cc-m113-trasporto-truppa-02-copia.jpgTratto da L’Unità: Gli studenti di scuola e università protestano democraticamente contro la riforma della Gelmini. E Berlusconi minaccia rappresaglie fisiche: «Dico chiaro un avviso ai naviganti: non permetteremo l’occupazione delle scuole e dell’università. Oggi convocherò il ministro dell’Interno Maroni per studiare con lui gli interventi delle forze dell’ordine». È questa la politica preferita del governo di destra, come del resto fa già con l’opposizione, che come detto da Berlusconi o dice come vuole lui o non ci deve essere. Il premier ha tutta una sua teoria sulla protesta corale che investe indistintamente tutte le scuole e le facoltà della penisola: Dietro alle manifestazioni sulla scuola c’è l’estrema sinistra e, come a Milano, anche i centri sociali». «Non ritireremo il decreto legge che è sacrosanto - proclama Berlusconi -. I leader della sinistra dicono solo menzogne». Berlusconi ha poi cercato di respingere punto su punto le accuse al decreto legge scuola: «Non verrà mandato via alcun insegnante – ma poi è costretto ad ammettere -. Ci sarà solo il blocco del turn over». E ancora non può smentire neanche che ci sarà una riduzione del tempo pieno: «Le famiglie potranno scegliere liberamente». Clamorosa è poi la retromarcia sul maestro unico: «Non ci sarà il maestro unico nelle elementari, ma il maestro prevalente». Per non parlare della chiusura degli istituit nei piccoli comuni, tanto sbandierata dalla Gelmini fino alla settimana scorsa. Il premier la smentisce e ora dice: «Non chiudono le scuole più piccole: ci sarà un solo preside e un solo segretario per più scuole con pochi alunni». Berlusconi, infine, affronta il discorso del voto in condotta, dove già la Gelmini aveva dovuto fare un altro dietrofront: «Non si boccerà con il 7 in condotta. Verrà bocciato chi ha 5 in condotta, ma solo con il via libera del Consiglio d’istituto e di classe».

«C’è un movimento di protesta molto ampio, che riguarda famiglie, studenti, insegnanti - afferma il segretario del Pd, Walter Veltroni, -. Se fossi nel governo farei un gesto politico: ritirerei quel decreto Gelmini che è alla base di tutta questa sofferenza e ritirerei le misure finanziarie prese». Secondo il leader del Partito democratico, «vanno rimodulati i costi, ma anche specificando che ogni lira tagliata di sprechi all’interno del sistema scolastico deve rimanere nella scuola. Il sistema scolastico italiano fa acqua da tutte le parti e l’unico che non faceva acqua era la scuola elementare». Quindi, chiede Veltroni, «il governo ritiri il dl e apra un tavolo con tutti i soggetti interessati. Se così sarà, noi siamo disposti a dare il nostro contributo».

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