Archivio di febbraio 2010

Serra e clima

Giovanna Canzano intervista GIORGIO PRINZI 26 febbraio 2010
…”Nei giornali si è parlato con allarmismo del solo metano, che presenta un fenomeno di assorbimento più rilevante di quello dell’anidride carbonica, da cui è scaturita la “bufala” del Protocollo di Kyoto, senza riferimento alcuno al fatto che la fermentazione di materia organica non produce solo metano, ma anche una percentuale variabile di anidride carbonica.
Inoltre, non si considera il fatto che la teoria del cosiddetto effetto serra è stata introdotta nel 1824, quando le conoscenze della fisica non erano le attuali. Leggi il resto di questo articolo »

Thule contro censura – Recensione

thuleA seguito della rimozione da parte di YouTube del filmato relativo alla fucilazione di uomini della X-Mas da parte degli americani, offriamo su gentile richiesta il nostro spazio per poter ospitare le immagini che per la crudezza sono destinate ad un pubblico adulto. Associazione Thule ItaliaIl video censurato: http://thule-italia.com/wordpress/archives/1347

I tredici martiri: Aschieri Franco, Bertoli Mauro, Calligaro Alfredo, Cancellieri Luigi, Cantelli Marino, Donnini Domenico, Menicocci Enrico, Palesse Italo, Poletti Paolo, Scarpellini Virgilio, Sebastianelli Giulio, Tapoli Timperi Mario, Tedeschi Vincenzo.
Aschieri, Palesse, Tapoli-Timperi e Tedesco con il sacerdote Giuseppe Ferrieri

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Natale Italo Palesse prima della fucilazione

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Franco Aschieri dopo la fucilazione

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altre informazioni:

http://www.italia-rsi.org/farsiservspe/specialicapuavet.htm

http://www.tsunamipolitico.com/patria703.htm

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Jörg Lanz von Liebenfels Teozoologia con biografia di Lanz e tre appendici “Lanz e l’arte: Karl Wilhelm Diefenbach, Hugo Höppener alias Fidus”, “Appendice fotografica: i luoghi Heiligenkreuz – Werfenstein”, “Appunti di Teosofia” Edizioni Thule Italia, 2008, 184 pg, 43 illustrazioni, 35,00 euro
Copertina: http://img51.imageshack.us/img51/6836/lanz1.jpg
Sommario: http://img16.imageshack.us/img16/8026/lanz2.jpg

IL MONACO LANZ: UN MANICHEO FUTURISTA di Luca Leonello Rimbotti

 

Si è ritagliato un suo piccolo posto nella storia. Lo troviamo in tutti i libri più importanti che si occupano delle primissime origini ideologiche del Nazionalsocialismo. A volte viene descritto addirittura come quello che fornì a Hitler le idee: Jörg Lanz von Liebenfels, a metà strada fra il monaco erudito e il visionario psichedelico, fu capace di immaginare fantastici mondi da apocalisse. Dipinse lo scenario della storia come una lotta manichea tra la razza ariana luminosa e quella tenebrosa degli uomini-bestia, attingendo dalla Bibbia, da antichi testi gnostici, aramaici, greci, da dimenticati libri apocrifi e da un’infinità di dettagli archeologici e filologici, nella certezza che l’Età dell’Oro, popolata in origine da un’umanità bella e nobile, fosse degenerata nel caos della modernità a causa degli incroci umani con gli animali. In questa sua «rappresentazione zoomorfa del principio del male», come l’ha definita lo storico Goodrick-Clarke, in realtà si ritrovano antichi incubi dell’uomo. La paura della bestia, e della bestia che è in noi, ha dato vita nel tempo ad ogni sorta di proiezione. In materia, ci sono dei piccoli classici. Ad esempio, Il Bello della Bestia di Silvia Tommasi, in cui si è ripercorso l’immaginario “bestiale” da Lovecraft a Karen Blixen. Oppure, il famoso Bestie, uomini, dèi di Ossendowsky, in cui l’Asia viene popolata di presenze oscure e terribili, fino a Bestie o dei? L’animale nel simbolismo religioso, in cui, tra l’altro, Grado G. Merlo sottolineava la pratica cristiana di attribuire agli eretici i tratti dell’immondo animale. Impostazione foriera di radicalismo tra opposte fazioni ideologiche, che avrà le sue ricadute nel Novecento. E proprio a questa mentalità giudeo-cristiana di associare la bestia al demoniaco, drammatizzando così al massimo il suo già robusto dualismo di fondo, si può far risalire la febbrile volontà di Lanz von Liebenfels di giudicare la vicenda storica come un continuo processo di corruzione, attraverso la promiscuità sessuale tra uomo superiore e uomo imbestiatosi. Adesso le Edizioni Thule Italia ripropongono il testo certo più caratteristico di Lanz, Teozoologia. La scienza delle nature scimmiesche sodomite e l’elettrone divino, a cura e con la traduzione di Marco Linguardo. Si tratta di un vero unicum editoriale. Il bizzarro titolo ci rimanda direttamente all’epoca, il 1905, in cui il libro fu scritto. Le recenti scoperte scientifiche dei raggi X e della radioattività, di cui Lanz fu un appassionato studioso, lo portarono a diventare egli stesso uno sperimentatore, ottenendo anche svariati brevetti di motori e sistemi elettrici. Ne trasse le immagini del Theozoon, l’uomo divino fornito di poteri magnetici superumani, e del suo speculare semibestiale, l’Anthropozoon. Questa nota futuristica, unita al tradizionalismo võlkisch di cui Lanz era imbevuto e all’erudizione teologica, costituirono l’esplosiva miscela di una formula ideologica pericolosamente in bilico tra fantascienza e millenarismo pangermanista. Non sarà stato comunque un caso che il giovane viennese Lanz, assunti nel 1897 i voti monacali presso l’abbazia cistercense di Heiligenkreuz, si fosse dedicato non solo alla severa esegesi biblica, ma anche all’apprendimento di un sapere razzialista direttamente appreso dal suo istitutore conventuale, l’erudito Nidvard Schlõgl, biblista e orientalista allora di fama. La teoria che «la radice di tutti i mali del mondo avesse effettivamente una natura animale subumana», come dice Goodrick-Clarke, si stilizzava in Lanz nel rappresentare la lotta cosmica tra l’ordine, di cui erano detti portatori i popoli bianchi dominatori, e il caos ingenerato invece dagli orgiasmi sessuali, con cui i popoli di colore avrebbero sedotto i signori, conducendoli a crescente rovina bio-psichica. Questa idea fissa si era rafforzata in occasione del ritrovamento, avvenuto nel 1894 nello stesso monastero in cui Lanz ricoprì anche ruoli di insegnante, di una pietra tombale medievale, in cui compariva la scena di un antico aristocratico che teneva sotto i piedi una specie di animale. Da qui insorse nell’immaginario di Lanz una ricerca ossessiva di prove, che attraverso l’arte antica, certi obelischi e bassorilievi assiri, o i bestiari medievali, testimoniassero di quella pratica di ibridazione universale, che a un certo punto si saldò a idee di rigenerazione situate in un mitico futuro, in cui l’uomo – non diversamente da quanto tratteggiato da Nietzsche, che per il suo Superuomo usò il termine di Züchtung, che significa allevamento – si sarebbe purificato da ogni impurità attraverso la pratica di una selezione dei tipi migliori. Lasciate entro pochi anni la tonaca e l’abbazia, Lanz dal 1900 entrò in contatto con ambienti del pangermanesimo, come quelli legati a Guido von List, Theodor Fritsch e Ludwig Woltmann. Non si sa come, riuscì ad entrare in possesso del castello di Werfenstein, sul Danubio, facendone la sede dell’Ordine del Nuovo Tempio, da lui fondato. Quanto poi alla sua rivista “Ostara”, che veicolava l’ideologia ariosofica in un misto di teosofia, cristianesimo ariano e pangermanesimo razzista, noi sappiamo da numerosi storici, a cominciare da Fest e Kershaw, che il periodico venne letto dal giovane Hitler. E, molto probabilmente, i due, che furono a Vienna e a Monaco in anni vicini, ebbero anche modo di conoscersi. Ma Hitler divenne ben presto un politico moderno e realista, e una volta al potere lasciò indisturbato Lanz, ma fece chiudere molti circoli dell’occultismo völkisch, giudicandoli confusionari. Effettivamente, occorre dire che esiste da sempre nell’arte e nella psicologia umana un’associazione tra la bestia e l’uomo, che è circonfusa di pesanti inquietudini. Gli studiosi si sono spesso interrogati su quelle presenze animalesche così ricorrenti un po’ ovunque, dalle divinità egizie alla tavoletta di Narmer, in cui una figura di dominatore aggioga una forma subumana, alle cattedrali gotiche, sovrabbondanti di mostruose creature animali, alle placche dorate vichinghe, in cui si vedono bestie umanoidi, fino alle rappresentazioni legate al lupo, da alcuni studiosi rovesciate in miti sovrumani: per dire, anni fa Chiesa Isnardi studiò il lupo mannaro presente nelle tradizioni europee come un’immagine del Superuomo. In ogni caso, la strana figura del monaco Lanz – che ebbe tra i suoi estimatori personaggi come Lord Kirchner, August Strindberg e autorevoli biblisti del suo tempo – rimane ancorata a un’epoca in cui il progresso scientifico e il riemergere di arcaismi occulti si fusero in maniera impensata. Creando i presupposti di un’ideologia di massa che di lì a pochi anni avrebbe salito la ribalta mondiale.

