta. Non sono pochi gli analisti che attribuiscono a Goldman Sachs un ruolo essenziale nella creazione di bolle speculative (è stato così per la febbre delle dot.com, per il boom delle materie prime, e poi del mercato immobiliare) dalle quali la banca ha beneficiato con collocamenti azionari e trading sul debito – salvo poi tirarsi indietro subito dopo aver portato a casa il profitto – circa un minuto prima che tutto andasse in malora.
Un altro caso interessante è quello che ruota attorno al destino della AIG (American Investment Group), venditrice dei celebri credit default swaps, assicurazioni sul rischio di fallimento dei prenditori di fondi. Risulta che quando l’AIG, ormai decotta, fu rilevata dal Tesoro e dalla Fed, la prima, inspiegabile mossa del nuovo proprietario pubblico della compagnia assicurativa fu quella di liquidare il 100% del valore dei CDS alle banche che a suo tempo li avevano comprati, questo quando da mesi ormai AIG stava negoziando per pagare solo il 60% del loro valore facciale.
Una differenza che vale 13 miliardi di dollari in più passati direttamente dalle tasche dei contribuenti ai forzieri dei clienti di AIG (tutte le principali banche, tra cui anche Goldman Sachs). Stranamente, al timone della Federal Reserve ai tempi c’era Henri Paulson (ex boss della Goldman Sachs); stranamente Paulson, che pure aveva giurato di non farlo, ha incontrato i suoi ex colleghi del board di Goldman Sachs ad un “evento sociale” a Mosca (un luogo dove ci potrebbero essere problemi di giurisdizione); ancor più stranamente, proprio mentre Paulson lavorava al salvataggio di AIG, i tabulati telefonici provano che, in soli sei giorni, egli si sia sentito ben 24 volte con Blankfein, il nuovo CEO di Goldman Sachs.
Eppure Goldman ha avuto l’arroganza di sostenere pubblicamente che, se pure AIG fosse andata in bancarotta, la banca non sarebbe affondata, dato che era protetta da una combinazione di cassa e di garanzie. Peccato che David Viniar, CFO di GS, si sia rifiutato di rendere note le controparti di questi fantasmatiche operazioni di copertura, cosa che rende “ridicola”, nonché controproducente, la sua prova muscolare. Sembra dunque che il vero volto di Goldman Sachs assomigli molto più a quello dipinto dai molti cospirazionisti che alle fattezze rassicuranti che ci propongono i suoi capi.

(Fonte: http://www.altrenotizie.org/economia/2831-goldman-sachs-nemico-pubblico.html )

Blocco Studentesco: risultati nazionali

Si è conclusa la tornata elettorale delle consulte degli studenti.
Il Blocco Studentesco allarga i propri consensi conquistando la presideza nelle città di Fermo, Ascoli, Latina , Aosta e ottiene le vicepresidenze alla consulta di Trento e Avellino.
100 preferenze e 4 consiglieri a Roma con oltre 50 mila studenti rappresentati in tutta la provincia.”il nostro sindacalismo studentesco tiene conto delle esigenze specifiche nelle realtà scolastiche locali unito ad un programma nazionale rivoluzionario” afferma Francesco Polacchi responsabile del Blocco Studentesco “i molti consensi ottenuti Leggi il resto di questo articolo »

Nasce Fiamma Studentesca

fiammasAbbiamo il piacere di rendere noto l’inizio delle attività di Fiamma Studentesca, organo della federazione romana del MS Fiamma Tricolore, per volontà del segretario della suddetta federazione, Stefano Tersigni. Obiettivo primario di questo movimento sarà quello di avvicinare gli studenti alla politica delle idee e dei valori, non del becero opportunismo qualunquista che alberga certamente altrove. Vogliamo altresì premiare davvero i ragazzi migliori. Attuare cioè quella che in altri lidi viene camuffata da meritocrazia, ma solo per mascherare i limiti di una riforma scolastica assolutamente disastrosa. La Fiamma Tricolore metterà a disposizione delle borse di studio agli studenti più bravi, che decideranno di iscriversi al nostro movimento. Una scelta coraggiosa, una scelta di coerenza !
Il responsabile di Fiamma Studentesca – Roma
Cristiano Morelli

