La recessione fa crollare i mercati: Ue in rosso

borsa06g.jpgTratto da IlGiornale: Milano – Continua l’ondata negativa di vendite. I mercati asiatici e del Pacifico sono crollati oggi sulla scia di Wall Street dopo l’annuncio dell’ingresso degli Stati Uniti nella recessione. Profondo rosso per la borsa di Tokyo che questa mattina ha chiuso le contrattazioni in picchiata del 6,35% con il Nikkei che ha perso 533,53 punti. A nulla erano servite le rassicurazioni del presidente della Fed, Ben Bernanke di un possibile nuovo taglio dei tassi Usa. Stesso scenario anche i Europa dove i principali listini segnano un profondo rosso. Il crollo del Vecchio Continente Partenza in deciso calo per le principali Borse europee in scia al tonfo questa mattina di Tokyo e ieri sera di Wall Street. A pesare la contrazione dell’attività manifatturiera registrata sia in Europa sia negli Usa e che ha nuovamente alimentato i timori di una recessione globale. Intanto ieri il presidente della Fed Ben Bernanke ha messo in guardia sul fatto che l’economia Usa resta in affanno in modo serio e che il governo dovrà essere pronto a prendere azioni decisive per proteggere i lavoratori e la crescita. Il Dax cede l’1,83%, il Cac40 l’1,86%, il Ftse100 il 2%. Fra i comparti, nuovo crollo di minerari sulla contrazione dell’attività manifatturiera, male finanziari ed energetici in scia al calo del greggio, scambiato intorno ai 48 dollari al barile, sui minimi degli ultimi 3 anni. A Francoforte in picchiata i finanziari Hypo Re (-8,8%), Deutsche Boerse (-6,4%), Deutsche Bank (-5,4%), Commerzbank (-4,9%) e Allianz (-4%). In deciso calo anche il comparto automotive con Man (-5,2%), Daimler (-3%) e Bmw (-2%), e il siderurigico Thyssenkrupp (-5,1%). In controtendenza Volkswagen (+1,4%) e Munich Re (+0,7%). A Parigi guida i ribassi il siderurgico ArcelorMittal (-6,5%), seguito dai finanziari SocGen (-5,4%), Bnp (-5,7%) e Credit Agricole (-3,8%). In positivo solo il farmaceutico Sanofi-Aventis (+0,7%). A Londra in evidenza Tesco (+6,1%) dopo conti trimestrali migliori delle attese, Stanadard Chartered (+1%), Rbos (+0,7%) e British Energy (+0,7%). In fondo al listino i minerari Xstrata (-9,3%), Rio Tinto (-8,6%), Bhp (-7,8%), l’immobiliare Taylor Wimpey (-8,1%) e i finanziari Friends Provident (-7,6%) e Old Mutual (-6,4%).

Piazza Affari in calo Prima parte della seduta negativa per la Borsa valori, che sconta il forte calo di Wall Street e il tonfo delle borse asiatiche. L’indice Mibtel segna ora un ribasso dell’1,46%, a 14.478 punti, mentre l’S&P/Mib cede l’1,57% e l’All Stars l’1,06%. In calo le banche, con Unicredit -2,1%, Intesa -1,3%, Monte Paschi -1,3%, continua il cedimento di Banco Popolare (-11,7%) dopo la mancata costituzione della j-v tra Italease e Dz Bank. Deboli gli energetici, con A2A -5,9%, Enel -1,8%, Eni -1,8%, Saipem -4,6%, tengono Terna e Snam Gas. Fiat perde il 2,4% dopo la forte diminuzione del mercato dell’auto a novembre in Italia. Telecom +0,4% nel giorno del cda che dovrà varare il piano industriale.

Tremonti: “Accelerare sui fondi” Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha espresso apprezzamento per il piano a sostegno dell’economia presentato dalla Commissione europea ma ha anche invitato ad accelerare sull’uso dei fondi comunitari. “Abbiamo apprezzato del documento iniziale europeo la tempistica – ha spiegato Tremonti al termine dell’incontro con il commissario Ue alle Politiche regionali, Danuta Hubner – e la visione di sviluppo economico ma anche di coesione sociale che è esattamente la strategia applicata nel decreto anti crisi”. Per il ministro, “l’uso dei fondi europei va anticipato, prima è meglio è – ha precisato – e va applicato in una logica di tenuta sociale che è quella degli ammortizzatori sociali e di altre strategie che dobbiamo discutere qui con la Commissione e in Italia con le Regioni”. Per quanto riguarda il problema del recupero-perdita dei fondi, Tremonti ha osservato: “È stato un pò così per tutti i Paesi, il problema c’è stato per tutti ma vorremmo che in Italia non si ripetesse più”. “Siamo venuti qui come Governo – ha proseguito Tremonti – ma come Italia, come Paese, torneremo con le Regioni che sono l’altra parte di questa discussione”. Le Regioni, ha spiegato il titolare dell’Economia, “fanno bene il loro mestiere, rivendicano le loro competenze e le abbiamo già incontrate alcune volte. Abbiamo rivendicato quello che deve fare il governo e il governo ha fatto il decreto, però sappiamo che ci sono anche le regioni e che dobbiamo discutere con loro in Italia, e soprattutto come Repubblica italiana qui a Bruxelles”. Tremonti ha quindi osservato che tutti, comprese le regioni, sono coscienti della pesantezza del debito. “Sta crescendo la consapevolezza dappertutto – ha concluso – sull’intensità della crisi e sul problema dei conti pubblici”.

La recessione affonda l’America Wall Street affonda sotto il peso della recessione americana. A poco servono le parole del presidente della Fed Ben Bernanke su ulteriori possibili tagli dei tassi per favorire la ripresa economica: il Dow Jones chiude in calo del 7,62% a 8.156,42 punti, il Nasdaq cede l’8,83% a 1.399,91 punti, mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l’8,84% a 817,01 punti. Una caduta, quella odierna, che fa bruciare agli indici americani quasi tutti i rialzi accumulati nelle ultime cinque sedute. A pesare sulla seduta è stata l’ufficializzazione dell’entrata in recessione degli Stati Uniti: il Nber, l’organismo abilitato a certificare la sussistenza di una situazione di questo tipo, ha sentenziato che gli States sono scivolati in recessione nel dicembre 2007. Al di là degli aspetti burocratici, l’economia di oltreoceano sta vistosamente soffrendo, con l’indice ISM per il comparto manifatturiero che a novembre è tracollato a 36,2, il calo maggiore dal 1982. Il pil del quarto trimestre con ogni probabilità registrerà una caduta del 5/6%. In questo contesto, il recente rimbalzo del mercato azionario ovviamente non poteva che avere i giorni contati. In pesante ribasso i finanziari: Citigroup cede il 21,83% a 6,48 dollari, Bank of America il 21,17% a 12,81 dollari, JPMrogan il 17,40% a 26,15 dollari mentre Wachovia il 22,07% a 4,38 dollari. Pesanti anche gli automobilistici, con Gm che lascia sul terreno il 12,02% a 4,61 dollari e Ford che arretra del 3,41% a 2,60 dollari. Giù i petroliferi in scia della forte contrazione delle quotazioni del greggio. ExxonMobil scende del 7,04% a 74,51 dollari.

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