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Jörg Lanz von Liebenfels Teozoologia con biografia di Lanz e appendice “Lanz e l’arte” 184 pg, 43 illustrazioni, 35,00 euro
S. Russell/J. Schneider La Fortezza di Heinrich Himmler. Scuola SS-Haus Wewelsburg 264 pg, 272 immagini, 40,00 euro
Carl Schmitt Principi politici del Nazionalsocialismo 70 pg, formato A4, 20,00 euro
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Liste Forza Nuova Veneto

logoforzanuova2010ELEZIONI REGIONALI 28/29 MARZO 2010 – FORZA NUOVA – REGIONE VENETO
candidato presidente: Paolo Caratossidis nato a Padova il 14/12/1976
Listino Provinciale Padova (4)
1)Minchio Andrea Padova 06/05/1977
2)Callegaro Giovanni Abano Terme (Pd) 17/12/1971
3)Zorzi Matteo Cologna Veneta (Vr) 14/05/1978
4)Zeka Lorenzi Isabella Rovigo 23/10/1962
Lista Provinciale Rovigo (4)
1)Girotto Massimo Adria (Ro) 29/04/1974
2)Previati Luca Rovigo 05/10/1962
3)Finatti Michela Badia Polesine (Ro) 14/03/1967
Lista Provinciale Treviso (8)1) Visentin Davide Treviso 16/11/1985

2) Daniel Sonia Castelfranco Veneto (Tv) 13/04/1966

3) Dotto Luca Treviso 24/11/1979

4) Nascimben AlbertoTreviso 16/05/1990

5) Pirrelli Francesco Montebelluna (Tv) 24/08/1979

6) Pasqualato Matteo Treviso 04/03/1986

Lista Provinciale di Venezia (4)

1)Basile Francesco Venezia 07/02/1974.

2)Campolonghi Emanuele Lido di Venezia (Ve) 01/08/1973

3)Scarpa Ivo Mestre-Venezia 25/12/1975

4)Sartori Sebastiano Venezia 13/06/1968
Lista Provinciale Verona (6)

1)Alverà Francesco Negrar(Vr) 26/11/1985

2)Carrano Francesco Verona 04/10/1986

3)Fiorini Massimiliano Verona 9/9/1984

4)Manega Giada Soave(Vr) 28/9/1986

5)Morini Andrea Verona 22/12/1988

6)Signorelli Damiano Desenzano del Garda (Bs)01/01/1973

Lista Provinciale Vicenza (4)
1)Giovanni Boschieri nato a Vicenza il 22-09-1984

2)Diletta Carlesso nata a Bassano del Grappa il 29-03-1991

3)Matteo Rossetto nato a Bassano del Grappa il 12-03-1990

4)Damiano Bordignon nato a Bassano del Grappa il 18-08-1980

Lista Regionale (12)

1) Caratossidis Paolo Padova il 14/12/1976

2) Basile Francesco Venezia 07/02/1974

3) Boschieri Giovanni Vicenza 22/09/1984

4) Campolonghi Emanuele Lido di Venezia (Ve) 01/08/1973

5) Carrano Francesco Verona 04/10/1986

6) Dotto Luca Treviso 24/11/1979

7) Girotto Massimo Adria (Ro) 29/04/1974

8) Minchio Andrea Padova il 06/05/1977

9) Pirelli Francesco Montebelluna(Tv) 24/08/1979

10) Previati Luca Rovigo 05/10/1962

11) Signorelli Damiano Desenzano del Garda (Bs) 01/01/1973

12) Zanchetta Davide Oderzo(Tv) 26/01/1974
In allegato inviamo il logo/contrassegno delle liste provinciali e della lista regionale di Forza Nuova e foto del candidato presidente Caratossidis Paolo.

L’ufficio stampa di Forza Nuova Veneto
via G.Dal Santo 4/a, Padova

Il caso / Susan, la nonna-mamma inglese che uccide femminismo e morale

susan_tollefsenr375Tratto da ilsussidiario.net Di Gianfranco Amato Doveva accadere, prima o poi, in Gran Bretagna. Una cinquantanovenne pensionata è entrata nel guinness dei primati come la donna più anziana sottoposta a fecondazione in vitro in una clinica britannica. I dirigenti sanitari della London Women’s Clinic, una delle più accreditate e famose strutture private in cui si pratica la procreazione assistita, hanno deciso, all’unanimità, di consentire a Susan Tollefsen di avere un bambino.
Prima di tale decisione, le donne mature del Regno Unito dovevano recarsi all’estero per ricorrere all’inseminazione artificiale, perché una circolare del Ministero della Salute sconsigliava tale trattamento per le ultraquarantenni. Pure le cliniche private non praticavano la fecondazione in vitro alle donne over 50.
Per questi motivi Susan Tollefsen, ottenuto il rifiuto in patria, si era rivolta a una clinica russa per sottoporsi al trattamento che le ha consentito di partorire una bambina, Freya, che oggi ha due anni. L’arzilla pensionata ha poi voluto dare un fratellino a Freya, decidendo, questa volta, di ingaggiare una battaglia culturale. Due sostanzialmente i temi della sfida. 

Primo, portare anche la Gran Bretagna a quel grado di “civiltà” in cui i diritti individuali possano essere esercitati senza troppi impicci di ordine etico, e si possano effettuare le disinvolte sperimentazioni condotte nelle cliniche russe e ucraine. Secondo, in nome della sempiterna “questione femminile” e dell’uguaglianza tra i sessi, parificare gli uomini alle donne, consentendo anche a quest’ultime di poter diventare genitrici in tarda età.

 

Approfittando, quindi, dell’acceso dibattito nell’opinione pubblica sul diritto delle donne in menopausa ad avere figli, la London Women’s Clinic ha colto al volo l’occasione per rivedere la propria politica aziendale e aumentare la fascia delle possibili fruitrici del servizio, accogliendo con piacere la signora Tollefsen nel novero delle proprie clienti.

 

Adesso in molti chiedono una legge e non una semplice circolare ministeriale per aumentare il limite d’età per le donne che intendono ricorrere alla procreazione assistita. Il problema è che la Tollefsen deve trovare una donatrice di ovociti che, una volta fecondati con lo sperma del suo partner, dovranno poi essere impiantate nel suo utero. Le probabilità che questa operazione abbia successo si aggirano attorno al 26%.

Anche sulla donazione di ovociti la questione è controversa a causa dei rischi cui espone le donatrici. Tra l’altro, proprio per questo è illegale in Svizzera, in Norvegia, in Italia, in Germania e in Austria. Laddove è consentita, le donatrici non possono ricevere denaro. Solo in Gran Bretagna è prevista una forma di “rimborso” molto discutibile.

 

Lo scorso luglio, infatti, ha suscitato qualche polemica il fatto che Lisa Jardine, Presidente della HFEA – l’autorità britannica che si occupa di embriologia e fecondazione umana – avesse proposto di modificare l’attuale legge per consentire la possibilità di offrire a giovani donne denaro pubblico in cambio di ovociti.

 

Esiste anche il problema che oggi in Gran Bretagna esistono le banche del seme ma non sono state ancora istituite banche degli ovociti. Non c’è il minimo dubbio, però, che a breve partirà la girandola del business, visto che le modifiche apportate all’attuale legge in materia, consentono ora la possibilità di stoccare gli ovociti per 55 anni, rispetto ai 5 previsti prima.

 

La mia cara amica Josephine Quintavalle, direttrice del CORE Comment on Reproductive Ethics (di cui anch’io mi onoro di far parte), sulla vicenda di Susan Tollefsen ha sollevato seri dubbi: «Ciò che in questi casi non si vuole considerare, a parte i diritti dei bambini, è la questione della donazione di ovociti. È giusto tenere all’oscuro le donatrici sul destino dei loro ovociti? E siamo proprio sicuri che alcune donne si esporrebbero ai rischi medici legati alla donazione se sapessero che i loro ovociti devono essere impiantati nell’utero di una sessantenne? Non è lecito sfruttare una donna, mettendone in pericolo la salute, per realizzare le fantasie di un’altra donna che non intende accettare di essere ormai in menopausa».

Sagge parole, cara Josephine. Ma il punto è che le femministe hanno da tempo rinunciato alla lotta contro lo sfruttamento del corpo della donna, intorno al quale sta fiorendo un lucroso mercimonio grazie proprio alle nuove frontiere della ricerca scientifica in campo riproduttivo.