http://blog.libero.it/fiammastudenti

GI Bologna (LD): acqua, azione notturna presso sede Hera e fontane della città

“Stanotte abbiamo messo in atto una protesta contro il decreto Ronchi, con il quale il Governo Italiano ha di fatto privatizzato l’acqua. Se è vero che essa resta formalmente un bene pubblico, è però innegabile che la liberalizzazione della sua gestione lascia campo libero alle speculazioni dei privati. In altri Paesi d’Europa hanno pagato prima di noi questo scotto, con costi incrementati fino al 70 % per i cittadini, ed ora si fa marcia indietro.
Abbiamo dunque “addobbato” le principali fontane della città ( tra le quali quelle situate in piazza del Nettuno, via Leggi il resto di questo articolo »

CasaPound Avellino a fianco di chi opera nel sociale!

Alla luce degli vili attacchi vandalici nei confronti delle Donne impegnate nel sociale, sotto la bandiera della CGIL, proprio in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle Donne, il direttivo provinciale irpino di CasaPound Italia, oltre alla solidarietà di rito, invita ufficialmente i punti di riferimento del sindacalismo cittadino alle nostre prossime attività, perché siamo convinti che solo con il dialogo ed il confronto a 360 gradi, oltre ai soliti gesti di facciata, si possa voltare pagina. Leggi il resto di questo articolo »

Alla faccia degli assegni familiari: Veronica presenta il conto a Silvio “Voglio 3 milioni e mezzo al mese”

Veronica Lario alla fine ha chiesto il conto. Salatissimo. È infatti di quarantatre milioni di euro l’anno, poco più di 3,5 milioni al mese, l’assegno di mantenimento chiesto dalla moglie al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nell’ambito della loro causa di separazione con addebito.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il premier avrebbe già rifiutato, proponendo 200.000 euro mensili, «trattabili» sino ad arrivare a 300.000.
«Fonti vicine al premier – si legge sul Corriere – fanno presente che sarebbero già stati versati a Veronica tra i 60 e i 70 milioni di euro. Sempre secondo indiscrezioni, Berlusconi si era detto disponibile a lasciare alla moglie villa Belvedere, la residenza di Macherio, in cui vivono Veronica e i figli, arredi compresi».
La rottura- La rottura ufficiale del matrimonio era arrivata il 28 aprile 2009, dopo che Silvio partecipa al compleanno della diciottenne Noemi. “Voglio tirare giù il sipario, ma voglio fare una cosa da persona comune e perbene, senza clamore. Vorrei evitare lo scontro”, scriverà Veronica qualche giorno dopo. La parola passa quindi agli avvocati. La moglie del Cavaliere chiede quindi la separazione con addebito.
Le richieste- Oltre alla separazione con addebito, Veronica domanda ruoli centrali nelle aziende di famiglia per i suoi tre figli: Barbara, Eleonora e Luigi. Berlusconi frena e per vie legali fa sapere di non accettare le richieste della moglie.

Operazione Barbarossa: l’attacco tedesco alla Russia

Maurizio Barozzi : Recentemente su questo giornale sono stati ospitati alcuni eccellenti articoli di carattere storico dai quali traspare che il 22 giugno 1941 i tedeschi, attaccando la Russia, precedettero di qualche settimana una analoga intenzione dei sovietici il cui dispositivo militare si stava appunto predisponendo in modo da sferrare un attacco preventivo. Vorrei portare un mio modesto contributo a questo argomento, ma prima occorre fare una precisazione al fine di sgombrare ogni equivoco che possa far presupporre un Leggi il resto di questo articolo »

