I conti senza l’oste

luomodelbisogno.jpgdi Rinascita  Lo spettro dei brogli è ancora fra noi. Ieri, la giunta per le elezioni del Senato, composta in maggioranza dal centrosinistra, ha stabilito il riconteggio di schede nulle, bianche e contenenti voti nulli o contestati, a partire da sette regioni: Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia e Toscana. In particolare, la Campania e il Lazio sarebbero state scelte per lo stretto margine di variazione registrato dai due schieramenti, mentre la Calabria avrebbe presentato nell’ultima tornata elettorale un forte calo delle schede bianche.
La decisione della giunta è stata presa quasi all’unanimità. Il quasi si riferisce alla sola astensione del senatore dei Verdi Natale Ripamonti, il quale evidentemente dovrà rendere conto al proprio elettorato i motivi di una tale decisione. La delibera della giunta è, infatti, è la sintesi di due precedenti delibere presentate una dal senatore della maggioranza Antonio Boccia dell’Ulivo, e l’altra dal senatore di Forza Italia Lucio Malan. Tutti d’accordo, dunque, tranne i Verdi, su quanto aveva già richiesto Berlusconi, ovvero la verifica delle schede bianche e nulle.
Brogli? L’accusa era sì partita dal leader dell’opposizione ma poi era stata fatta propria anche dalla maggioranza. Ora, quindi, la verità sembra più vicina. Complessivamente verranno riesaminate circa 700 mila schede: trecentomila bianche, 400 mila nulle e circa 500 contestate e non assegnate. Le schede bianche attualmente si trovano nei vari tribunali e dovranno quindi essere “richiamate”, le bianche e le nulle si trovano in un deposito a Castelnuovo di Porto. Le schede sono distribuite su 35 mila sezioni.
Per operare il nuovo conteggio saranno operativi sette nuovi comitati, uno per ogni regione. I tempi necessari per far luce sulle ultime elezioni non sono per il momento ipotizzabili, secondo l’azzurro Lucio Malan, componente della giunta che ha disposto il riconteggio.
Inoltre si procederà alla revisione delle schede valide, custodite nei diversi tribunali, secondo una ‘campionatura’ che sarà decisa dai comitati di revisione schede, tenendo conto dei seguenti criteri: l’assenza del verbale o la notevole differenza tra i dati dichiarati sul verbale e quelli verificati sulla revisione; l’assenza di schede nulle e contestate; la presenza di rappresentanti di lista appartenenti a una sola coalizione o l’assenza nel seggio di rappresentanti di lista per ambedue le coalizioni. Nel caso in cui i risultati rivelino “scostamenti significativi” rispetto ai dati di proclamazione, si dovrà estendere la procedura di revisione delle schede anche alle altre regioni e alla circoscrizione Estero.
Come da copione, soddisfazione bipartisan è stata espressa dai politici, anche se da parte del centrodestra in molti avrebbero preferito il riconteggio di tutte le schede.
Difficile adesso immaginare i possibili scenari. Nella prossima riunione della giunta il presidente Nania (An) procederà alla nomina dei comitati di revisione per ciascuna delle regioni interessate, che saranno composti da un relatore più altri due componenti, un esponente della maggioranza e uno dell’opposizione. Se anche i conti non dovessero tornare quasi certamente ognuno sarebbe pronto a scaricare sull’altro ogni responsabilità. Se poi davvero, da questo controllo, dovesse emergere un risultato diverso ovvero il ribaltone auspicato da Berlusconi oppure una maggioranza più stabile a Palazzo Madama per Prodi, allora il clima si intorbidirebbe ancora di più.
Sicuramente, va registrata come vittoria a livello personale di Berlusconi la decisione presa dalla giunta del Senato, considerato che proprio sabato scorso, galvanizzato dal successo della manifestazione, lo stesso Cavaliere aveva a gran voce chiesto il controllo delle schede. E’ stato accontentato. Staremo a vedere se i fatti gli daranno ragione.
Ma è ipotizzabile il solito nulla di fatto, che imporrebbe ad entrambi gli schieramenti di scusarsi con gli avversari, facendo ammenda dei propri errori, lasciando comunque forti dubbi nell’elettorato.
Resterà sempre il sospetto di una tornata elettorale ai limiti della legittimità, ma in fondo in una Repubblica fondata su un referendum fin troppo “chiacchierato” questo sembra solo un dettaglio.
Via al riconteggio, dunque, e che vinca il migliore; se davvero ce n’è uno.

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