 

Pecunia non olet ricordò Vespasiano al figlio indignato perché il padre-imperatore aveva introdotto un’imposta simile all’IVA, la centesima venalium, sulla vendita che i gestori privati delle 144 latrine pubbliche romane facevano dell’urina – da cui si ricavava l’ammoniaca – acquistata a buon prezzo dai conciatori di pelle. Allora come ora, per molti, il denaro continua a non puzzare.

CPI Monza: piena luce sull’inquinamento del Lambro

“La perdita di petrolio nel fiume Lambro sarebbe già di per sé un fatto gravissimo. Se si pensa che è avvenuta in un ecosistema già duramente danneggiato dall’inquinamento, allora possiamo parlare di colpo mortale”.
Ad affermarlo è Michele Cavenago, responsabile della sezione monzese di CasaPound Italia, in riferimento al disastro ambientale che martedì scorso ha visto più di 600mila metri cubi di materie inquinanti riversarsi nel fiume brianzolo. Leggi il resto di questo articolo »

La Siria snobba l’invito della Clinton «L’Iran ha diritto al nucleare pacifico»

Tratto da IlCorriere:

al_assad_mahmoud_iran_ladestraDAMASCO (Siria) – È iniziato a Damasco il vertice siro-iraniano. Il presidente Bashar al Assad e il suo collega Mahmoud Ahmadinejad hanno avviato la loro seduta di colloqui, come riferisce l’agenzia ufficiale siriana Sana con una scritta in sovrimpressione senza riferire ulteriori particolari.

L’APPELLO DEGLI USA – L’incontro tra Assad e Ahmadinejad è avvenuto a poche ore dall’invito rivolto alla Siria dal segretario di Stato americano Hillary Clinton, in cui Washington ha esortato Damasco a «cominciare a prendere le distanze» dall’Iran. Il ministro degli esteri siriano Walid al Muallim aveva invece detto sabato scorso che Damasco intende impegnarsi in un «dialogo costruttivo» tra l’Iran e gli Stati Uniti per trovare un accordo diplomatico sulla questione del nucleare, ribadendo però l’opposizione della Siria all’imposizione di nuove sanzioni contro la Repubblica islamica. «L’Iran ha il diritto di proseguire il suo programma di arricchimento dell’uranio per scopi pacifici» ha detto il presidente sirianoal termine dell’incontro con Ahmadinejad.

AMICI DI LUNGO CORSO - L’ultima visita del presidente iraniano a Damasco risale al maggio dell’anno scorso. Siria e Iran sono da 30 anni legate da una stretta alleanza strategico-militare ed entrambi sostengono in funzione anti-israeliana il movimento sciita libanese Hezbollah e le fazioni radicali palestinesi. Nell’ambito del disgelo politico e diplomatico tra Stati Uniti e Siria, suggellato dal ritorno di un ambasciatore Usa a Damasco dopo cinque anni di assenza, la Clinton aveva dal canto suo affermato ieri sera che durante la recente visita nella capitale siriana del vice segretario di Stato Usa William Burns, gli Stati Uniti hanno «indicato ai siriani la necessità di una maggiore cooperazione con l’Iraq, la fine delle ingerenze in Libano e delle forniture di armi ad Hezbollah nonchè la ripresa dei negoziati israelo-palestinesi».

«SANZIONI? L’UE PUO’ FARE DA SOLA» - Sulla questione del nucleare iraniano è interventua anche Angela Merkel, cancelliere tedesco, secondo cui le sanzioni contro Teheran dovranno trovare il più ampio consenso possibile nella comunità internazionale: in caso contrario, l’Europa potrebbe agire da sola. La Merkel ne ha parlato in un’intervista al quotidiano Frankfurter Allgemeinen Zeitung. «Conto sul fatto che la Russia, la Cina e il maggior numero possibile di altri paesi dimostrino la loro responsabilità e partecipino» a queste misure, ha detto la Merkel. Le prossime settimane, ha aggiunto, potrebbero indicare se questo sarà possibile, ha osservato: in caso contrario, l’Europa sarebbe disposta ad agire da sola. «Coordineremo le nostre ulteriori azioni in stretto contatto con l’Unione europea – ha proseguito la cancelliera -. Come europei, vogliamo muoverci tutti insieme». «Gli sviluppi in Iran sono motivo di grande preoccupazione», ha inoltre commentato la Merkel. «Abbiamo l’impressione che l’Iran reagirebbe alle pressioni in determinate aree – ha aggiunto -. Tutto ciò che è legato alla tecnologia di raffinazione ed ai prodotti petroliferi, ad esempio, ha un significato strategico per l’Iran».

L’INTERVISTA AD HARIRI -Errata CorrigeNell’intervista al primo ministro libanese Hariri apparsa sabato 19 febbraio su Corriere.it, in un passaggio è stato riportata una risposta in cui il premier si riferiva ai rapporti tra Iraq e Kuwait, paragonandoli a quelli tra Siria e Libano. L’originale non menzionava Saddam Hussein, ma sosteneva letteralmente: «Era come nella relazione tra Iraq e Kuwait, in un certo periodo, dove l’Iraq non si rifiutava di accettare l’esistenza del vicino»

Il Pdl verso le riforme: ecco il piano di Berlusconi. E quello di Fini (e Montezemolo)

Tratto da Panorama:

Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Luca Cordero di Montezemolo (Ansa)

Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Luca Cordero di Montezemolo (Ansa)

In sordina, in mezzo ai polveroni giudiziari di queste settimane, si riaccende il dibattito nella maggioranza sul tema delle riforme. Due i percorsi per il Pdl: secondo il premier Silvio Berlusconi occorre affrontare prima il nodo della giustizia e poi il resto delle riforme, mentre per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, vanno prima fatte le riforme condivise con l’opposizione per poi affrontare la questione della giustizia. Quale strada scegliere? Le soluzioni sono rimandate a dopo le elezioni regionali anche perché, come ha detto il premier, questo è il “momento dell’unità”.

La strada di Fini (e Montezemolo)
La strategia del presidente della Camera punta al coinvolgimento dell’opposizione su alcune riforme.
Una strada che piace a Massimo D’Alema (che ha risposto al presidente della Camera: “speriamo”) e anche al segretario del Pd Pierluigi Bersani (soprattutto su temi economici), ma non al “nuovo” alleato Antonio Di Pietro che non ci pensa due volte ad affibbiare al governo l’aggettivo “piduista”. Se queste sono le condizioni, quando iniziare? “Spero che dopo le regionali di marzo si parta subito con un disegno di riforme condivise”, ha spiegato Fini indicando come priorità la riforma del Parlamento, che comporta anche la riduzione dei parlamentari.
Le altre riguardano la revisione dei poteri del presidente del Consiglio, il superamento del bicameralismo perfetto, il cambiamento della legge elettorale con il ritorno al sistema uninominale e, solo per ultima, la riforma della giustizia.

Un iter che non dispiacerebbe al presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, tornato anche lui alla carica sull’urgenza delle riforme e del contrasto al malaffare.

Altro nodo dolente, quello della questione morale: il presidente della Camera ha proposto una “leggina” per le liste pulite, che vieti di candidarsi per 5 anni ai condannati in via definitiva per reati contro la pubblica amministrazione. E non mancano le polemiche interne al centrodestra, che Fini vorrebbe più europeo:

“Le famiglie politiche del centrodestra in Europa sono molto più attente a certe novità. Ho guardato i punti toccati dalla Merkel davanti al Cdu… se dicessi al Pdl di discutere delle stesse cose, mi direbbero: sei diventato comunista!”.

La strada di Berlusconi
Diverso il percorso che dovrebbe seguire la maggioranza, secondo il premier. Il nodo da affrontare con urgenza è quello della giustizia, visto il fuoco dalle procure (alimentato da certa stampa) che, oltre a screditare il governo e la maggioranza, alla fine rischia di rallentare l’agenda dell’esecutivo.
La strada da seguire, poi, sarebbe in discesa. Le principali riforme, infatti, sono già state avviate in Parlamento, ragion per cui c’è da credere che la maggioranza procederà in modo spedito: il testo sulle intercettazioni (già approvato alla Camera) è ora in esame alla commissione Giustizia di Palazzo Madama; la norma sul legittimo impedimento, dopo il sì della Camera, secondo il Guardasigilli è probabile che venga approvata dal Senato entro la prima settimana di marzo; in ultimo il cosiddetto “processo breve” – o “periodo certo per lo svolgimento dei processi”, per dirla con il ministro Alfano – che è in esame alla Camera, dopo il sì al Senato.
Solo dopo aver risolto queste tre questioni, secondo il premier sarà possibile avviare una stagione di riforme condivise e di ampio respiro.

Due “agende inconciliabili”, insomma, quella del premier e quella del presidente della Camera, come ha sottolineato il ministro per l’Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi? Probabilmente sì, ma a guardare cosa accade dalle parti dell’opposizione, ha ragione il Cavaliere a insistere sul nodo della giustizia.

Il Pd, infatti, non pare ad oggi un interlocutore affidabile, come vorrebbe appunto Fini, costretto a divincolarsi tra le spinte di un alleato come l’Idv, partito non certo predisposto al dialogo, e un certo antiberlusconismo patologico, come scrive l’Opinione, presente ancora in alcune componenti del partito.