Mine anti uomo…Yes We Can!!!

obama_yes_we_canEnea Baldi: L’amministrazione della Casa Bianca ha deciso di proseguire con la politica del vecchio inquilino George W. Bush.
Gli Stati Uniti non aderiranno al Trattato sulle mine anti-uomo. Lo ha annunciato il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Ian Kelly (nella foto). “Ce lo impediscono questioni di sicurezza nazionale”, ha dichiarato il portavoce, aggiungendo però che “gli Usa manderanno degli osservatori” alla Conferenza sul decennale del Trattato in programma tra una settimana a Cartagena, in Columbia.
L’adesione al Trattato, in vigore dal 1999, già accettato da 156 paesi tra cui l’Italia, è universalmente considerato essenziale soprattutto nell’interesse dei bambini, le vittime più numerose delle mine antiuomo nei paesi del terzo mondo.
L’anno scorso le mine anti uomo hanno provocato la morte di almeno 1.200 persone nel mondo, di cui la metà erano bambini, ferendone quasi 4.000.
Gli Usa, secondo alcune Ong, non utilizzano più le mine dalla prima guerra in Iraq e nel ‘93 – solo due anni dopo – pare che ne abbiano autorizzato lo smantellamento nei teatri di guerra: un “giochetto” dal costo approssimativo di un miliardo e mezzo di dollari. Secondo il portavoce Kelly invece, è solo dal ‘98 che Washington non esporta più mine antiuomo e solo di recente ne ha sospeso la produzione. In realtà, l’eventualità che il governo statunitense utilizzi le mine antiuomo sono ridottissime, sebbene l’esportazione delle guerre atte a combattere il “terrorismo islamico” vada a gonfie vele, non le ha adoperate né Iraq né in Afganistan.
Agli Usa quindi, rimangono in “magazzino” più di 10 milioni di ordigni antiuomo che potranno liberamente essere esportati nei teatri di guerra.
Gli “impedimenti” all’adesione degli Usa al Trattato, espressi dal portavoce Kelly , quindi, non hanno nulla a che vedere con la “sicurezza nazionale”: gli Usa dispongono di armi ben più sofisticate e micidiali, dei crudeli e perversi ordigni antiuomo, che spesso, appunto, non uccidono ma rendono invalidi a vita. La decisione dell’amministrazione Obama di non aderire al trattato ha suscitato aspre critiche persino all’interno del Congresso. Il senatore democratico Patrick Leahy, ha accusato il presidente di seguire la politica di Bush, venendo meno alla promessa di cambiarla. Il portavoce Kelly, ha subito respinto le accuse sostenendo che gli Usa non sono i soli ad avere questa posizione. Un riferimento al rifiuto di aderire al trattato da parte di Russia, Cina, India e Pakistan.
E così procede indisturbata la macchina da guerra statunitense che, proprio in questi giorni, ha programmato l’invio di circa 34.000 (sì, trentaquattromila) nuovi soldati in Afghanistan. Per quanto concerne l’appoggio militare dei partner europei – tra cui l’Italia – il portavoce Nato James Appathurai, pressato da Washington, in un incontro con la stampa fa sapere che: “bisogna avere pazienza che i partner europei rispondano all’appello”.
E per quanto concerne il nostro Paese, il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha già fatto sapere che chiederà all’Italia uno sforzo maggiore in Afghanistan. Rasmussen, che ha incontrato ieri sera il premier Silvio Berlusconi, si vedrà oggi a Berlino con il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e a detta del portavoce Nato Appathurai, il responsabile dell’Alleanza Atlantica, sarà “molto concreto”.

