Bologna: una bimba sopravvive all’aborto
Forse è un segnale. Sicuramente è la prova che esiste un’alternativa: si può scegliere la vita. A Bologna una bambina per la quale i genitori avevano deciso l’aborto è nata viva. Le era stata diagnosticata la mancanza dei globuli oculari; non avrebbe dunque potuto vedere. Si voleva quindi risparmiarle un’esistenza “difficile”. Doveva morire. Invece vive. Ciò è potuto accadere grazie all’opera dei medici dell’ospedale Maggiore, i quali, accortisi dell’incidente di percorso, hanno fatto tutto il possibile per salvare la bimba e ci sono riusciti. I genitori hanno comunque scelto di non tenerla, optando per l’adozione; così la piccola e’ stata accolta in una casa-famiglia della Comunita’ Papa Giovanni XXIII, fondata da Oreste Benzi: ”ora essa e’ li’ da otto mesi, ed e’ una bambina splendida piena di vita che cambia il cuore di chiunque la incontri”, dicono i responsabili dell’ associazione. Giovanni Ramonda, responsabile generale della Giovanni XXIII ha ricordato che i medici del “Maggiore” hanno agito ”cosi’ come prevederebbe l’art.7 della legge 194, ma contro il parere di pochi giorni fa del Consiglio Superiore di Sanita’ (interpellato dall’ex ministro Livia Turco per limitare l’assistenza ai prematuri), che ne avrebbe sancito la morte”. Alla conferenza stampa, indetta dall’associazione per rendere pubblica la notizia, un’altra mamma ha raccontato di come nove anni fa sia stata ripetutamente sollecitata ad abortire dai medici ”per ragioni di salute che poi si sono rivelate inconsistenti”. Limitare l’assistenza ai prematuri ? I responsabili nazionali della Sanità, i quali dovrebbero operare per la tutela della salute degli Italiani, “incentivano” la “soluzione finale” di chi forse non ce la farà. E’ veramente paradossale (per non dir di peggio) l’ipocrisia di una società e di una cultura (!) che si batte apparentemente al fianco di soggetti, definiti in tal senso “diversamente abili” (“disabili” è offensivo…!), promuovendone al contempo la morte “prima che sia troppo tardi”. Un Paese civile non dovrebbe ammettere e tollerare una tale barbarie. Probabilmente, quando si parla dei diritti “individuali” da garantire, ci si riferisce solo a coloro che abbiano compiuto diciott’anni. Per fortuna, però, oggi la speranza è illuminata da una luce in più…Viva la vita!
Antonio Del Prete
Responsabile provinciale Gioventù Italiana Bologna
www.bononia189ac.it