La strada verso una nuova stagione costituente, così come è stata auspicata dal presidente della Camera, è tutt’altro che in discesa.

Il processo Mills in Cassazione Pg: “E’ colpevole, ma il reato è prescritto”

Tratto da Repubblica:

la-legge-e-uguale-per-tutti-21ROMA – La procura della Cassazione ha chiesto che sia dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari contestati all’avvocato inglese David Mills.
La Cassazione deve decidere oggi se confermare o meno la condanna inflitta dalla Corte d’appello di Milano al legale inglese per corruzione in atti giudiziari a quattro anni e mezzo di reclusione. La decisione della Suprema Corte su Mills arriverà entro stasera.

Tuttavia, secondo il sostituto procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani, “Non vi sono i presupposti per il proscioglimento nel merito di David Mills”. In pratica, si confermerebbe , secondo il pg, la responsabilità dell’avvocato inglese nel reato di corruzione in atti giudiziari che sarebbe, però, prescritto.

Ciani ha chiesto inoltre la conferma del risarcimento dei danni non patrimoniali, per pregiudizio all’immagine, a favore della presidenza del Consiglio da parte dell’avvocato inglese David Mills, così come stabilito dalla Corte di Appello di Milano. Secondo Ciani, Mills, con le sue testimonianze reticenti, avrebbe arrecato “pregiudizio al’immagine dello Stato per quanto riguarda l’esercizio della funzione giurisdizionale”. Il risarcimento ammonta a 250.000 euro.

La rescrizione opererebbe, secondo il procuratore, perché l’atto di corruzione va fatto risalire non al febbraio 2000 ma al novembre 1999. Da allora andrebbe conteggiato il periodo di dieci anni, dopo il quale il reato va in prescrizione. Il termine, perciò, sarebbe già scaduto.

“Non sembra essere in dubbio – ha spiegato il procuratore – che il reato corruttivo è avvenuto con la comunicazione da parte di emissari di Bernasconi nei confronti di Mills della disponibilità della somma”. Quella comunicazione, ha precisato Ciani, avvenne l’11 novembre 1999. La sentenza di appello, invece, aveva individuato come momento dell’atto corruttivo il febbraio 2000, quando circa 600mila euro in titoli furono effettivamente versati sul conto di Mills.

Il mistero delle isole Kerguélen

Tratto da CentroStudiLaRuna:

Il fatto

Maggio 1839, emisfero Sud. Nel cuore del temibile inverno australe, alcuni uomini stanno avanzando sul terreno diseguale di una sperduta e deserta isola di origine vulcanica (1), là dove le acque azzurre dell’Oceano Indiano si confondono tumultuosamente con quelle verde scuro Leggi il resto di questo articolo »

“Truffavano sull’Iva con la ‘ndrangheta”. Così spuntano barche, Ferrari e gioiellerie

073345219-d906bcf9-33ff-4a69-b145-0b3121f89449Tratto da Repubblica di WALTER GALBIATI Un’associazione a delinquere che ha utilizzato due società quotate in Borsa, Telecom Italia e Fastweb, per creare un danno al Fisco di 370 milioni e, gestendo un flusso di denaro di oltre 2,2 miliardi di euro, ha creato fondi neri e ricchezze all’estero. In parte questi soldi, sarebbero finiti in mano alla ‘ndrangheta, in particolare al clan Arena, che li avrebbe impiegati anche per organizzare l’elezione del senatore del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo. È questo lo schema che nelle 56 ordinanze di oltre 1600 pagine ha messo nero su bianco il giudice per le indagini preliminari, Aldo Morgigni, su richiesta dei pm Giovanni Bombardieri, Giovanni Di Leo e Francesca Passaniti. Ordinanze che hanno disposto la misura cautelare in carcere per 52 persone e gli arresti domiciliari per altre quattro.L’associazione e i reati. Il reato è l’associazione per delinquere trasnazionale pluriaggravata e viene contestata tra gli altri a Silvio Scaglia, l’ex amministratore delegato di Fastweb e a Stefano Mazzitelli che aveva lo stesso incarico in Telecom Italia Sparkle. Ma i principali organizzatori sarebbero due Carlo Focarelli, che ha costituito e gestito le società fittizie, le cosiddette cartiere che avevano il compito di interfacciarsi con Telecom Italia Sparkle e Fastweb, il volto presentabile della truffa. E Gennaro Mokbel, che avrebbe invece curato la parte oscura, quella offshore, che permetteva di far sparire i soldi e che in parte li avrebbe condotti anche nelle mani della criminalità organizzata. E la potenza dell’organizzazione emerge nei capi di imputazione.

“Insieme hanno commesso – scrive il gip – un numero indeterminato di delitti in materia di evasione fiscale (emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti), contro la pubblica amministrazione e l’amministrazione della giustizia (corruzione di pubblici ufficiali – tra i quali in particolare appartenenti alle Forze di Polizia – rivelazione di segreto d’ufficio, favoreggiamento ed altri), contro la fede pubblica (falsi in atti pubblici), contro il patrimonio (riciclaggio, intestazione fittizia di beni e reinvestimento di proventi illeciti); associazione transnazionale, perché operante in più paesi sia nell’Unione Europea che al di fuori, nella quale Fastweb e Telecom Italia Sparkle fungevano consapevolmente da cassa dalla quale estrarre le somme di denaro oggetto di successivo riciclaggio, in cambio dell’aumento dei crediti Iva verso l’erario, dell’aumento del fatturato e dei margini ottenuti grazie alla riappropriazione di parte dell’Iva, pagata alle società “cartiere”".

I vertici delle società. Gli inquirenti ipotizzano che i vertici di Fastweb e Telecom fossero a conoscenza del sistema delle cartiere. “Le modalità operative attraverso le quali Tis (Telecom Italia Sparkle) agiva – sostiene il gip – pongono con solare evidenza il problema delle responsabilità degli amministratori e dirigenti della società capogruppo alla quale appartiene Tis, ossia Telecom Italia spa”. Del resto le cifre riportate nell’ordinanza sono imponenti. Tra il 2005 e il 2007, Telecom Italia Sparkle avrebbe generato ricavi per 1,19 miliardi di euro con utile di 72 milioni. Le dichiarazioni dell’ingegner Gianfranco Ciccarella, direttore generale di Telecom Italia Sparkle, contenute nell’ordinanza vanno in questa direzione e danno conto comunque di un’attività di auditing interno: “I colleghi sono stati d’accordo e mi hanno peraltro annunciato che ne avevano parlato con i vertici e che ci sarebbe stata una auditing. Non mi hanno detto con chi avevano parlato ma ho ipotizzato che si trattasse di Ruggero”.

La frode carosello e i fondi esteri. Si chiama così l’artificio con cui Telecom Italia Sparkle e Fastweb hanno creato per sé crediti Iva per milioni di euro. Tuttavia “la realizzazione di ingenti crediti fiscali – scrive il giudice – costituiva solo una parte delle condotte delittuose ideate da amministratori e dirigenti di Fastweb e Telecom Italia Sparkle e forse, tutto sommato il lato meno significativo dell’intera operazione delittuosa”. “Le ingenti somme di denaro apparentemente spese per pagare l’Iva in favore delle cartiere consentivano a Fastweb e Telecom Italia Sparkle di realizzare fondi neri per enormi valori che costituivano l’oggetto primario delle attività di riciclaggio e di investimento fittizio realizzato da altri membri dell’associazione a delinquere”. Qui entra in gioco il secondo livello, quello creato e gestito secondo gli inquirenti da Mokbel.

Gennaro Mokbel e le cosche calabresi. Sarebbero stai Mokbel e Franco Pugliese il legame con il lato oscuro dell’inchiesta, quella che sfocia nella ‘ndrangheta. Gennaro Mokbel è considerato il cervello dell’operazione. Nonostante “non ricopra – scrive il gip – cariche in alcuna delle società individuate” e “collegate alla realizzazione delle operazioni illecite”. Viene definito dai giudici come “capo indiscusso dell’organizzazione le cui direttive criminali vengono perentoriamente eseguite da tutti gli associati”. È noto alle forze dell’ordine “come persona eversiva di destra e nel dossier della Polizia si legge che “il 9 maggio 1994 viene arrestato con Antonio D’Inzillo”, in seguito “ricercato come esponete di rilievo della banda della Magliana”. La Polizia sospetta Mokbel di “finanziare in Africa la latitanza di D’Inzillo. Assieme alla moglie Giorgia Ricci “continua a mantenere contatti sia telefonici che di persona con vecchi esponenti dell’eversione di destra, in particolare con Francesca Mambro e Valerio Fioravanti”, cui è stato vicino “anche attraverso rilevanti sostegni economici”. Secondo i magistrati, Mokbel ha contatti con la malavita organizzata in Calabria: “Ha promosso, organizzato e diretto anche la costituzione di un movimento politico strumentale agli interessi del sodalizio, avvalendosi dell’avvocato Nicola Di Girolamo, eletto al Senato”. In particolare “entrava in contatto tramite l’avvocato Colosimo con Franco Pugliese (già sottoposto a sorveglianza speciale per tre anni), imprenditore con rilevanti possibilità finanziarie e legato con vincoli di parentela con la famiglia della cosca ‘ndranghetista degli Arena (la figlia Mary risulta coniugata con Fabrizio Arena figlio di Carmine, uno degli esponenti storici degli Arena, ucciso in un eclatante agguato mafioso del 2004. Inoltre, Vittoria Pugliese, sorella di Franco, è sposta con Pasquale Nicoscia, assassinato ad opera della cosca Arena in risposta all’omicidio di Carmine”.