Massa: i Comunisti cancellano le celtiche dai muri, FN risponde

carcCi risiamo. La crisi economica in Provincia avanza ad oltranza, degrado e insicurezza dei cittadini sono a livelli allarmanti, speculazioni edilizie, clientelismo dilagante da parte dei partiti di maggioranza in Comune e non, piano di rilancio turistico inesistente mentre la nostra Marina cade a pezzi, cittadini massesi ed italiani che non trovano lavoro e che vengono sistematicamente scavalcati nelle graduatorie per asili e alloggi popolari: mentre tutto questo accade l’ultrasinistra violenta e realmente razzista ( nei confronti di tutto e tutti !) che fa: blocca traffico e si mette a verniciare i muri! Dove sono le proposte e i temi a cui sono tanto cari? Semplice la risposta : e’ il nostro movimento che sta dando risposte ai cittadini giorno dopo giorno accrescendo il consenso attorno ai nostri temi e alle nostre iniziative; iniziative mature responsabili e concrete, non certo piene di odio e di violenza politica gratuita come quelle che abbiamo letto nei giornali fino ad oggi verso le altre forze politiche di cui anche Forza Nuova ne ha avuto a che fare. Per ciò per l’ennesima volta saranno i nostri legali a occuparsi di questi slogan fasulli e falsi apparsi sui quotidiani gli scorsi giorni, perché di questo si tratta niente di più.

Com’è possibile essere anacronistici e diffamatori come quei movimenti che giorno dopo giorno finiscono nelle pagine dei nostri quotidiani solo per le denuncie e le aggressioni che operano con sistematica premeditazione in città e non, per lo più rimanendo impuniti come pochi? Oltretutto trovare spazio nei quotidiani locali, magari a discapito di notizie molto più importanti attinenti alla nostra vita quotidiana?

Di una cosa siamo contenti vedendo questi tristi e avvilenti comunicati stampa (che ormai non funzionano più, perché il cittadino maturo sa da che parte sta la verità), ed è la consapevolezza dell’importanza del messaggio lanciato ai cittadini e che questo è stato accolto.

Ancora una volta Forza Nuova farà parlare la politica e le libere iniziative come quella della raccolta firme per le acque pubbliche, contro il caro libri e per una scuola sicura a misura di ragazzo, per le nostre radici e tradizioni millenarie, contro l’immigrazione selvaggia per un futuro sicuro per i nostri figli e le loro famiglie,non certo per la violenza e l’odio politicizzato di finti maestri e buonisti per caso.

Daniele Rifredi Responsabile Provinciale Forza Nuova

Gioventù Italiana-Civitavecchia: Aderiamo a Ph2o per l’acqua pubblica

no-alla-privatizzazione-dellacquaAnche Gioventù Italiana-Civitavecchia aderisce al Progetto H2O; il progetto nasce come unione di movimenti che hanno costituito un’ associazione con lo scopo di difendere il pubblico mercato dell’acqua, il controllo sociale sulle tariffe e la salvaguardia delle municipalizzate dagli interessi speculative di singole persone o aziende private.
La proposta è che l’azienda resti al 100% pubblica, con i consumatori come azionisti;
i maggiori azionisti saranno comuni e province.
I costi per i cittadini sarebbero di 15 euro ogni due mesi, per pagare i costi di depurazione e di distribuzione. Ogni famiglia avrebbe diritto ad usufruire gratuitamente di 4 mila litri di acqua al mese. Le eccedenze saranno a loro carico, in base alle condizioni economiche e al numero dei componenti.
Obbiettivi del Progetto H2O sono :
- una più equa gestione della risorsa idrica nazionale;
- maggiore tutela sociale delle famiglie italiane;
- lotta contro la speculazione di un bene pubblico.
Gioventù Italiana appoggia questo progetto, in quanto può restituire ai cittadini un diritto primario dell’uomo, quello dell’ACQUA.