L’elezione di Di Girolamo. L’associazione “si avvale – scrive il gip – di appartenenti a una pericolosissima cosca dell’ndrangheta calabrese (il clan Arena) per ottenere collaborazione e protezione per portare a segno un’operazione che segna il salto di qualità del sodalizio criminale sul piano delle protezioni ottenute, poiché venivano organizzati gravissimi brogli elettorali per ottenere l’elezione nella circoscrizione estero del senatore Nicola Paolo di Girolamo, mediante la creazione di una serie di falsi documenti che ne attestassero la residenza all’estero”. Sarebbe stata la ‘ndrangheta a reperire le schede elettorali a falsificare i voti di preferenza a favore di Di Girolamo.

Le auto, le barche e i gioielli. I soldi venivano dirottati anche all’acquisto di bene di lusso, Di Secondo le carte dell’ordinanza, Di Girolamo aveva ottenuto una Bmw X5 e con Mokbel poteva utilizzare anche una Ferrari F430 e una Jaguar E. Mokbel invece aveva tutta per sé una Porsche 911. Ma il divertimento non era solo a quattro ruote, visto che nella disponibilità di Di Girolamo vi erano anche due barche Ferretti (45 Fly e 550). Del resto Mokbel è chiaro nelle intercettazioni. Uno dei problemi è come spendere i soldi. ” Noi stiamo a vive male, però, molto male! Ammucchiamo, ammucchiamo ma non famo mai un cazzo… mo’ tocca iniziare a spenderli sti soldi. Massimo, Pinocchio (che secondo gli investigatori è l’amico e socio Marco Toseroni) è convinto che sulle gioiellerie, ha chiamato l’amministratore de Vancleef, ha un appuntamento st’altra settimana…”. In effetti, l’organizzazione, oltre alle auto, compra un po’ di gioiellerie, negozi di abbigliamento, ristoranti e immobili. Tutti a Roma.

Il terzo livello. L’adesione al sodalizio di esponenti delle forze di polizia costituiva “l’ulteriore passo verso un ‘terzo livellò di associati, che fosse rivestito delle pubbliche funzioni indispensabili ad assicurare i profitti dell’associazione”. Questo avveniva sia con “attività di intralcio alle indagini che con diretta attività di collaborazione in cambio di elevatissime somme di denaro che costituivano il prezzo della corruzione”. L’organizzazione, anche per l’abituale collaborazione con appartenenti alla ‘ndrangheta (cui venivano intestati beni di lusso e attività economiche degli associati come nel caso di Franco Pugliese) è giudicata dal gip, nell’ordinanza di custodia cautelare, “tra le più pericolose mai individuate”.

Appalti, il richiamo di Fini: le procedure non sono orpelli

Tratto da IlCorriere:

fini_berlusconi_ladestraMILANO - «In uno Stato di diritto le procedure non possono essere considerate come degli inutili orpelli da derogare fin troppo facilmente in qualsiasi momento e chi gestisce risorse pubbliche deve sempre ricordarsi che agisce in nome e per conto della comunità». Inaugurando l’anno accademico dell’università dell’Aquila, il presidente della Camera Gianfranco Fini è tornato così sull’inchiesta sui grandi eventi che ha travolto la Protezione civile. La magistratura, ha assicurato il leader di Montecitorio, saprà fare piena luce sulle vicende di corruzione sulle quali sta indagando in questi giorni. Ma non va dimenticato, ha sottolineato il presidente della Camera facendo un riferimento indiretto all’inchiesta sul mancato G8 della Maddalena, «il grande lavoro fatto all’Aquila». «È moralmente doveroso – ha detto il leader di Montecitorio -, ricordare, specie in queste giornate caratterizzate da gravi ipotesi di corruzione e di illegalità su cui siamo certi saprà fare piena luce la magistratura, l’impegno e l’abnegazione con cui le autorità provinciali e comunali, unitamente ai vertici e ai volontari della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco delle Forze dell’Ordine e della Croce Rossa, hanno affrontato con grande prontezza e straordinaria efficacia, la gravissima emergenza, e hanno posto le basi per una pronta ricostruzione».

«TRASPARENZA» – Più in generale, secondo Fini, «la capacità di un Paese di dimostrarsi realmente avanzato ed efficiente – è il punto di vista del presidente della Camera – si misura anche con la capacità di realizzare le opere in tempi rapidi e sempre nel supremo rispetto della legge. Per questo «nell’assegnazione degli appalti deve essere assicurata l’imparzialità delle procedure e la celerità delle stesse». «È e sarà compito degli uffici centrali del Governo, dell’Autorità regionale e provinciale, dei Comuni interessati dalla ricostruzione e dagli organi tecnici competenti – ha detto Fini all’Aquila- vigilare affinchè questo sforzo di rinascita si svolga nel pieno rispetto delle leggi e delle norme poste a tutela della correttezza e della trasparenza degli operatori pubblici e privati». «Nell’assegnazione degli appalti – ha aggiunto Fini – deve essere infatti assicurata l’imparzialità delle procedure e la celerità delle stesse. La capacità di un Paese di dimostrarsi realmente avanzato si misura anche con la capacità di realizzare le opere in tempi rapidi, nel supremo rispetto della legge». Insomma, per il presidente della Camera

Barack Obama sfida Pechino, ma non troppo. Basso profilo per l’incontro con il Dalai Lama

Tratto da Panorama:

Il Dalai Lama durante la recente visita in Gujarat (Credits: LaPresse)

Il Dalai Lama durante la recente visita in Gujarat (Credits: LaPresse)

I due si parleranno nella Map Room, uno delle sale di rappresentanza della Casa Bianca, e non negli appartamenti privati come era solito fare Bill Clinton; ma il vero luogo simbolo, lo Studio Ovale, non verrà aperto a questo ospite straniero (come invece fece George W. Bush nel 2008, appena due anni fa): un luogo troppo impegnativo, l’ufficio di lavoro dell’uomo più potente della Terra: rischierebbe di dare troppa solennità alla visita. Meglio evitare.

Parola d’ordine: low profile.
Alla fine dell’incontro non sono previste conferenze stampa per non dare troppa pubblicità al colloquio. Non ci dovrebbero essere neppure dichiarazioni comuni (o separate).
Neanche la photo opportunity (pubblica) verrà organizzata: la stretta di mano verrà immortalata, ma magari le immagini verranno diffuse in un altro momento.

Il protocollo la classifica come visita privata, e tutte queste precauzioni non faranno altro che lenire, ma certo non porteranno a disinnescare il fastidio di Pechino nei confronti di Barack Obama per la sua decisione di incontrare il Dalai Lama, nonostante le proteste e le pressioni del governo cinese.

La guida spirituale tibetana varcherà i cancelli della Casa Bianca per un colloquio che nello scorso ottobre gli venne rifiutato (per prima volta, da un presidente Usa, da molti anni a questa parte) perché Obama non voleva urtare la suscettibilità di Pechino alla vigilia del suo viaggio in Cina.

Allora, solo qualche mese fa, era convinto che con il Dragone Cinese fosse il caso di seguire la linea del (più sommesso) dialogo. Il gesto di evitare di incontrare colui che le autorità cinesi considerano uno dei suoi maggiori nemici, venne accolto con molto favore da Pechino.

Da allora, però, molto acqua è passata sotto i ponti. Le relazioni tra i G2 sono progressivamente deteriorate fino ad arrivare ad essere quasi gelide in queste settimane.
Quella mano tesa di Barack Obama è stata parzialmente allontanata dal governo cinese che ha evitato di dare aiuto agli Stati Uniti su alcune questioni che stanno molto a cuore al presidente americano: Iran e accordo sul clima, in particolare. E non solo. Complice anche le difficoltà in cui si sono ritrovati gli Usa ( a causa della grave crisi economica),Pechino si è sentita sempre più forte e ha iniziato a dettare l’agenda su questi dossier.

Un fatto che non è proprio piaciuto all’amministrazione statunitense. Per questo, Obama è passato da un atteggiamento decisamente morbido a uno più determinato, dando il via libera alla vendita di armi a Taiwan, attaccando la Cina sull’affare Google, minacciando guerre commerciali se non verrà apprezzata la valuta cinese.

La visita del Dalai Lama alla Casa Bianca si inserisce in questo quadro. Molti l’hanno presentata come una sfida al Dragone Cinese.
In realtà, i messaggi che manda Obama sono duplici: da una parte non cede alle pressioni, incontra il leader tibetano, pone così l’attenzione sulla questione dei diritti umani e politici in Cina.
Dall’altra, lo fa con un protocollo che impedirà di arrivare al vero e proprio incidente diplomatico con Pechino. Che, nei giorni scorsi scorsi aveva minacciato gravi conseguenze per i rapporti tra i due paesi, ma che alla fine dovrebbe limitarsi a fare qualche altra protesta ufficiale, nulla di più.

Sanremo. La verità… mi fa male, lo so

Tratto da IlFondo di;

Angela Azzaro

Sanremo, Italia. E’ una banalità dirlo. Ma è così. Il festival della canzone è uno specchio del Paese, una fotografia, per quanto sovraesposta e un po’ ritoccata (ma chi non lo fa, basta vedere i manifesti di Renata Polverini), della vita italica in quel momento. Ha fatto bene quindi il capo dei Pd, Luigi Bersani, a trasferirsi nel paese dei fiori per il dopo festival organizzato dalla sua tv Youdem. Una buona idea, con tanto di belle trovate ironiche come quella di creare accoppiamenti strani tra politici e cantanti. D’Alema, con pretese da monarca assoluto, è stato giustamente abbinato al trio capeggiato da Emanuele Filiberto, mentre Paola Concia è finita dritta dritta nelle braccia di Irene Grandi (e io l’ho anche votata).

Una cosa però è dare importanza a un evento popolare, sfilandosi i vestiti snob di certa sinistra che andava solo ai festival dove come minimo c’era uno che sperimentava con le padelle da cucina ammorbando anche la madre e il padre, altra cosa è fare il tifo, come ha fatto Youdem, per la canzone patriodarda e orribile del trio filo monarchico.

Qualcosa deve essere successa in questi anni in Italia se la fondazione FareFuturo, vicina aFini, attacca quel testo stucchevole e nazionalista fino al vomito e la sinistra (o presunta tale) non ha la forza manco per dire bah. Non è un caso. Non è un errore. Una destra illuminata e una sinistra conservatrice sono la conseguenza di una politica che viene da lontano: da una parte un’area politica, quella finiana, che sta giocando la carta vera della modernità, dall’altra una sinistra che pensa di recuperare terreno e consenso attaccandosi al passato.

Forse non è quindi un caso se, sempre a sinistra, nessuno si è scandalizzato per la canzone di PoviaLa Verità.

Diciamo che il  personaggio, provocazione dopo provocazione,  ha perso di credibilità. E nessuno, dopo il motivo Luca era gay, riesce a dargli retta anche quando canta fesserie. Probabile. Resta il fatto che la sua nuova canzone è davvero troppo. Parla di Eluana Englaro. Eluana morta che parla dal cielo al padre e alla madre e fa intuire che voleva ancora stare qua con noi. Che voleva continuare a vivere. Detta così, come non essere d’accordo. Quello che Povia non capisce è che Eluana non era più viva, vegetava grazie a un sistema di macchine sempre più invasivo che alimenta il corpo ma non  ci restituisce il cuore della vita, la consapevolezza, la coscienza. Ma questo sarebbe nulla, o meglio sarebbero affari di Povia. Lui la pensa così, bene. Ma perché sfruttare il caso di Eluana? Perché mettere in mezzo il padre e la madre? Non crede che avessero sofferto già abbastanza? Domande che molto probabilmente non si è posto, avendo in testa un unico obiettivo: fare parlare di sé, attirare l’attenzione non grazie alle sue qualità canore (che non ha) ma per le polemiche che avrebbe potuto suscitare e che hanno visto Vespa pronto a cogliere l’occasione.

Nazionalismi, re e regine, paladini della (presunta vita) pronti a calpestare i sentimenti delle persone. Giustamente Aldo Grasso sul Corsera di qualche giorno fa sottolineava come il Festival sia diventato tutto fuorché un luogo dove si cantano le canzoni. E’ un macchina televisiva e pubblicitaria dove le canzoni sono un piccolo e a volte fastidioso dettaglio. Non si capisce altrimenti il modo in cui hanno sfruttato il caso Morgan. Il primo giorno è stato il Convitato di Pietra, colui che non c’è, perché è stato cacciato, ma aleggia come il più presente di tutti. Ma mica perché lo ha voluto lui. E’ stata quella furbona della presentatriceAntonella Clerici ad averlo tirato in ballo. Ha letto (male) un pezzo della sua canzone, ma prima ci ammorbati con la sua alta morale contro la droga. La mia unica droga è la famiglia… Un moralismo di basso livello soprattutto se messo a confronto con lo scopo che si voleva ottenere: quello di aumentare l’audience. Il pubblico pare che quest’anno sia composto per la metà di donne, percentuale più alta degli altri anni. E sono donne a cui piace  Clerici. Un po’ perché una donna vera, normale, con i suoi chili di troppo. Un po’ perché le rappresenta con la sua imbranataggine e le sue battutine. Natalia Aspesi, suRepubblica ha scritto: finalmente. Dopo tante veline una donna in carne e ossa. Ma forse c’è un’altra verità molto più spiacevole: Clerici non rappresenta la donna vera, ma un’icona costruita a tavolino, l’altra faccia della velina. La donna che piace al Vaticano e rassicura pubblico e dirigenti Rai. Insomma un’immagine perfetta per un Sanremo all’insegna della corona reale.

E’ per questa ragione che tra Clerici e Morgan continuo a preferire l’ex cantante dei Blue Vertigo. Forse, caro Morgan, è stata solo fortuna che ti abbiano cacciato dal quel baraccone orrendo che è Sanremo e quella parte d’Italia che rappresenta.

Pacco bomba a Torino: era pronto a esplodere, la pioggia lo disinnesca

Tratto da IlGiornale:

20070303151944_bomba_fermacarte_cipolla_thumb_largeTorino - Allarme bomba per strada a Torino. Il titolare di una agenzia immobiliare di via Principe D’Acaja, all’altezza del civico 15, vicino a corso Francia, ha riferito ai carabinieri con una telefonata la presenza di un pacco di plastica con un elastico intorno e alcuni fili al di fuori. Potrebbe trattarsi, spiegano i carabinieri, di candelotti dinamitardi. La fermata della metropolitana, fanno sapere i carabinieri, è stata chiusa. Sul posto sono presenti gli artificieri. La zona è stata transennata e messa in sicurezza.

Ordigno pronto a esplodere Il pacco conteneva un ordigno artigianale realizzato con mezzo chilo di gelatina di tritolo, bulloni e un innesco: era pronto a esplodere. La miccia, secondo quanto riferisco i carabinieri del comando provinciale di Torino, era stata innescata, ma non c’è stata deflagrazione perché la pioggia l’ha bagnata. La bomba era in mezzo alle due vetrine di una agenzia immobiliare, la Alfero Immobili. Si trattava di un involucro di carta, riferiscono i militari dell’Arma, con all’interno gelatina di esplosivo mescolata a chiodi e bulloni. Al momento non ci sono state rivendicazioni e non si conosco i motivi del gesto.

L’esoterismo di René Guénon

Tratto da CentroStudiLaRuna:

Per la serietà e la sicurezza delle vedute, per una preparazione veramente particolare in fatto di tradizioni religiose, miti esimbolismi e specialmente di dottrine orientali, per una costante cura nell’affrontare tutti i dettagli pur mantenendo sempre un punto di vista di sintesi, l’opera del Guénon non è da Leggi il resto di questo articolo »

Bosnia; incognita aperta

exjugoslaviaetnicaTratto da Thule-blog Il Parlamento della Repubblica Srpska approva lo strumento di secessione, ma il premier Dodik rassicura la comunità internazionale
“Catherine Eston è stata ingannata o male informata. La Repubblica Srpska (Rs) non sta preparando la secessione dalla Bosnia-Erzegovina. Le autorità della Repubblica serba non hanno intenzione di mettere in questione la stabilità della regione. Noi vogliamo soltanto perseverare l’accordo di Dayton”.
Milorad Dodik, premier della Rs, che con la Federazione croato – musulmana forma la Bosnia – Erzegovina così come è emersa dagli Accordi di Dayton che nel 1995 posero fine alla guerra nella ex Jugoslavia, ha voluto oggi tranquillizzare Catherine Ashton, Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e la sicurezza. Miss Ashton, il 13 febbraio, si era detta molto preoccupata dall’iniziativa di Dodik e della Repubblica Srpska in merito a un referendum sull’eventuale separazione dell’entità serba dalla Bosnia. “I Balcani sono la nostra priorità”, ha dichiarato la Ashton in un’intervista al quotidiano austriaco Kurier. “Preoccupazione particolare suscita la situazione in Bosnia – Erzegovina, nella quale serbi, musulmani e croati litigano intorno alle questioni che riguardano la Costituzione e dove il premier della Repubblica serba Milorad Dodik minaccia costantemente che l’entità serba si separerà dal Paese. I paesi dell’Unione Europea ritengono che le riforme e la stabilità sui Balcani abbiano un’importanza decisiva per le integrazioni economiche e politiche”.Il 10 febbraio scorso, all’ora di cena, il parlamento della Rs a Banja Luka ha approvato a maggioranza una legge sull’istituto del referendum proposto dal governo guidato dallo stesso Dodik. Il dibattito sul disegno di legge era cominciato il giorno prima, ma dopo pochi minuti i deputati musulmani e croati hanno abbandonato l’aula definendo la legge anticostituzionale e contraria all’accordo di pace di Dayton. Gli stessi deputati hanno inoltre annunciato che ricorreranno al diritto di veto nella Camera dei Popoli, il secondo ramo del parlamento, e poi alla Corte costituzionale della Rs. Il premier Dodik aveva assicurato che la legge sul referendum non rappresenta il primo passo verso la secessione dalla Bosnia Erzegovina, nonostante lui stesso lo avesse affermato durante la sua campagna elettorale nel 2006. “Noi puntiamo solo a far valere i nostri diritti – ha dichiarato il premier – Puntiamo a permettere ai serbi di Bosnia di avere uno strumento per ribellarsi a decisioni illegali dell’Alto Rappresentante”, una figura istituita a Dayton e che dovrebbe rappresentare la tutela della comunità internazionale sulla pace faticosamente ricostruita in Bosnia. La carica è attualmente ricoperta da Valentin Inzko, diplomatico austriaco.