Gioventù Italiana-Civitavecchia

Sentenza Battisti: Azione Universitaria (PdL), il Brasile dimostri di essere un paese civile e democratico

Sentenza Battisti: Azione Universitaria (PdL), il Brasile dimostri di essere un paese civile e democratico
” Il Presidente Lula dimostri di guidare un Paese civile e democratico e dia seguito alla decisione della Corte Suprema Brasiliana per l’estradizione di Battisti ” è quanto dichiarano Giovanni Donzelli Presidente Nazionale di Azione Universitaria e Andrea Volpi Capogruppo del Centro – Destra al Consiglio Nazionale degli Studenti
Universitari”.
” Azione Universitaria – fanno sapere i leader della destra universitaria – aderisce all’appello del Presidente dei Senatori del Pdl Maurizio Gasparri per chiedere l’attuazione della Sentenza Corte Suprema Brasiliana che ha deciso per l’estradizione di Cesare Battisti”

Gavettoni contro la privatizzazione dell’acqua

‘No alla privatizzazione dell’acqua:Forza Nuova regala gavettoni a Padova da lanciare a chi ha firmato il decreto Ronchi’
Giovedì 19 novembre, la Camera dei Deputati ha approvato con voto di fiducia il decreto “Ronchi” che conferisce ai privati la gestione di gran parte dei servizi pubblici comunali connessi all’acqua. Tutte le aziende adibite alla gestione dei servizi municipali che ancora non rispettano questi requisiti dovranno adeguarvisi entro il 2011. Tale disposizione favorisce tutte quelle imprese private che andranno a gestire il business della distribuzione dell’acqua,e siamo certi di non sbagliare indicando tra i maggiori beneficiari le grandi multinazionali, le banche ed i fondi di investimento, che potranno fare grandi profitti a scapito dei cittadini. Infatti questi “privati” hanno come fine unico la massimizzazione dei profitti, cioè fare soldi il più possibile. Il pericolo per i cittadini è quello di avere non solo tariffe ancora più alte, ma anche tagli di personale e precarizzazione dei contratti occupazionali , come dimostrano i risultati in quei territori che già hanno privatizzato l’acqua e gli altri servizi pubblici.

Paolo Caratossidis coordinatore nazionale di Forza Nuova lancia la mobiltazione: ‘ Contro la privatizzazione dell’acqua pubblica, Forza Nuova regala gavettoni ai cittadini di tutta Italia da lanciare contro i politici del Pdl. Mentre in Francia dopo 25 anni l’acqua torna ad essere pubblica, il Decreto Ronchi liberalizza i servizi pubblici locali. I risultati saranno bollette ancor più salate per i cittadini, affari d’oro per le multinazionali .’

Pertanto FORZA NUOVA chiede:

- Ai Presidenti delle Regioni di presentare ricorso di costituzionalità contro l’Art.15 del D.L. 135/09 a tutela della autonomia degli Enti Locali sulla base del principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione.

- Agli Eletti nei Consigli Comunali di prendere posizione contro l’Art.15 del D.L 135/09 e di assumere l’impegno ad inserire nello Statuto Comunale il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e dichiarando il servizio idrico privo di rilevanza economica.

Gazebo Sabato 28 novembre ore 17 via San Fermo -lato p.zza Garibaldi a Padova
L’UFFICIO STAMPA DI FORZA NUOVA

GI Napoli: volantinaggio contro la privatizzazione dell’acqua

Il governo accelera sulla privatizzazione dell’acqua:pur partendo dalla condivisa esigenza di razionalizzazione delle risorse idriche apre le porte agli speculatori-multinazionali che già hanno dato prova della loro avidità a spese dei cittadini italiani(vedi Acque Latine,controllata da una fra le più grandi multinazionali del settore con sede in Francia).La Destra sostiene che l’acqua sia un bene di prima necessità e che perciò l’accesso ad essa sia un diritto inviolabile;ciò non toglie la necessità di razionalizzazione di una risorsa scarsa come l’acqua;da qui la proposta di legge “Progetto h2o” (www.progettoh2o.org)che: Leggi il resto di questo articolo »

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