Il testo è stato approvato con 46 voti a favore e 16 contrari, con sei astenuti. Lo stesso partito di Dodik, l’Snsd, ha emendato la proposta governativa cambiando il termine ‘obbligo’ di indire il referendum con la parola ‘possibilità’. Una bella differenza, che mostra come al di là della sagacia tattica di Dodik – che ha sempre sfruttato lo strumento del referendum di secessione per ottenere quello che voleva dalla comunità internazionale – la volontà di staccarsi dalla Bosnia non è così solida. Ben inteso, un problema c’è. Il Paese è bloccato dal meccanismo di tripartizione del potere e mentre tutti gli stati della ex Jugoslavia (il Kosovo è una realtà a parte) marciano spediti verso l’Ue, la Bosnia resta al palo. Usa e Ue, nei mesi scorsi, hanno tentato di sbloccare le riforme costituzionali per permettere alla Bosnia – Erzegovina di ripartire, ma Dodik si è sempre distinto per la richiesta di ‘non ingerenza’ e per la condanna di decisioni dell’Alto Rappresentante che a suo dire limitano la sovranità delle tre anime del Paese. L’ex presidente croato Stipe Mesic, alla fine del suo mandato, non aveva fatto mistero di ritenere necessario l’invio di truppe nel caso di una secessione. Cosa accadrà? Difficile dirlo, ma la retorica degli attori in campo, oggi come ieri, non aiuta la Bosnia-Erzegovina a uscire da un dopoguerra che qualcuno vuole senza fine.

fonte www.peacereporter.net
Prosegue, senza soluzione di continuità, il dissolvimento della federazione di Bosnia-Erzegovina. Lentamente la componente serba si sta ritagliando sempre più ampi spazi di libertà dalle forche caudine imposte dal trattato di Dayton, e lo fa per ora con strumenti politico/istituzionali.

Che non ci siano gli spazi per una immediata secessione della repubblica Srpska è fuori discussione, ma questo non vuol dire che non potrà MAI profilarsi una simile eventualità, come sperano molti osservatori. Teniamo sempre a mente COME, dopo gli accordi di Dayton, sia stata tenuta unita questa entità tri-etnica.
Siamo certi che il fuoco covi sotto la cenere, e che sia solo questione di tempo. Figure come l’Alto Rappresentante per la “piccola Jugoslavia bosniaca” potranno solo far in modo che essa sopravviva artificialmente ancora per qualche anno, a monito di velleitarie utopie demo/multi-etniche.

I piccoli fendenti politici delle élite serbe della Srpska, aumentati non a caso nell’ultimo anno, sono un modo per saggiare la forza dei “protettori” occidentali della Bosnia (USA e UE), atti per capire quanto possano ancora pesare certe ingerenze internazionali sui destini dei Balcani.

L’Occidente è distratto però dai propri gravi problemi. La crisi economica, il declino geopolitico statunitense e le non sanate questioni etniche potrebbero, come già in altre occasioni abbiam fatto notare, essere il propellente di un nuovo conflitto balcanico, che potrebbe vedere la Bosnia quale primo probabile teatro di scontro.

Domenica 21 febbraio si puliscono le spiagge con il “Mare d’inverno”, organizzato da Fare Verde Crotone

locandinamareinverno2010Dal 30 gennaio scorso è partita l’operazione denominata “Mare d’Inverno”, durante la quale i volontari di Fare Verde (www.fareverde.it) saranno impegnati a pulire diverse spiagge italiane per ricordare a tutti che l’inquinamento dei litorali è un problema che esiste per dodici mesi all’anno e non solo durante il periodo estivo.
Per quanto riguarda la nostra città, i volontari dell’Associazione Ambientalista FARE VERDE Crotone (www.fareverdecrotone.tk) si adopereranno per ripulire il tratto di spiaggia antistante il molo della lega navale, nella mattinata di Domenica 21 Febbraio 2010, dalle ore 10.30.
“Tale iniziativa – dichiara Antonio Blaconà, Responsabile Provinciale di Fare Verde Crotone – ha l’obiettivo di riportare al centro dell’attenzione la necessità di ridurre i rifiuti e riciclarli più possibile. Le discariche devono essere considerate per quello che sono: l’ultima soluzione possibile per i rifiuti che non si riescono a eliminare o riciclare. Nuovi inceneritori, in un ciclo virtuoso dei rifiuti, sarebbero addirittura inutili. Le operazioni di pulizia promosse da Fare Verde saranno l’occasione per informare i cittadini sulle possibilità di riduzione del mare di rifiuti che invade le vie delle nostre città, le strade, le autostrade, le ferrovie che attraversano le campagne, le aree industriali e i quartieri residenziali, le cime delle montagne e i boschi, i prati e, naturalmente, le spiagge.”.
I volontari di Fare Verde che puliranno le spiagge coglieranno inoltre l’occasione per fare un censimento dei rifiuti più invadenti. I dati saranno utilizzati per sensibilizzare il Parlamento Italiano sulla necessità di attuare una politica per la riduzione a monte dei rifiuti così come nelle scorse edizioni del “mare d’inverno”, quando, ad esempio, Fare Verde ha scoperto il flagello dei “bastoncini cotonati” usati che invadevano le spiagge italiane ed ha ottenuto una legge che ne prevede la commercializzazione solo se biodegradabili.Dipartimento Stampa
Fare Verde Crotone

Il caso / Nadia Eweida, licenziata dalla British Airways per una croce al collo

nadia2r375Tratto da ilsussidiario.net Di Gianfranco Amato E’ finito davanti alla Court of Appeal londinese un altro celebre caso di discriminazione nei confronti dei cristiani in Gran Bretagna. Nadia Eweida, una cinquantottenne impiegata delle British Airways, non si è arresa di fronte al verdetto del Tribunale del Lavoro che ha respinto il suo ricorso.
Questi i fatti. Nel settembre 2006 Nadia Eweida, addetta al servizio di check-in presso il terminal 5 dell’aeroporto di Heathrow, si vede intimare dalla direzione della compagnia aerea di non indossare, durante l’orario di lavoro, la collanina con la croce che portava al collo. Il rifiuto da parte della dipendente, motivato da sue profonde convinzioni religiose e dal fatto che i segni distintivi di altre fedi venivano invece permesse dalla compagnia, non viene preso molto bene.
Infatti, senza tanti complimenti, Nadia Eweida viene licenziata il 20 settembre 2006, con la motivazione che la sua croce d’argento, non più grande di una moneta da 5 pence, appare contraria alla «company’s uniform policy». Le 49 pagine di dettagliate istruzioni sull’uso delle uniformi e dei gioielli delineavano, infatti, una filosofia aziendale impostata sull’assoluta “neutralità” nei confronti delle convinzioni personali dei dipendenti.
Invoca, poi, l’art. 9 della Convenzione europea sui diritti del’uomo e le vigenti normative britanniche in materia di tutela delle pratiche e delle convinzioni religiose dei dipendenti, l’Employment Equality (Religion or Belief) Regulations 2003. Evidenzia, inoltre, la disparità di trattamento compiuta dalla British Airways nel «permettere l’utilizzo di simboli religiosi visibili per i credenti in altre fedi, come ad esempio il kara, braccialetto sacro dei Sikh, il kippah, copricapo degli ebrei, o la hijab, velo per le donne musulmane».

British Ariways, infatti, si è vista bene dal vietare simili forme esteriori di fede. Singolare la tesi difensiva della compagnia aerea. L’avvocatessa Ingrid Simler si rivolge alla Corte sostenendo che «l’esibizione della croce al collo non è richiesta come precetto dalla religione cristiana ed è quindi frutto di una scelta individuale e non obbligatoria rimessa al mero desiderio della Eweida».
Ma l’avvocatessa si spinge oltre – fino al limite dell’irriverente -, quando dichiara che «il simbolo utilizzato dalla Eweida deve intendersi come espressione di una semplice convinzione allo stesso modo dei simboli utilizzati da altre persone per manifestare contro il nucleare o in favore dei diritti degli omosessuali».
All’udienza sono presenti diversi sostenitori di Nadia Eweida e qualche parlamentare. C’è pure l’ex Ministro degli Interni John Reid, il quale, prendendo la parola fuori dall’austero palazzo di stile gotico-vittoriano che ospita la Court of Appeal, dichiara: «Questo caso rappresenta un chiaro indicatore del fatto che i cristiani non godono delle stesse protezioni previste dalla legge per i fedeli di altre religioni a cui viene garantita, nel posto di lavoro, la massima disponibilità per quanto riguarda l’abbigliamento e l’esibizione di simboli religiosi».
Anche Nadia Eweida, subito dopo l’udienza, rende una dichiarazione: «Io ho combattuto questa battaglia legale fino alla Corte d’Appello per difendere il diritto dei cristiani a portare indosso una croce. E’ triste constatare come British Airways non si renda conto e non riesca a percepire che proprio la croce è il simbolo per eccellenza della fede cristiana».

Lo scorso venerdì 12 febbraio, la Corte d’Appello londinese, con una sentenza più che prevedibile, ha respinto il ricorso di Eweida. Patetica l’uscita di Lord Justice Sedley, uno dei giudici d’appello, che dopo aver ribadito l’inopportunità di esibire simboli religiosi nei luoghi di lavoro, ha dichiarato che, tutto sommato, «non è impensabile che in alcuni casi un divieto generale rappresenti l’unica soluzione».

 

Peccato che l’ultima sentenza dell’Alta Corte in materia abbia ribadito il fatto che la proibizione ad una ragazza sikh di portare a scuola il “kara”, braccialetto sacro, integri un vero e proprio atto di discriminazione religiosa.
Qual è la differenza tra una croce ed un kara? Semplice. La reazione dei discriminati. Non è facile gestire politicamente le veementi proteste della comunità sikh o di quella islamica, mentre i cristiani hanno da sempre dimostrato di essere assai più “tolleranti” rispetto alle ingiustizie patite. Fa parte, del resto, del loro stesso DNA. La morale di questa storia dovrebbe farci riflettere.

 

Mentre da noi in Italia si discute se esporre o meno il crocifisso nei luoghi pubblici, in Gran Bretagna la magistratura ha già deciso che ad un cristiano si può impedire di portare al collo il simbolo della propria fede sul luogo di lavoro. Se consentiamo che la tolgano dai muri, arriveranno a levarcela anche di dosso.

Scontri in Val di Susa, grave ma stabile manifestante ferito. Ancora proteste

20100218_tavTratto da il Messaggero TORINO (18 febbraio) – Restano stabili le condizioni di Simone P., il giovane anarchico rimasto ferito ieri sera in Valle di Susa negli incidenti tra No Tav e forze dell’ordine. Ricoverato d’urgenza alle Molinette di Torino, questa mattina verrà sottoposto a una nuova tac per valutare le condizioni dell’ematoma cerebrale riportato nei tafferugli. Nella notte sono proseguite le proteste dei No Tav.
Un gruppo ha cercato di bloccare l’uscita dei camion di distribuzione del quotidiano La Stampa allestendo un picchetto in via Giordano Bruno, sede della tipografia. È intervenuta la polizia. Per buona parte della notte sono state bloccate la statale 24, la statale 25 e l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia. Nuove proteste sono state annunciate per oggi. In programma un presidio davanti alla sede Rai di via Verdi, a Torino.

Il libro, questo sconosciuto

caro-libri3801_imgTratto da Repubblica Di Claudio Gerino ROMA – Il libro questo sconosciuto. Almeno in Italia. I lettori, infatti, sono solo il 38 % sul totale della popolazione di età superiore ai 14 anni, ma solo il 10 % si possono definire “abituali”. Lo strano è che, invece, il mercato dei libri nel Belpaese si presenta, tutto sommato, solido, con un fatturato complessivo di oltre 5 miliardi di euro, anche se in flessione rispetto agli anni precedenti. Del resto l’Italia, tra i 25 paesi dell’Unione Europea, si collocava nel 2006 solo al diciannovesimo posto, superando di poco la Spagna, la Romania, la Grecia e la Bulgaria. Oggi, con quel 38 % scarso, potrebbe anche essere stata scavalcata da tutti i paesi tranne il Portogallo.
I dati sono forniti dall’AIE, l’Associazione Italiana Editori e sono impietosi. Elaborando i dati Istat del 2009, infatti, l’associazione rileva che, nel 2009 il 45,1 % degli italiani di età superiore ai 6 anni ha letto almeno un libro non scolastico (25 milioni e mezzo). Ma la fascia dei lettori saltuari (da 1 a 11 libri l’anno) è consistente: quasi 22 milioni di persone sopra i sei anni d’età. Chi legge più di 12 libri l’anno, infine, rappresenta solo il 6,9 % (3 milioni e 900 mila).Anche l’area geografica è importante al fine delle statistiche di lettura: il nord Italia vede una prevalenza di lettori sulla popolazione (52,2 %), seguita dal Centro (47,4 %) e, ben distaccata, il Sud e le Isole (31,6 %). Le prime cinque regioni italiane che leggono di più, naturalmente, si collocano al nord (Trentino Altro Adige col 57,5 %, Friuli Venezia Giulia col 56,5 %, Valle d’Aosta col 53,8 %, Lombardia col 53,5 %, Liguria, col 51,3 % e Piemonte col 50,6 %). Fanalino di coda è la Sicilia, invece (29,1 %), superata dalla Campania (29,4 %), dalla Puglia (29,9 %), dalla Calabria (31,4 %) e dalla Basilicata (34,3 %). Un altro dato significativo è la spesa media mensile per abitante in libri: appena 4,90 Euro che scende per i bambini da 0 a 14 anni ad 1,48 euro.

Eppure, piccoli segnali positivi si stanno delineando: rispetto al 2007 e al 2008 c’è stata una crescita, sia pur minima (1%) dei lettori, arrivati a 25 milioni complessivi. Indubbiamente, a rendere ancora più difficile la propensione alla lettura c’è il fatto che la spesa per acquisto di libri da parte delle bibilioteche pubbliche è scesa dai 65,5 milioni di euro del 2005 ai 48 milioni di euro del 2008 e che ci sono ancora 691 comuni con più di 10 mila abitanti totalmente privi di emeroteche aperte alla popolazione, lasciando senza questo strumento il 21,3 % della popolazione italiana (quasi 13 milioni di persone). Ci sono però biblioteche d’eccellenza che hanno a disposizione oltre 10 mila volumi (3902), mentre le librerie private aperte al pubblico sono 2774.

A snobbare il libro sono soprattutto i giovani: il 45 % di loro in età dai 6 ai 19 anni non ne legge neanche uno al di fuori di quelli scolastici. Se si “sgranano” questi dati per età, poi, si evidenzia un fattore ancora più preoccupante: a formare la fascia più consistente di “non lettori” sono i ragazzi tra i 6 e i 17 anni (29 milioni e 400 mila).

Ed è per questi motivi che è nato il “Centro per il Libro e la Lettura”, su iniziativa dell’AIE e del governo. L’obiettivo del Centro è quello di far riavvicinare o avvicinare per la prima volta al libro un numero sempre crescente di italiani, con il proposito di incrementare i lettori del 50 % nei prossimi dieci anni. Sette i programmi annunciati dall’Associazione: dal giorno in cui tutti saranno invitati a regalare un libro a coloro cui si vuol bene, alla donazione di testi di buona qualità che gli editori eliminano per arrivare a un appuntamento annuale di studio e confronto sul futuro del libro.

Il primo programma prevede di costruire un modello di promozione della lettura su scala provinciale applicabile successivamente a tutto il territorio nazionale. Il secondo mira a dare al libro un valore socialmente apprezzabile e prevede di donare gratuitamente libri di buona qualità, che gli editori eliminano, alle situazioni più svantaggiate. Il terzo programma prevede una campagna di comunicazione, concentrata in una settimana che, in collaborazione con Aie (Associazione Italiana Editori), culminerà nella giornata di domenica 23 maggio, dove tutti saranno invitati a regalare un libro a coloro cui si vuol bene.

I programmi 4 e 5 sono stati delineati per promuovere la cultura del libro puntando a dare agli autori e alle opere italiane la presenza internazionale che oggi non hanno e di fare dell’Italia la sede internazionalmente riconosciuta di riflessione approfondita e di elaborazione sulla cultura del libro. In questo senso si organizzerà un appuntamento annuale di studio sui temi di frontiera, sull’evoluzione e sul futuro del libro. L’ipotesi della sede è Torino, in futuro alla Reggia di Moncalieri, nel mese di ottobre.

Infine, gli ultimi due programmi: rilevazione Nielsen per poter costituire un’unica autorevole fonte di dati sul mondo dei libri e far diventare il Centro un punto di riferimento per rappresentare gli interessi del mondo dei libri nelle sedi istituzionali.

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